Decreto fonti rinnovabili: Aper, un’occasione sprecata

di Redazione 4

Sono passate poche ore dal via libera, da parte del Consiglio dei Ministri, all’approvazione del Decreto legislativo sulle rinnovabili che recepisce la relativa direttiva comunitaria. Non c’è stato quel “disastro” che la filiera delle imprese delle rinnovabili, ed in particolare del fotovoltaico, aveva temuto, ma in ogni caso proprio per gli impianti solari resta tutto in sospeso e rinviato a giugno 2011 per quel che riguarda nuove regole ancora tutte da definire e che, di sicuro, saranno oggetto di continue revisioni ed aggiustamenti durante per le prossime settimane.

L’APER, Associazione Produttori Energia da fonti Rinnovabili, alla luce del nuovo Decreto sulle rinnovabili licenziato dal CdM, parla di un’occasione sprecata al fine di andare a sostenere realmente il settore. In particolare, sebbene siano state accolte alcune istanze formulate dagli operatori, per l’Associazione sul nuovo Decreto poche sono le luci e molte le ombre per un provvedimento che nel complesso ha disatteso le grandi aspettative di tutte le imprese che operano in Italia nella filiera delle fonti rinnovabili.

Secondo l’APER trattasi non solo di un’occasione sprecata, ma anche di un provvedimento che introduce ulteriori elementi di incertezza visto che la definizione del valore degli incentivi, come sopra accennato, è stata infatti rinviata a disposizioni di natura attuativa futura. L’Associazione con una nota ufficiale, pur volendo rinviare ogni commento ad altra occasione, non ha comunque non potuto porre l’accento sul fatto come l’attuale Governo in carica voglia a conti fatti andare a cambiare le carte in tavola quando la partita è già iniziata.

In altri termini, le imprese della filiera delle rinnovabili hanno effettuato anche in tempi di crisi ingenti investimenti sulla base di livelli di incentivazione che sembravano certi e che ora sembrano essere a rischio. Con la conseguenza non solo del rischio di blocco dei futuri investimenti, ma anche di far entrare in crisi imprese delle rinnovabili che fino ad ora sono state solide e in crescita.

Commenti (4)

  1. Gentile redazione di Ecologiae,

    premetto che la mia società è quella che ha scoperto i falsi certificati di origine dell’energia di importazione ( Report di fine novembre 2010- vedasi news sul nostro sito http://www.esperia-energy.it).
    Ho letto il vostro interessante articolo sul nuovo decreto delle fonti rinnovabili e sulla protesta dei produttori di elettricità verde.

    Il governo, come al solito, adotta le direttive comunitarie ( in questo caso la n. 28 del 2009) con uno spirito troppo autoritario che si evidenzia nella grave omissione, rispetto al testo della direttiva, che riguarda la costituzione di un vero mercato.

    Lo abbiamo evidenziato nella lettera aperta inviata ieri ai due ministri interessati, (di seguito nella mail) , trasmessa per conoscenza , oltre che al presidente della repubblica, anche ad alte cariche dello stato, compresi i senatori e gli onorevoli che stanno conducendo con noi questa battaglia con interrogazioni, ignorate totalmente dal governo.

    Tale omissione danneggia fortemente il consumatore e i produttori di energia verde.

    La direttiva vuole aprire un libero mercato dell’energia rinnovabile ed eliminare il falso mercato ancora riproposto dal governo.

    Con il libero mercato non ci sarebbero più queste proteste degli imprenditori circa i limiti imposti ai loro investimenti.

    Ogni produttore di energia verde avrebbe come unico limite il collocamento dei nuovi certificati verdi che sarebbero comprati direttamente dai consumatori, eliminando l’intermediazione inefficiente del GSE e dei grandi produttori.

    Noi abbiamo, come fornitori di energia elettrica ai cittadini italiani, due obiettivi fondamentali:

    1. rendere finalmente il consumatore consapevole di quello che paga e dirgli quanta energia verde supporta,

    2. eliminare gli insopportabili “costi di intermediazione” (chiamiamoli cosi) del Gse, degli oligopolisti elettrici, degli esportatori stranieri (oligopolisti transalpini) che la fanno da padrone nella gestione di questi 4 miliardi di euro che tira fuori il cittadino. Tali “costi” impediscono di fatto la creazione di una consistente produzione di elettrica verde.

    Noi stiamo organizzando insieme ai senatori e deputati coinvolti, al di là degli schieramenti politici, un convegno presso la Camera dei deputati. La nostra responsabile della comunicazione Valeria Vaiano tel 338 5308336 [email protected], valeria.vaiano @esperia-energy.it è a disposizione per l’invio di una presentazione in power point.

    Cordialità

    Filippo Giusto

    Filippo Giusto
    0039 3357816016
    Esperia SpA
    Via Larga 7
    20122 Milano
    0039 02 45477562
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    Lettera inviata da Esperia ai ministri interessati

    Lettera aperta al ministro dell’ambiente ed al ministro dello sviluppo economico

    inviata per conoscenza

    Al presidente della Repubblica

    Al Presidente della Camera

    Al Presidente del Senato

    Al presidente della Corte dei Conti

    ai senatori Francesco Ferrante, Della Seta, De Luca,

    al deputato Aldo Di Biagio,

    in merito al nuovo decreto sulle fonti rinnovabili

    Il consumatore sostiene le fonti rinnovabili

    senza conoscere l’onere che paga e la quantità di energia verde che promuove.

    L’esempio emblematico dei falsi certificati di origine.

    Gentile signora ministro Stefania Prestigiacomo e gentile signor ministro Paolo Romani,

    nella lettera inviatavi a gennaio, ma rimasta a tutt’oggi inevasa, noi abbiamo ribadito la falsità dei certificati con cui gli stranieri assicurano, appunto falsamente, che l’elettricità importata è prodotta solo da fonti rinnovabili.

    In questi ultimi dieci anni, i consumatori italiani hanno pagato, occultati in bolletta, non meno di 500 milioni di euro, per questi inutili certificati, con la prospettiva di pagarli anche quest’anno, visto che nessuna autorità sembra preoccuparsi di tutelare il cittadino.

    Tale pagamento ha provocato un evidente danno erariale.

    A fronte di tale evidenza, scoperta dalla trasmissione Report di fine novembre 2010, il nuovo decreto non affronta, né la dichiarazione di falsità di tale decennale certificazione, né la riparazione dell’ingente danno che ha subito il consumatore italiano.

    Nel decreto il consumatore è trattato come il “pagatore” che sostiene le fonti in ogni condizione – anche di illegalità – senza conoscere l’importo del suo impegno economico ed il risultato che si ottiene in termini di energia verde.

    Un vero e proprio suddito.

    Tale atteggiamento è ancor più censurabile se si pensa che il governo non ha inserito nel decreto che recepisce la direttiva comunitaria, i diritti e doveri del consumatore, richiamati dalla direttiva stessa. La direttiva[1] recita:

    “«obbligo in materia di energie rinnovabili»: regime di sostegno nazionale che obbliga i produttori di energia a includere una determinata quota di energia da fonti rinnovabili nella loro produzione, che obbliga i fornitori di energia a includere una determinata quota di energia da fonti rinnovabili nella loro offerta o che obbliga i consumatori di energia a includere una determinata quota di energia da fonti rinnovabili nei loro consumi. Ciò comprende i regimi nei quali tali obblighi possono essere soddisfatti mediante l’uso di certificati verdi”.

    La UE impone al consumatore il dovere di sostenere un quantitativo di energia rinnovabile, congruo con il suo consumo, ma gli riconosce il diritto di ricevere tale quantitativo dal produttore e/o fornitore in modo trasparente.

    Secondo il decreto di recepimento, i fornitori ed i produttori, , non sono assolutamente obbligati ad offrire al consumatore energia elettrica con l’evidenza della componente rinnovabile. Essi sostengono le fonti rinnovabili (1 miliardo di euro circa all’anno), riversando, in modo occulto, l’onere nella bolletta del consumatore, senza comunicare al cliente la componente di energia verde, sostenuta da quest’ultimo.

    Emblematico è il caso degli importatori che riversano occultamente sul cliente l’onere dei falsi certificati stranieri (500 milioni di euro) senza che il cittadino ne sia informato. Sarebbe interessante valutare la reazione del cliente, se sapesse che a fronte di tale pagamento, il quantitativo di energia verde che riceve è esattamente pari a zero.

    Anche il GSE non è obbligato a comunicare quanta energia rinnovabile è sostenuta dal consumatore attraverso i suoi esborsi in bolletta con l’aliquota A3 ( 3 miliardi di euro all’anno). Il GSE è esonerato dal dimostrare al consumatore l’efficienza della sua azione.

    In tal modo il governo non permette l’incontro della domanda con l’offerta.

    La Direttiva ribalta lo status del consumatore, dandogli la dignità di attore di un vero mercato.

    Esperia, quale fornitore di energia, sollecita il governo a riconoscere il giusto potere contrattuale al consumatore, anche perché questa omissione potrebbe inficiare il decreto di recepimento della direttiva.

    Esperia richiede di recepire compiutamente i principi e lo spirito della Direttiva, per impiegare senza sprechi i 4 miliardi di euro versati dai cittadini e garantire il conseguimento dell’obiettivo del 2020.

    La trasparenza auspicata dalla direttiva, con l’eliminazione dei costi di intermediazione, libererà risorse oggi incagliate a favore di nuove iniziative e di quelle in corso.

    A disposizione per ogni chiarimento e colloquio in merito, porgiamo i nostri migliori saluti.

    Milano 4 marzo 2011

    Esperia Spa

    Filippo Giusto

    ——————————————————————————–

    [1] Definizione l) dell’art. 2 della direttiva 2009/28/CE

    1. Gentile ingegner Giusto,
      grazie per il Suo intervento in merito al nuovo decreto sulle fonti rinnovabili. Abbiamo ritenuto opportuno dare il giusto spazio alle Sue osservazioni, certi che interesseranno i nostri lettori, contribuendo a fare maggiore chiarezza nella confusione creata dal recepimento distorto della direttiva comunitaria. Cordiali saluti e a presto.
      http://www.ecologiae.com/decreto-fonti-rinnovabili/35640/

  2. Gentile redazione di Ecologiae,

    premetto che la mia società è quella che ha scoperto i falsi certificati di origine dell’energia di importazione ( Report di fine novembre 2010- vedasi news sul nostro sito http://www.esperia-energy.it).

    Ho letto il vostro interessante articolo sul nuovo decreto delle fonti rinnovabili e sulla protesta dei produttori di elettricità verde.

    Il governo, come al solito, adotta le direttive comunitarie ( in questo caso la n. 28 del 2009) con uno spirito troppo autoritario che si evidenzia nella grave omissione, rispetto al testo della direttiva, che riguarda la costituzione di un vero mercato.

    Lo abbiamo evidenziato nella lettera aperta inviata ieri ai due ministri interessati, (di seguito nella mail) , trasmessa per conoscenza , oltre che al presidente della repubblica, anche ad alte cariche dello stato, compresi i senatori e gli onorevoli che stanno conducendo con noi questa battaglia con interrogazioni, ignorate totalmente dal governo.

    Tale omissione danneggia fortemente il consumatore e i produttori di energia verde.

    La direttiva vuole aprire un libero mercato dell’energia rinnovabile ed eliminare il falso mercato ancora riproposto dal governo.

    Con il libero mercato non ci sarebbero più queste proteste degli imprenditori circa i limiti imposti ai loro investimenti.

    Ogni produttore di energia verde avrebbe come unico limite il collocamento dei nuovi certificati verdi che sarebbero comprati direttamente dai consumatori, eliminando l’intermediazione inefficiente del GSE e dei grandi produttori.

    Noi abbiamo, come fornitori di energia elettrica ai cittadini italiani, due obiettivi fondamentali:

    1. rendere finalmente il consumatore consapevole di quello che paga e dirgli quanta energia verde supporta,

    2. eliminare gli insopportabili “costi di intermediazione” (chiamiamoli cosi) del Gse, degli oligopolisti elettrici, degli esportatori stranieri (oligopolisti transalpini) che la fanno da padrone nella gestione di questi 4 miliardi di euro che tira fuori il cittadino. Tali “costi” impediscono di fatto la creazione di una consistente produzione di elettrica verde.

    Noi stiamo organizzando insieme ai senatori e deputati coinvolti, al di là degli schieramenti politici, un convegno presso la Camera dei deputati. La nostra responsabile della comunicazione Valeria Vaiano tel 338 5308336 [email protected], valeria.vaiano @esperia-energy.it è a disposizione per l’invio di una presentazione in power point.

    Cordialità

    Filippo Giusto

    Filippo Giusto

    0039 3357816016

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    Via Larga 7

    20122 Milano

    0039 02 45477562

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    Lettera inviata da Esperia ai ministri interessati

    Lettera aperta al ministro dell’ambiente ed al ministro dello sviluppo economico

    inviata per conoscenza

    Al presidente della Repubblica

    Al Presidente della Camera

    Al Presidente del Senato

    Al presidente della Corte dei Conti

    ai senatori Francesco Ferrante, Della Seta, De Luca,

    al deputato Aldo Di Biagio,

    in merito al nuovo decreto sulle fonti rinnovabili

    Il consumatore sostiene le fonti rinnovabili

    senza conoscere l’onere che paga e la quantità di energia verde che promuove.

    L’esempio emblematico dei falsi certificati di origine.

    Gentile signora ministro Stefania Prestigiacomo e gentile signor ministro Paolo Romani,

    nella lettera inviatavi a gennaio, ma rimasta a tutt’oggi inevasa, noi abbiamo ribadito la falsità dei certificati con cui gli stranieri assicurano, appunto falsamente, che l’elettricità importata è prodotta solo da fonti rinnovabili.

    In questi ultimi dieci anni, i consumatori italiani hanno pagato, occultati in bolletta, non meno di 500 milioni di euro, per questi inutili certificati, con la prospettiva di pagarli anche quest’anno, visto che nessuna autorità sembra preoccuparsi di tutelare il cittadino.

    Tale pagamento ha provocato un evidente danno erariale.

    A fronte di tale evidenza, scoperta dalla trasmissione Report di fine novembre 2010, il nuovo decreto non affronta, né la dichiarazione di falsità di tale decennale certificazione, né la riparazione dell’ingente danno che ha subito il consumatore italiano.

    Nel decreto il consumatore è trattato come il “pagatore” che sostiene le fonti in ogni condizione – anche di illegalità – senza conoscere l’importo del suo impegno economico ed il risultato che si ottiene in termini di energia verde.

    Un vero e proprio suddito.

    Tale atteggiamento è ancor più censurabile se si pensa che il governo non ha inserito nel decreto che recepisce la direttiva comunitaria, i diritti e doveri del consumatore, richiamati dalla direttiva stessa. La direttiva[1] recita:

    “«obbligo in materia di energie rinnovabili»: regime di sostegno nazionale che obbliga i produttori di energia a includere una determinata quota di energia da fonti rinnovabili nella loro produzione, che obbliga i fornitori di energia a includere una determinata quota di energia da fonti rinnovabili nella loro offerta o che obbliga i consumatori di energia a includere una determinata quota di energia da fonti rinnovabili nei loro consumi. Ciò comprende i regimi nei quali tali obblighi possono essere soddisfatti mediante l’uso di certificati verdi”.

    La UE impone al consumatore il dovere di sostenere un quantitativo di energia rinnovabile, congruo con il suo consumo, ma gli riconosce il diritto di ricevere tale quantitativo dal produttore e/o fornitore in modo trasparente.

    Secondo il decreto di recepimento, i fornitori ed i produttori, , non sono assolutamente obbligati ad offrire al consumatore energia elettrica con l’evidenza della componente rinnovabile. Essi sostengono le fonti rinnovabili (1 miliardo di euro circa all’anno), riversando, in modo occulto, l’onere nella bolletta del consumatore, senza comunicare al cliente la componente di energia verde, sostenuta da quest’ultimo.

    Emblematico è il caso degli importatori che riversano occultamente sul cliente l’onere dei falsi certificati stranieri (500 milioni di euro) senza che il cittadino ne sia informato. Sarebbe interessante valutare la reazione del cliente, se sapesse che a fronte di tale pagamento, il quantitativo di energia verde che riceve è esattamente pari a zero.

    Anche il GSE non è obbligato a comunicare quanta energia rinnovabile è sostenuta dal consumatore attraverso i suoi esborsi in bolletta con l’aliquota A3 ( 3 miliardi di euro all’anno). Il GSE è esonerato dal dimostrare al consumatore l’efficienza della sua azione.

    In tal modo il governo non permette l’incontro della domanda con l’offerta.

    La Direttiva ribalta lo status del consumatore, dandogli la dignità di attore di un vero mercato.

    Esperia, quale fornitore di energia, sollecita il governo a riconoscere il giusto potere contrattuale al consumatore, anche perché questa omissione potrebbe inficiare il decreto di recepimento della direttiva.

    Esperia richiede di recepire compiutamente i principi e lo spirito della Direttiva, per impiegare senza sprechi i 4 miliardi di euro versati dai cittadini e garantire il conseguimento dell’obiettivo del 2020.

    La trasparenza auspicata dalla direttiva, con l’eliminazione dei costi di intermediazione, libererà risorse oggi incagliate a favore di nuove iniziative e di quelle in corso.

    A disposizione per ogni chiarimento e colloquio in merito, porgiamo i nostri migliori saluti.

    Milano 4 marzo 2011

    Esperia Spa

    Filippo Giusto

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    [1] Definizione l) dell’art. 2 della direttiva 2009/28/CE

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