
“Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti fossero radioattivi?”
Questa la provocazione di Jeremy Rifkin, economista e scrittore statunitense, molto attento ai problemi che riguardano l’ambiente e i diritti dell’uomo. “Una fatica inutile“. E’ così che comincia la sua intervista a Repubblica, a proposito delle centrali nucleari.
Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull’ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. C’è qualcuno sano di mente che pensa che si potrebbe procedere a questo ritmo?
La soluzione a tutti questi problemi è la cosiddetta “terza rivoluzione industriale“, un sistema dove tutti i cittadini sono in grado di autoprodursi l’energia sufficiente alla sussistenza, e ciò che avanza viene reimmesso nella rete comune, come avviene più o meno con le informazioni che circolano su internet. Il problema italiano, conclude Rifkin, è solo generazionale, perchè una classe politica così anziana non può capire le innovazioni provenienti da una rete intelligente di scambio di energia, o di nuovi edifici costruiti direttamente con pannelli fotovoltaici, ma preferiscono produrre energia alla vecchia maniera, con il petrolio, il nucleare, o come voleva fare Prodi, con il carbone, come l’Inghilterra di 200 anni fa.