SISTRI, tangenti e rifiuti tossici, ecco l’Italia

di Redazione 1

Sono 22 le ordinanze di arresto eseguite dalla Guardia di Finanza del Nucleo polizia tributaria sulle tangenti avute per il SISTRI, il sistema di tracciabilità dei rifiuti tossici e pericolosi. Tra gli indagati l’ex-vice ministro di Monti, l’amministratore delegato di Selex del gruppo Finmeccanica, l’imprenditore Francesco Paolo De Martino, forse gli ex-ministri dell’Ambiente Pecoraro e Prestigiacomo.

Uno scandalo tutto all’italiana verrebbe da dire anche se non si pensava si arrivasse a tanto soprattutto perché di mezzo ci sono rifiuti pericolosi e tossici da smaltire correttamente per non provocare danni all’ambiente e a noi cittadini. Per ora le persone in carcere sono solamente 3, 19 sono agli arresti domiciliari e 4 sono con l’obbligo di presentarsi agli inquirenti. Moltissime le società e i fondi scovati all’estero. Il motivo dello scandalo è nel sistema di tracciabilità SISTRI, costato allo Stato 400 milioni di euro e mai partito. Il costo iniziale del progetto ideato dalla Selex era di 146,7 milioni di euro ma poi il prezzo è aumentato fino a 400 milioni. Eppure la tracciabilità dei rifiuti tossici e periolosi non è mai cominciata nonostante i versamenti delle piccole e medie imprese, delle aziende, di centinaia di utenti, delle municipalizzate obbligate per legge a tracciare lo smaltimento dei loro rifiuti.

L’obiettivo del SISTRI era quello di combattere le ecomafie e di rendere più sicuro lo smaltimento dei rifiuti industriali e pericolosi per la tutela dell’ambiente e dei citatdini soprattutto nella regione Campania. Finora di tracciabili ci sono solo i conti e le tangenti individuati dal gruppo dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria diretto dal colonnello Nicola Altiero. Le indagini sono invece portate avanti dai pm Marco Del Gaudio, Catello Maresca e Maurizio Giordano, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco. L’inchiesta comincia nel 2007 quando una prima bozza di quello che sarebbe stato il SISTRI viene fatta dall’allora ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, a cui poi successe Stefania Prestigiacomo. Il sistema è al momento bloccato almeno fino al 30 giugno prossimo e non partirà quindi il 1 ottobre 2013 come annunciato, dopo varie proroghe, dal ministro Corrado Clini.

[Fonte: La Repubblica]

[Photo Credit | Thinkstock]

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