Orlando chiude al condono ma riapre alla manovra Monti

di Marco Mancini Commenta

Il condono edilizio non si può fare. Parola del Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando che ieri su Facebook è stato chiaro: non c’è spazio per manovre del genere. Anche se con un certo ritardo (la proposta di Francesco Nitto Palma, presidente della Commissione Giustizia al Senato, era di una settimana fa), il titolare del dicastero ambientale ha negato che si stia anche soltanto pensando di realizzare un condono tombale, come aveva chiesto Berlusconi prima e proprio Nitto Palma dopo, per mettere in regola quelle migliaia di abitazioni costruite senza le necessarie autorizzazioni, e spesso anche senza aver rispettato le norme di sicurezza.

Questa la sua dichiarazione sul social network:

E’ irricevibile qualunque ipotesi di condono edilizio .Non ci sono le condizioni neanche per ipotizzare un condono edilizio perchè il nostro territorio è già stato massacrato da interventi di consumo indiscriminato del suolo e, a maggior ragione, di interventi illegali.

Bravo Orlando, finalmente un Ministro dell’Ambiente con le idee chiare. Oppure no? Neanche il tempo di esultare per questa decisione, ed ecco che nello stesso post rovina tutto affermando che ha intenzione di continuare il lavoro iniziato dal precedente Governo (quello di Monti) che aveva preso delle decisioni positive sull’agricoltura, sostenute dall’intero Parlamento. Ma a cosa si riferisce?

All’interno della cosiddetta “manovra Monti” si trovano delle regole che riguardano questo settore che erano così positive da aver fatto letteralmente infuriare tutte le associazioni italiane di agricoltori. Prima di tutto l’ex Premier si è opposto alle legislazioni regionali che favorivano le filiere corte e la cosiddetta “agricoltura a chilometro zero”, affermando che si trattasse di concorrenza sleale perché limitava la libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione Europea; e poi ha avuto la grande idea di estendere l’Imu anche alle strutture agricole ed ai terreni coltivati, dando così il colpo di grazia ad un settore che già era in ginocchio con la storia delle quote latte piuttosto che per la concorrenza della verdura cinese venduta sottocosto.

Photo Credits | Thinkstock

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