Marea nera, operaio Bp svela i retroscena dell’incidente

di Redazione 4

La posizione della BP nel Golfo del Messico si fa ogni giorno più complicata. Come non lo fosse già abbastanza. Nelle ultime di 24 ore sono arrivate due notizie che hanno fatto tremare i vertici, e che avranno come possibile conseguenza quella di far scappare gli investitori facendo fallire definitivamente l’azienda.

La prima cattiva notizia per la compagnia britannica è che, secondo i calcoli segreti più accurati effettuati dagli esperti della società, svelati da un deputato americano, potrebbero essere persi 100 mila barili di petrolio ogni giorno se si dovessero verificare alcune condizioni sfavorevoli, come la rimozione di un pezzo dell’attrezzatura nel tentativo di tappare l’ormai tristemente famosa falla. Cifre da capogiro se pensiamo che la stima iniziale parlava di “soli” mille barili, che poi col tempo sono aumentati fino a questa conclusione. Ad aggravare la situazione probabilmente sono stati i tentativi falliti di fermare la perdita che hanno contribuito ad allargare il buco da cui sgorgano ogni giorno 15,9 milioni di litri di petrolio. Ma l’aspetto più triste di questa giornata non è nemmeno questo.

Un operaio che lavorava sulla Deepwater Horizon, Tyrone Benton, ha raccontato alla Bbc quei fatidici giorni dal primo incendio fino al disastro, con un punto di vista interno alla struttura. Benton ha spiegato che il sistema blowout preventer (Bop), quello che impedisce le fughe di gas e di petrolio, era installato sulla piattaforma, ma non fu attivato perché

avrebbe significato un’interruzione temporanea dell’attività di trivellazione sulla piattaforma, che costava alla Bp 500mila dollari al giorno.

I vertici della Bp se la cavarono inizialmente affermando che il Bop non c’era, ma se quest’affermazione di Benton dovesse essere confermata, la situazione dell’azienda ne risulterebbe molto aggravata, in quanto si tratterebbe di dolo, non più di colpa.

A causa di tutti questi aspetti negativi che si stanno inseguendo di giorno in giorno, la banca svizzera Ubs, che si occupa della gestione del colosso britannico, ha deciso di bloccare i dividendi fino al 2012, in quanto ogni centesimo guadagnato dovrà essere corrisposto allo Stato americano e alle famiglie che sono state rovinate da questa tragedia a titolo di risarcimento danni. Chissà se gli investitori, davanti alla prospettiva di non guadagnare più nulla, decideranno di scappare lasciando la Bp sola a combattere contro sé stessa. Per evitare questa fuga, la società spera di riuscire a non chiedere alcuno sforzo agli azionisti racimolando 50 miliardi di dollari, di cui 20 proverrebbero dalla cessione di attività esterne, 20 con un prestito dalle banche e 10 con l’emissione delle obbligazioni.

Sul fronte recupero del petrolio intanto, oggi le operazioni riprenderanno dopo che nei giorni scorsi erano state interrotte a causa di una tempesta che ha dovuto far sgomberare l’area, mentre ormai il governo della Louisiana ha scelto la sua strategia: affidarsi a Dio. Se finora le attività umane non hanno avuto successo, afferma il senatore Adley, non rimane che pregare che avvenga qualcosa. Ognuno fa quel che può.

Fonti: [Repubblica; Corriere della Sera]

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