Il nucleare non è la risposta, parola di Rifkin

di Paola P. 7

Torna a farsi sentire Jeremy Rifkin, economista e guru internazionale dell’economia-verde, da sempre in lotta contro le lobby del nucleare. Stavolta fa sentire la sua voce all’Università La Sapienza di Roma, in cui nei giorni scorsi ha tenuto una lezione ai ragazzi della Facoltà di Scienze Politiche sull’economia internazionale.

Inevitabilmente, quando c’è lui, si finisce sempre con il parlare di nucleare, ed alla domanda se questo tipo di energia potesse essere la soluzione ai problemi energetici mondiali, la sua risposta è stata:

Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari che producono circa il 5% dell’energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe sempre di un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto sull’ambiente, si dovrebbero ridurre del 20% le emissioni di Co2, un risultato che certo non può venire da qui. Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull’ambiente bisognerebbe dunque costruire almeno 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. Ma, è evidente che questo non è possibile.

Una questione di costi e di efficienza, par di capire, ma non solo. Infatti, continua Rifkin nella sua lezione, c’è anche il problema delle scorie. Secondo i suoi dati gli Stati Uniti hanno speso 8 miliardi di dollari in 18 anni per per stoccare le scorie radioattive nelle montagne dove sarebbero dovute rimanere in sicurezza per 10 mila anni. Ma dopo pochi anni già l’area tutto intorno alle montagne è contaminata, e chissà fin dove si arriverà. In Italia, dove non ci sono queste grandi aree isolate in cui stoccare le scorie radioattive, dove le mettiamo? E’ una falsità, come afferma il Governo, che le centrali nucleari italiane avranno delle scorie di un metro cubo all’anno, è matematicamente impossibile, non succede in nessun’altra centrale nucleare al mondo, non si sa perché debba succedere da noi che non utilizziamo metodologie diverse dagli altri.

Inoltre l’uranio, secondo gli economisti, scarseggerà già intorno al 2025-2035, con difficoltà nel reperire risorse e costi di produzione energetica che balzeranno alle stelle, alla faccia del risparmio economico. Ma ancora, la pericolosità delle centrali nucleari, che seppur sono le più sicure, un solo errore può causare una strage incredibile, oppure il consumo di acqua potabile. Per raffreddare i suoi reattori nucleari, spiega Rifkin, la Francia utilizza il 40% della sua acqua potabile. A causa della siccità della scorsa estate l’acqua scarseggiò, le centrali dovettero diminuire l’erogazione di energia elettrica, molte persone subirono numerosi black-out in casa, e per questo morirono tantissimi anziani a causa del caldo. Vogliamo scommettere su cosa accadrebbe in Italia?

Fonte: [Ansa]

Commenti (7)

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