
Non sappiamo guidare; o, – per dirla in termini più gentili – siamo abituati ad uno stile di guida che non si è evoluto rispetto alla produzione automobilistica ed alle nuove esigenze relative ad ambiente e consumo. Potrebbe essere riassunta così l’idea di base su cui si è sviluppata Martedì 28 Novembre, presso l’Autodromo di Modena, la presentazione del nuovo modello ibrido di Mercedes-Benz, la E 300 BluTEC Hybrid: necessità di guidare con minor consumo e minore impatto ambientale, senza rinunciare al piacere della guida.
Guidare green nel posto giusto: così, quale miglior location per la presentazione di un modello d’auto ibrido se non l’Autodromo di Modena? Proprio la struttura, realtà che raccoglie il testimone dello storico circuito della città , è infatti impegnata in prima linea nell’abbattimento delle emissioni ambientali, e mira a diventare il primo autodromo ad impatto zero, o quasi. Non a caso un accordo col Ministero dell’Ambiente ha suggellato questo obiettivo.
Le attività e gli eventi “green” dell’autodromo sono stati esposti da Livio Grassi, socio della compagnia a cui fa capo l’Autodromo, che ha aperto l’incontro sottolineando quanto sia necessario, in questo mondo sempre più – necessariamente – eco-friendly, educarsi ed educare alla buona guida “sostenibile”. Interesse che l’autodromo soddisfa organizzando, tra i suoi corsi “alla guida sicura”, anche specifici eventi su circuito aperti a tutti (neopatentati, conducenti di veicoli pesanti, e così via) capaci di veicolare l’idea che guidare a impatto ambientale minore non vuol dire sacrificare la guida, anzi.
Su questa linea si è inserito, nel prosieguo della mattinata, il direttore al marketing aziendale di Mercedes-Benz Italia Eugenio Blasetti, che è entrato nel cuore dell’evento con una breve presentazione del prodotto clou della giornata, ovvero il nuovo ibrido made by Mercedes, la E 300 BlueTEC (Hybrid, of course).
La vettura si incastra perfettamente nel progetto imprenditoriale che Mercedes ha dovuto intraprendere necessariamente da un paio di anni, ovvero la spinta alla ricerca e sviluppo di modelli automobilistici capaci di integrare le esigenze tradizionali di chi cerca il piacere di guida di questi veicoli con quelle prettamente ambientali e di consumo. 
Sviluppo che ha visto comparire sul mercato una serie di prodotti destinati a fasce d’utenza differenti (uso cittadino, uso extra-urbano, percorsi a lunga percorrenza), e ne vedrà altri nei prossimi anni.
Da questo punto di vista, la nuova Classe E Hybrid abbraccia più bacini d’utenza potenziali, presenandosi come automobile poliedrica nel potenziale utilizzo. Classe E modellata e progettata sulla strategia BlueEfficiency di Mercedes-Benz, col fine di ridurre le emissioni inquinanti (e i dati danno ragione agli ingegneri dell’azienda: sulla serie 124, ad esempio, dal 1995 al 2012 si è passati da 230 g/KM di CO2 a 150 g/Km, con una riduzione media del 35% delle emissioni). Classe E che può vantarsi di essere, al momento, l’ “unico ibrido diesel della categoria”, e che grazie alla tecnologia ibrida può esser definita come la “berlina premium più efficiente al mondo”.
Dettagli ingegneristici a parte (i più curiosi potranno rivolgersi, da questo punto di vista, alla completa recensione su strada realizzata da UltimoGiro), la cosa fondamentale da sottolineare in questo nuovo modello Mercedes è certamente il motore elettrico da 20kW, dotato di efficienti batterie a litio ad alto voltaggio ed installato senza sacrificare troppo la componentistica del motore “classico” (100 kg e “soli” 65 cm in più nel vano motore). Insomma, un motore che – almeno secondo le stime della casa produttrice – può far raggiungere i 24 km a litro mantenendosi su emissioni di CO2 di 107 g/Km, con un risparmio medio del 26% sui consumi; più economica e più pulita: insomma, l’obiettivo dell’auto del futuro.
La E 300 BlueTEC dispone di una serie di funzionalità ottimizzate a risparmiare sui consumi: dalla modalità “sailing“, che permette al motore elettrico di sostenere il veicolo per brevi periodi di “assenza di carburante”, alla funzione Boost che ricarica il motore in specifici tratti del percorso, fino al recupero dell’energia spesa in fase di frenata; non manca, ovviamente, l’ormai classico sistema Start/Stop, che sta (per fortuna) ormai trovando collocazione nella gran parte dei modelli automobilistici, anche a livello delle fasce più basse. Insomma, tecnologie nuovissime integrate con quelle ormai radicate nei modelli eco degli ultimi tempi, al fine di creare un connubio sinergico per poter inquinare meno e risparmiare di più.
Tecnologia che ci viene in aiuto, dunque, ma non basta.
Per poter, infatti, effettivamente raggiungere l’obiettivo di “guidare green” è necessario anche educare alla guida; perlomeno, il motore fa certamente la sua parte, ma per ridurre la produzione di CO2 – a parte migliorare l’efficienza dell’engine – c’è solo un modo: guidare con la giusta tecnica.
E’ quindi in questo ambito che si può tracciare una breve guida ecocompatibile al corretto uso delle tecnologie ibride (l’Autodromo ha offerto in occasione dell’evento alcune linee guida); insomma, tecnologia sì, ma inutile se non la si sa utilizzare al meglio. 
Migliorare il comportamento e la consapevolezza tecnica di guida dovrebbe rappresentare una delle prerogative per il guidatore del futuro; è quindi questo il senso generale con cui si apriva l’articolo, sottolineando come “guidiamo male” (per essere nel 2013) perché – in fondo – si insegna e si acquisice esperienza alla guida seguendo modelli ormai vecchi, di certo non compatibili con i temi ecosostenibili.
Ed ecco, dunque, un pratico decalogo dell’ecodriving, tanto semplice quanto funzionale nell’ottimizzazoine del consumo e nella minimizzazione dello spreco; si va dal guidare in modo fluido (senza brusche accelerate e frenate) alla rimozione dei pesi ingombranti come portapacchi e portasci, passando per il regolare controllo della pressione degli pneumatici e dal mantenimento costante della distanza di sicurezza.
Con tutta questa serie di considerazioni, dunque, ci siamo approcciati alla prova su strada del modello ibrido. Premettiamo da subito che la E 300 (abbiamo provato la versione station wagon), pur con dimensioni certamente non contenute, si è comportata davvero bene sulla pista: due guide su circuito (con alcuni elementi posti a “simulare” una guida cittadina, come dossi o segnali di STOP), una in modalità “normale” (o “poco ragionata”, se la si vuol così definire, sulla base delle precedenti considerazioni) ed una in modalità ECO, supportati dalle funzionalità del motore ibrido, ci hanno fatto capire in poco tempo che la scelta dell’ibrido non sacrifica il piacere della guida, affatto. (Come già detto, comunque per una recensione completa e competente, basta spostarsi su UltimoGiro).
Ottimi risultati li abbiamo raggiunti anche nel vero e proprio “test pratico”: chi scrive può felicemente vantarsi di essere stato uno fra i più virtuosi al termine delle prove (come si dice, la fortuna del principiante), passando da un consumo medio di 14,4 a 8,8 L/100Km e vedendo anche aumentata, dal primo al secondo giro, la velocità media. Insomma, un risultato che, pur ottenuto in condizioni certamente non tradizionali quali possono essere quelle di un circuito, dimostrano che la tecnologia e gli investimenti verso la minimizzazione dei consumi possono effettivamente ripagare con un notevole risparmio; risparmio che è, ovviamente, anche sulle produzioni di CO2 e corpuscolato.
Certamente quando si parla di una vettura ibrida come la E 300 di Mercedes-Benz ci si rivolge ad un utenza specifica, ma il fatto che la casa produttrice tedesca abbia puntato da tempo nella conversione “ecologica” dei motori di tutte le sue fasce fa capire quanto sia diventato, ormai, importante il tema del green-driving. Con la speranza che la diffusione sempre maggiore di modelli ibridi possa fare da stimolo alle case concorrenti, per un futuro mercato dell’auto sempre più sostenibile, si può però già sottolineare come il muoversi sempre maggiore nelle acque della produzione automobilistica “green” possa contemporaneamente illuminare “coscienze automobilistiche“: uomo e macchina come un tutt’uno nel raggiungere l’obiettivo “verde” comune. E se la macchina continua ad andare avanti, perché noi guidatori dobbiamo rimanere indietro? Perché non approfittare già da subito per imparare a guidare, effettivamente, “meglio“?










