Disastro ambientale Ungheria, fanghi rossi nel Danubio

Torniamo ad occuparci del disastro ambientale che ha coinvolto l’Ungheria nei giorni scorsi, avvenuto in seguito allo sversamento di fanghi tossici da un impianto di alluminio a Ajka, nell’ovest del Paese. Stando agli ultimi aggiornamenti:

Tutta la fauna del fiume Marcali, quello più colpito dal disastro ecologico provocato dal fango tossico fuoriuscito dall’impianto di alluminio a Ajka, ovest dell’Ungheria, è morta. L’ecosistema del fiume è stato condannato a morte a causa del valore troppo alto del ph del fango rosso.

Un triste annuncio, quello di Tibor Dobson, portavoce della protezione civile, che fa seguito ad un bilancio ancora più drammatico e purtroppo ancora provvisorio e probabilmente sottostimato. Dobson ha parlato a Kolontar, che risulta essere al momento il comune colpito più gravemente dal disastro ecologico.

Mobilità sostenibile e misure antismog in Emilia-Romagna

Martedì scorso in Emilia-Romagna la Regione con le Province, i Comuni con oltre 50 mila abitanti, ed i Comuni capoluogo, ha siglato l’accordo per la mobilità sostenibile in virtù del quale dal prossimo 1 novembre 2010 torneranno le misure finalizzate a contrastare lo smog e ad abbattere le polveri sottili.

Trattasi di un’intesa avente una durata pari a due anni nell’ambito dall’Accordo per la qualità dell’aria che, tra l’altro, tiene conto di un Decreto legislativo dell’agosto scorso che porterà anche ad un mutamento del quadro di riferimento a livello nazionale.

OGM, insetticidi transgenici potrebbero contaminare corsi d’acqua

La polemica sui campi di OGM coltivati in Friuli derivava in misura maggiore dalla preoccupazione per la contaminazione delle colture biologiche da parte delle piante transgeniche, tanto che il blitz di Greenpeace nel campo di Vivaro, in provincia di Pordenone, nel luglio scorso, comportò l’operazione d’isolamento della parte superiore della pianta di mais, per evitare che il polline si diffondesse.

E mentre gli esperti si interrogano sulla possibilità di una coesistenza tra colture biologiche e geneticamente modificate, un nuovo studio analizza un altro genere di contaminazione: quella dei canali agricoli. A realizzarla l’ecologista Jennifer Tank, dell’Università di Notre Dame, che ha accertato, insieme ai suoi colleghi, la presenza di materiali transgenici da sottoprodotti del mais, anche sei mesi dopo il raccolto nel Midwest.

Inquinamento, il boom di auto in Cina rischia di far collassare il mondo

Oltre 200 milioni. A tanto ammontano le stime degli esperti sui proprietari di automobili in Cina entro il 2020. Una vera e propria esplosione che potrebbe provocare pericoli per la sicurezza energetica e le questioni ambientali che ha dovuto riconoscere persino Wang Fuchang, direttore del Dipartimento delle Infrastrutture industriali nell’ambito del Ministero dell’Industria e dell’Information Technology cinese.

Promuovere l’efficienza energetica delle automobili tradizionali e la produzione di automobili alimentate dall’energia alternativa sono diventate una questione urgente che l’industria automobilistica mondiale deve affrontare, e questo allarme potrebbe accelerare il cammino verso una soluzione.

Applicazione Android ti dice quant’è inquinata l’aria con una foto

Ultimamente si sente spesso parlare di strane applicazioni per smartphone, tra cui quelle che tramite sensori di qualità dell’aria possono tirar fuori le più assurde informazioni, ma finora nulla di concreto (o molto poco) si è realizzato. Ma una nuova applicazione per cellulari potrebbe portare a misurazioni della qualità dell’aria in tempo reale in una maniera ancora più semplice del previsto: tramite una normalissima foto.

I ricercatori della University of Southern California hanno creato l’applicazione Visibility per gli smartphone Android, che richiede solo una rapida istantanea dello skyline per dirvi se l’aria nella vostra città sia sicura da inalare o no.

Acidificazione degli oceani mette a rischio i molluschi

L’acidificazione degli oceani potrebbe causare un declino su scala globale dei molluschi. A supporlo un recente studio effettuato da due scienzati della Stony Brook University, pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, PNAS.
Stando a quanto affermano i due studiosi, a causa dei livelli crescenti di anidride carbonica (CO2), potrebbe verificarsi una diminuzione globale di vongole, capesante e altri frutti di mare, andando ad interferire con lo sviluppo delle larve dei crostacei.

Il professor Christopher J. Gobler e Stefano C. Talmage della School of Marine and Atmospheric Sciences della Stony Brook hanno condotto degli esperimenti per valutare l’impatto, presente, passato, e futuro, dell’acidificazione degli oceani sulle larve di due crostacei: il mollusco duro (Quahog del Nord), e il canestrello dell’Atlantico. La capacità di entrambi di produrre gusci dipende in parte dal pH delle acque oceaniche. Studi precedenti hanno mostrato che gli incrementi nei livelli di CO2 nell’atmosfera possono abbassare il livello di pH degli oceani, rendendolo più acido.

Fiumi a rischio inquinamento e sfruttamento intensivo

I fiumi sono a rischio e soffrono, è questo l’allarme lanciato da un gruppo di ricercatori del City College di New York. La salute dei fiumi è minacciata dall’inquinamento e dal fatto che sono sfruttati intensamente. L’80% della popolazione mondiale vive presso corsi d’acqua di piccola o grande ampiezza e li ha trasformati in base alle sue esigenze: dighe, pompe per l’agricoltura, inquinamento delle acque e inserimento di specie invasive per ripopolare la fauna acquatica.

L’acqua dei fiumi è la nostra risorsa più preziosa, indispensabile per la vita di esseri umani, di animali e di piante, dell’intero ecosistema terrestre, ricordano gli studiosi americani, ma il loro stato di salute è minacciato dall’uomo, dai circa 5 miliardi di persone che sfruttano le loro acque, mettendo a rischio il 65% degli habitat fluviali del mondo e la sopravvivenza di migliaia di specie animali ed acquatiche.

Le aree più inquinate al mondo? L’Africa e l’Asia orientale

Se si pensa alle nazioni più inquinate al mondo, vengono automaticamente in mente la Cina e gli Stati Uniti. Ma queste sono sicuramente le più inquinanti, non le più inquinate, in quanto diversi fattori atmosferici, primo fra tutti il vento, spostano l’aria “malata” in altre zone.

Gli scienziati conoscono da tempo l’impatto potenzialmente letale dell’inquinamento atmosferico, ma fino ad ora un calcolo globale preciso era fuori portata. Con le nuove immagini satellitari, tuttavia, i ricercatori hanno finalmente dato la prima occhiata a come il particolato è distribuito in tutto il mondo, e i luoghi dove l’inquinamento dell’aria era stato difficile da misurare con precisione a causa dell’arretratezza tecnologica. Un passo importante verso una migliore comprensione di un problema che gli epidemiologi dicono contribuisce a milioni di morti premature ogni anno.

Smog, tra le città più inquinate d’Europa 17 sono italiane

Che le città italiane fossero tra le più inquinate d’Europa (e forse del mondo) lo sapevamo già. I giorni in cui l’inquinamento superava i limiti consentiti dalla legge erano troppi e lo sono stati per molti anni, ma secondo l’ultima rilevazione Istat proveniente dal database Airbase dell’Agenzia europea per l’ambiente, la situazione è peggiore di quanto si potesse pensare.

Secondo quanto rielaborato dall’Iss (Istituto superiore di Sanità) in occasione della Settimana europea della mobilità, delle 30 città europee più inquinate, ben 17 sono italiane, con il nostro Paese che ne presenta ben tre tra le prime quattro. La città che in tutta Europa ha la qualità dell’aria peggiore è Plovdiv, in Bulgaria, ma al secondo, terzo e quarto posto troviamo Torino, Brescia e Milano. Un record di cui andare davvero poco fieri.

Amianto nel Parco Naturale dei Monti Lucretili, 5 tonnellate abbandonate in mezzo alla natura

Una discarica abusiva di circa 5 tonnellate di amianto è stata scoperta nel Parco Naturale dei Monti Lucretili, un’area protetta che si estende per 18.000 ettari a Nord- est di Roma e che comprende 13 comuni tra le province della Capitale e di Rieti.

Il ritrovamento è stato fatto grazie ad un’azione congiunta tra i guardiaparco del distaccamento di Orvinio e i carabinieri di Licenza, due dei comuni del Parco Regionale. L’operazione di individuazione delle discariche è risultata molto complessa perché il materiale imballato, ed estremamente pericoloso, è stato abbandonato in 11 diversi siti lungo un tratto di 12 km, localizzati tra il km 24.400 e il km 36.200 della strada Licinese che collega i comuni di Licenza, Orvinio e Percile.

Inquinamento, pronti progetti per dimezzare la CO2 degli aerei entro il 2050

La riduzione dell’inquinamento è diventata la priorità per la maggior parte delle organizzazioni e dei Governi mondiali, e così non poteva mancare l’apporto di uno dei settori a più alto tasso di emissioni di CO2, quello aereo. Nell’attesa di poter testare finalmente i velivoli puliti, come quelli solari in fase di sperimentazione in questi ultimi tempi, oppure quelli alimentati da biocombustibile, l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile ha stabilito nuove norme a cui tutte le compagnie aeree dovranno adeguarsi.

L’aspetto più importante è che si punta alla riduzione delle emissioni di CO2, la quale mira a dimezzarsi entro il 2050 rispetto ai dati del 2005. Per raggiungere tale obiettivo, i responsabili del settore hanno deciso di puntare principalmente sull’efficienza dei carburanti che devono migliorare le loro prestazioni dell’1,5% all’anno fino al 2020, per poi tentare lo sprint finale negli ultimi 30 anni.