Nuove indicazioni su sostenibilità ambiente e sistema alimentare oggi

Il sistema alimentare globale rappresenta oggi una delle sfide ecologiche più urgenti, essendo responsabile di oltre un terzo delle emissioni mondiali di gas serra di origine antropica. Oltre al clima, la produzione di cibo incide pesantemente sull’erosione della biodiversità, il consumo di suolo e acqua e l’eccesso di nutrienti (azoto e fosforo) negli ecosistemi.

sistema alimentare

Occhio al sistema alimentare ed al rapporto con la sostenibilità ambientale

Alla luce di questi dati, sorge una domanda fondamentale: i prezzi degli alimenti dovrebbero riflettere il loro reale impatto ambientale? Una ricerca pubblicata su Nature Food ha esplorato come i segnali di prezzo possano orientare il mercato verso scelte più sostenibili. Gli studiosi del Potsdam Institute for Climate Impact Research hanno analizzato le spese delle famiglie nei 27 Stati membri dell’UE, proponendo due modelli di adeguamento dei prezzi basati sull’impronta ecologica.

Il primo punto riguarda l’eliminazione delle agevolazioni IVA sulla carne. Infatti, attualmente, la produzione di derivati animali è responsabile del 60% delle emissioni del settore alimentare. Nonostante ciò, 22 Paesi UE (Italia inclusa) applicano aliquote IVA ridotte sulla carne, equiparandola a beni di prima necessità. Secondo lo studio, applicare l’aliquota standard porterebbe a una riduzione dell’impatto ambientale tra il 3,48% e il 5,7%, con un costo aggiuntivo contenuto per le famiglie (circa 26 euro annui).

Il secondo modello riguarda l’imposta ambientale differenziata. In quest’altro caso un sistema più granulare prevedrebbe una tassa tarata sulle emissioni effettive di ogni prodotto. Un sovrapprezzo di circa 52 euro per tonnellata di CO2 equivalente otterrebbe risultati simili alla riforma dell’IVA, ma con una maggiore precisione scientifica.

Sebbene tassare i prodotti meno sostenibili sia una via necessaria, i ricercatori sottolineano l’importanza della sostenibilità sociale. Per non gravare eccessivamente sui bilanci familiari, entrambi gli scenari dovrebbero prevedere dei rimborsi fiscali o compensazioni dirette. Con un sistema di rimborsi adeguato, la spesa netta aggiuntiva per una famiglia media si ridurrebbe a circa 12 euro all’anno.

In conclusione, la riforma dei prezzi non mira solo a punire i consumi meno ecologici, ma a riequilibrare un sistema in cui i costi ambientali sono attualmente “esternalizzati” sulla collettività. Integrare l’impatto ecologico nel carrello della spesa è un passo politico complesso, ma fondamentale per garantire la resilienza degli ecosistemi futuri.

L’idea non risulta essere così malvagia, anche se bisogna come sempre provvedere a sostenere quelle fasce sociali decisamente più deboli. Se si tassa il cibo è chiaro come ci sia la necessità poi di aiutare chi ha maggiore difficoltà nel fare la spesa. Va bene salvaguardare l’ambiente, ma non creando difficoltà economiche serie per chi ci vive.

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