Il trasporto sostenibile? Per l’Italia è ancora un’utopia

di Marco Mancini 1

Come al solito l’Italia va a due velocità su tutto, anche sul trasporto sostenibile. Secondo una nuova indagine del Kyoto Club, in collaborazione con Euromobility, le iniziative per ridurre l’incidenza di emissioni nocive dovute ai mezzi di trasporto privato sono ancora troppo poche, con pochi esempi di eccellenza, e molti casi di inefficienza. Ma stavolta questa disparità non avviene tra Nord e Sud, ma le città a trasporto eco-sostenibile sono sparse un pò in tutta Italia, a macchia di leopardo.

Il dato positivo è che queste stanno aumentando in numero ed efficienza, il che fa ben sperare per il futuro; quello negativo è che si tratta ancora di casi isolati, e che in alcuni comuni, anche capoluoghi di provincia, non si sta facendo assolutamente nulla (vedi L’Aquila, in cui bike sharing e altre iniziative non sono nemmeno state prese in considerazione, o Siracusa, in cui il livello previsto dalla legge di Pm10 è stato superato da quasi 300 giorni senza che sia stato preso alcun provvedimento).

Ancora una volta, come per molte cose, la città più “sostenibile” d’Italia si conferma Bologna. Nel capoluogo emiliano il trasporto pubblico funziona efficientemente e si sono avviate numerose iniziative per ridurre l’utilizzo delle automobili private come il bike sharing (postazioni di biciclette a noleggio sparse in tutta la città), car sharing, taxi collettivi (taxi più grandi che trasportano fino a 12 persone), mobility manager (responsabile degli spostamenti all’interno del comune) e car pooling (condivisione di auto private con più persone). Di conseguenza l’impatto del trasporto urbano sull’ambiente è a livelli accettabili, il livello di Pm10 è bassissimo e lo smog viene tenuto costantemente sotto controllo.

Ma l’Emilia Romagna non è solo Bologna, perchè tra le città migliori d’Italia compaiono anche Parma e Modena, mentre nel Nord Italia spiccano Milano (grazie all’alta concentrazione di auto Euro 4 ed Euro 5, le meno inquinanti) e Venezia (in cui andare in auto è un pò un problema). E il Sud? Ad eccezione di Bari, che sta avendo un incremento notevole negli ultimi anni di diverse iniziative (autobus a metano, navette ecologiche gratuite e bike sharing), per il resto i problemi sono sempre gli stessi: strutture obsolete, reticenza ad abbandonare la propria auto per prendere un mezzo pubblico, inefficienza di autobus e quasi totale assenza di tram.

Da migliorare c’è ancora il trasporto ciclabile, perchè va bene il bike sharing, ma se poi le biciclette non hanno un posto per viaggiare, servono a poco. E così, si legge nel rapporto, vanno ancora potenziate le piste ciclabili, diffuse solo in Emilia Romagna e carenti in quasi tutto il resto della penisola, la rete filoviaria e tramviaria (al Sud solo Napoli e Cagliari ne sono fornite), ma anche il trasporto pubblico locale, considerato il peggiore, per una volta, non nel profondo Sud, ma a Livorno e Monza. Vanno aumentate anche le zone a traffico limitato, ancora assenti in molte città italiane, e magari anche passare (dove è possibile) alle auto meno inquinanti, dato che, ad esempio, in una città come Napoli, le auto Euro 0 sono la maggioranza, e da sole provocano la maggior parte dell’inquinamento.

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