Rinnovabili, in Europa +54% in 10 anni

di Redazione Commenta

Ottime notizie: l’industria delle rinnovabili non conosce crisi. Secondo i dati elaborati dall’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), e presentati martedì a Roma, negli ultimi 10 anni nell’area Ue la produzione di energie rinnovabili è aumentata del 54%, raggiungendo nel 2008 un invidiabile 16,4% di copertura del fabbisogno totale.

Ottime notizie, le quali si inseriscono in un contesto di ritorno al ricorso alle energie inquinanti (petrolio e carbone) o potenzialmente pericolose come il nucleare. Se negli anni passati, in cui la coscienza verde era pressoché inesistente e i costi delle tecnologie pulite erano piuttosto alti, la produzione è salita, vuol dire che ora che la situazione è cambiata, c’è la possibilità di aumentare quel 16,4% fino al superare il 20, 30 o anche il 50% del fabbisogno. Dunque che bisogno c’è di tutte queste energie sporche?

Secondo i dati del Rapporto, gli incentivi statali (che purtroppo in Italia stanno cominciando a calare) sono stati il miglior motore di questo sviluppo, portando ad un livello molto incoraggiante. Si legge infatti che

Nel settore fotovoltaico la nuova capacità installata nel solo 2009 (574 MWp) è stata largamente superiore a quella cumulata complessivamente fino all’anno precedente (458 MWp), facendo superare la soglia di 1 GWp. Quanto all’eolico l’Italia risulta il terzo Paese in Europa nel 2009 sia per nuova potenza installata (1.113 MW) che per potenza cumulata (4.850 MW).

Numeri che fanno piacere, ma che stridono con quelli riguardanti le altre forme di energia rinnovabile come le biomasse ed il solare termico, in cui siamo ancora indietro rispetto a molti altri Paesi europei. Per quanto riguarda quest’ultima forma infatti l’Italia è solo al quattordicesimo posto nel Continente, con quantità oltre 10 volte inferiori alla capolista Austria.

I numeri sono però incoraggianti, tanto da far predire all’Enea che in futuro, all’incirca entro l’anno 2040, lo sviluppo e la diffusione di queste tecnologie porterà addirittura a dimezzare la quantità di emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 2005, già con risultati soddisfacenti nel 2020. Le potenzialità maggiori provengono dai biocombustibili e dalle auto elettriche che stanno prepotentemente entrando nel mercato, le quali si spera potranno contribuire ad abbattere quel tremendo 50% di importazioni di materiali dall’estero (specialmente di petrolio) che diventa ridicolo se messo a confronto con il dato dell’Unione Europea: solo 12%.

Fonte: [Ansa]

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