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Scimmie di mare vendute come giocattoli, stavolta accade in Italia

La vendita dei crostacei non è illegale, a meno che non sia fatta contro ogni normativa e controllo. E’ quanto accaduto con le scimmie di mare, dei piccoli crostacei le cui uova vengono confezionate in Cina in bustine simili a quelle delle figurine, e poi commerciate in tutto il mondo, Italia compresa. La vicenda riporta alla mente il famoso scandalo delle tartarughe vendute come portachiavi, ma ciò che fa rabbrividire è che la moda ha oltrepassato anche i nostri confini.

Questa specie di giocattolo è stato ribattezzato Skifidol di mare, riprendendo una vecchia linea di gadget per bambini, e si compone di una bustina in cui sono presenti le uova delle scimmie di mare (nome scientifico Artemia salina), crostacei grandi pochi centimetri che sono ritenuti ideali per questo genere di traffici perché in grado di sopravvivere anche in ambienti ostili; ma anche del mangime, acqua salata e le istruzioni per far schiudere le uova e allevare gli esemplari che ne derivano. Tutto però scavaldando i controlli sanitari.

Ieri i NAS hanno sequestrato 150 mila confezioni di questi Skifidol di mare, prima che finissero nelle edicole e nei negozi di giocattoli. Ma come hanno fatto ad entrare in commercio in Italia? Pare infatti che a concedere il lasciapassare sia stato l’Istituto di Sicurezza del Giocattolo, l’ente che certifica la sicurezza degli oggetti che possono venire in contatto con i bambini, il quale però non aveva considerato le normative del Ministero della Salute, o che forse, si giustificano dalla Gedis, la società distributrice che ha subito collaborato con le autorità per toglierli dal mercato, semplicemente non ne erano a conoscenza.

Non sono stati riscontrati rischi per i consumatori, ma resta il fatto che le uova liofilizzate e il mangime contenuto nelle bustine non sono stati controllati e potrebbero essere nocivi

ha spiegato il capitano Paolo Belgi, comandante dei Nas di Milano, il quale non ha escluso un ritorno sul mercato di questi prodotti, ma soltanto dopo che questi avranno cambiato destinazione, etichettati per l’acquacoltura, in vendita nei negozi per animali dove le norme sono decisamente diverse e più stringenti rispetto a quelle di un’edicola.

[Fonte: Corriere della Sera]

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