Dopo il motore ad acqua arriva da San Diego il motore ad alghe

di Redazione 3

La ricerca di combustibili alternativi al petrolio è uno dei rami più fertili dell’innovazione tecnologica degli ultimi tempi.
Mettere a punto biocombustibili validi è il primo passo per liberarsi dalla dipendenza dall’oro nero e dalla grave crisi economica, nonchè l’unica via possibile per salvare il Pianeta e l’uomo dai devastanti effetti dell’inquinamento.

L’utilizzo di biomasse e di fonti di energia pulita per produrre carburante si prospetta dunque come un percorso quasi obbligato.
L’ultima novità arriva da San Diego, in California, dove è stato ideato un motore ad alghe.


L’azienda californiana Sapphire Energy ha provato ad utilizzare le alghe per produrre combustibile.
Il processo di raffinazione avviene negli stessi impianti per la raffinazione del petrolio, e utilizza luce solare, acqua non potabile, alghe e anidride carbonica per ottenere il biocarburante.
Il carburante così ottenuto prende il rassicurante nome di green crude, greggio verde, musica per le orecchie degli ambientalisti.

In realtà l’dea di utilizzare le alghe per la produzione di combustibili non è poi così nuova: già la Shell aveva annunciato tempo fa di avere in mente un progetto simile e di voler costituire un laboratorio di ricerca alla Hawaii, ma non se ne fece più nulla, e l’azienda fu accusata di greenwashing, operazione di ricostituzione dell’immagine attraverso iniziative ecologiche.

Inoltre che si impieghino le alghe per produrre combustibile non dovrebbe sembrare poi così strano, dal momento che esiste una forte relazione tra le alghe e il petrolio.
Forse non tutti sanno che la formazione dell’oro nero proviene da un processo di decomposizione di sostanze organiche provenienti da organismi acquatici del regno animale e vegetale, incluse dunque le alghe.

L’azienda californiana non lascia trapelare notizie sul processo che dovrebbe portare dalle alghe al combustibile, ma afferma che nel giro di tre anni sarà tutto ultimato e il green crude diventerà il nuovo biocarburante per gli ecoveicoli. Ce lo auguriamo anche noi!

Commenti (3)

  1. …Davvero funzionerà la “benzina rinnovabile” a base di alghe? Finora i tentativi per produrre biocarburante con le alghe hanno dato risultati scarsi, e a caro prezzo…
    Questa è la coda conclusiva dell’articolo indicato. E a tutt’oggi nulla ha confutato posibilità più ottimistiche in tal senso, al contrario si continua a spendere e spandere su soluzioni già da tempo sperimentate e accantonate proprio perchè non sono a vantaggio del rapporto risparmio energetico-guadagno intrinseco. Soprattutto quando uan cosa di questo genere viene da fonti interne ai produttori di combustibili fossili, che tutto fanno tranne quello di pensare al risparmio per le masse…le biomasse sono affari d’oro, per loro.
    20anni fa si utilizzava la colza, ma lasciamo perdere i discorsi sul “rubare” terreno all’agricoltura. Nessuno si ricorda che la produzione agroalimentare dei nostri giorni è in ESUBERO. I depositi sono stracolmi di derrate alimentari che stanno andando in decomposizione solo perchè il mercato è saturo. Cosa stano facendo, allora? Si sta parlando anche di questo da un ventennio: come distruggere quello che esiste per mantenere il mercato in continua rischiesta. Le leggi che governano il MEC dicono che NON si può produrre PIU’ di tot. per nazione, e quello che non produci (ma che potresti fare) DEVI comprarlo dalle confinanti, meglio se più distanti così i costi levitano per i trasposrti usati. Un piccolo esempio, in Italia si producono migliaia di tonnellate di agrumi in eccesso (per il mercato interno) e. paradosso dei paradossi, NON è possibile nemmeno REGALARLI a chi ne ha bisogno (il terzo mondo, per esempio, o gli ospedali, gli ospizi,etc…) e non ha nemmeno i soldi per comprarli. Vi dice niente una cosa del genere? se non vi dice niente, è totalmente inutile sprecare altro tempo…
    Le leggi del mercato sono uguali nel campo finanziario, nel mondo reale è tutt’altra cosa. Tornando ai combustibili, stanno cercando di “rubare” le informazioni riguardanti l’utilizzo che stanno facendo dei rimasugli della lavorazione petrolifera da aggiungere (come ingrediente segreto) alle alghe, per dare un tono nobile a questa “ricerca” verso le energie alternative. Visto che le plastiche (primo prodotto dei petroderivati) sono ormai obsolete e ricavabili in tempi più brevi ed economicamente vantaggiosi (sempre priorità al portafoglio). Per chi non lo sapesse la plastica era già stata inventata nel 1620 (la chimica era studiata anche allora, ma faceva parte dell’alchimia…cosa da stregoni per oggi come ieri) e scartata come cosa inutile e di nullo interesse(per quei tempi, ovviamente).
    Khimeia significa fondere e Al Kemi arte Egizia: sperimentare a livello scientifico, ricordiamo che le scienze erano in mano ai religiosi, i quali hanno la tendenze a tenere per se rivelazioni che gli umani non possono conoscere per ovvi motivi…
    la maggior parte delle scienze oggi sono in mano alle industrie farmaceutiche che sono direttamente in contatto costante con le industrie chimiche, a voi il resto.

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