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Italia: ritorno al nucleare? Tutte le cose da tenere bene a mente.

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In Italia, si torna a parlare di nucleare dopo le dichiarazioni del Ministro Scajola circa la costruzione, nel nostro paese, di centrali nucleari di nuova generazione. Il nuovo governo Berlusconi auspica un ritorno al nucleare per fronteggiare la debolezza strutturale di cui è affetto l’approvvigionamento energetico dell’Italia che è costretta ad acquistare all’estero l’energia di cui necessita. In seguito al referendum popolare del 1987, l’Italia ha chiuso le sue centrali nucleari e, ad oggi, è uno dei pochi paesi a non possedere il nucleare.

Vi sono nel mondo, attualmente, secondo International Atomic Energy Agency, 439 reattori nucleari funzionanti e 34 sono ancora in fase di costruzione. L’energia generata da questi reattori è pari al 17% della produzione mondiale di elettricità, ed il maggior produttore di energia da nucleare sono gli USA con i loro 104 reattori. Nell’Unione europea 15 dei 27 Stai membri hanno impianti nucleari, tra questi la Francia è il paese che ne ha di più (59 più uno, quello di Flamanville, in costruzione).


Il motivo per cui l’Italia e altri paesi come la Svizzera e l’Austria hanno rinunciato al nucleare è quello del costo economico, collegato ai problemi relativi alla sicurezza degli impianti e alla gestione delle scorie nucleari. I costi operativi per una centrale nucleare sono elevati e crescono man mano che gli impianti invecchiano. L’altro grande problema difficile da risolvere è quello della conservazione delle scorie radioattive prodotte dai reattori. Questi rifiutidevono essere immagazzinati, per lungo tempo, in modo da evitare dispersioni nell’ambiente. Le centrali nucleari, inoltre sprigionano piccole dosi di radioattività che, nel lungo periodo, possono arrecare danno agli essere viventi. Frequenti sono anche le fuoriuscite accidentali di radioattività, provocate da guasti o incidenti come avvenne nel 1979 a Three Mile Island in Pennsylvania o nel 1986 a Cernobyl in Ucraina. Molto rischiosi sono anche l’uso e il trasporto via mare di scorie nucleari che, in seguito ad un incidente, potrebbero riversarsi in acqua con notevoli danni per l’ecosistema.
Infine, un ulteriore problema deriva dal fatto che, poiché nel ciclo di sfruttamento dell’uranio non esiste una netta distinzione tra uso civile e uso militare del materiale fissile, i paesi che entrano in possesso di tecnologie nucleari possono servirsene per la costruzione di armi nucleari.

Per tutti questi motivi è bene che il governo italiano rifletti a fondo sul da farsi, senza prendere decisioni affrettate e, soprattutto, ascoltando il parere del popolo che già una volta ha detto No al nucleare.
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