OGM e non OGM, da Bruxelles proposte ambigue

di Redazione 3

In questi giorni la Commissione Europea ha varato un piano d’intervento in materia di ogm. La proposta Ue presentata da John Dalli, responsabile alla Salute e protezione dei consumatori dà diritto agli Stati membri di vietare le coltivazioni di organismi geneticamente modificati sul proprio territorio, perché, come ha spiegato lo stesso

l’esperienza acquisita sino ad oggi nel campo degli ogm mostra che gli stati hanno bisogno di un margine di manovra maggiore per organizzare la coesistenza tra colture ogm e di altro tipo, per esempio biologiche o convenzionali.

Le autorizzazioni sulla coltivazione di ogm restano invariate, così come le misure di sicurezza riguardo alla coesistenza di colture ogm e non ogm. Dunque non ci sono cambiamenti sostanziali rispetto alla precedente direttiva 2001/18/CE, proprio per questo Greenpeace parla di passo indietro rispetto a quanto chiesto dai ministri dell’Ambiente dell’Unione europea nel 2008.

Già da parecchi anni alcuni Paesi hanno vietato le colture ogm, e ora autorizzare a farlo non porta a nulla di nuovo anzi, a detta dei ricercatori e degli attivisti di Greenpeace vengono rafforzate le procedure di autorizzazione senza tener conto dei rischi per la salute dei cittadini e per le nuove colture. E’ come dire che il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, autorizza gli stati a porre i divieti agli ogm

a patto che riducano la loro opposizione durante il processo di autorizzazione a livello europeo. Ma i divieti nazionali non possono sostituire una procedura di sicurezza scientificamente valida a livello europeo. La contaminazione da ogm non si ferma ai confini nazionali.

Francesco Ferrante, responsabile agricoltura di Legambiente, parla comunque di una piccola conquista per i cittadini dell’Unione, rispetto alle prime proposte della Commissione, anche se si può fare di meglio per tutelare la nostra salute e l’ambiente

Con la proposta di oggi, la Commissione prende atto finalmente e definitivamente che non si può imporre la coltivazione degli organismi geneticamente modificati sulla testa dei cittadini.

Eppure, continua Ferrante

I consumatori dicono chiaramente no agli ogm nei piatti e gli agricoltori hanno scelto la strada della qualità perché consapevoli che solo la tutela della salute, della tipicità dei prodotti e dei territori può garantire all’agricoltura italiana ed europea la forza per competere nel mondo globalizzato.

Soddisfatta invece la Coldiretti per la proposta della Commissione,

L’iniziativa comunitaria è una risposta alle crescenti perplessità sugli ogm in Europa dove, dopo il divieto posto anche in Germania, si sono ridotti a soli 6, su 27, i Paesi che coltivano organismi geneticamente modificati  con peraltro un drastico crollo del 12% delle semine nel 2009 che ha coinvolto tutti i paesi interessati (Spagna, Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia).

Ora la Commissione dovrà stabilire norme precise per garantire il divieto di coltivazione degli organi geneticamente modificati e impedire la contaminazione tra coltivazioni convenzionali e biologiche, perché la valutazione d’impatto non tutela in questo modo gli agricoltori non-ogm, rimandando la discussione al Parlamento.

[Foto: blogspot]

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