
La decisione del Governo americano è arrivata, e gli animalisti possono finalmente esultare: Bush ha confermato gli orsi polari come razza in via d’estinzione, l’Alaska non sarà più trivellato.
La (sofferta) decisione è arrivata la scorsa settimana, più in silenzio di quanto ci si aspettava, data l’importanza dell’evento.
La (sofferta) decisione è arrivata la scorsa settimana, più in silenzio di quanto ci si aspettava, data l’importanza dell’evento.
Ne avevamo parlato 15 giorni fa, ponendovi, in breve, la questione se fosse stato meglio salvaguardare l’habitat naturale degli orsi oppure trivellare i giacimenti di petrolio dell’Alaska per far abbassare il prezzo della benzina. Ovviamente il risultato è stato scontato, nessuno vuol vedere sparire l’ennesima specie dalla faccia della Terra, e questo l’avrà pensato anche Bush, che per la prima volta nella storia americana, ha anteposto una razza animale agli interessi economici. La decisione è arrivata dopo una ricerca del Ministero degli Interni Usa, che ha capito che, sfruttando quelle zone, i ghiacciai si sarebbero sciolti per due terzi della loro consistenza attuale entro il 2050, lasciando agli orsi davvero poco terreno sul quale sopravvivere.
Evidentemente il due volte presidente degli Stati Uniti ha deciso di voler lasciare di sè un buon ricordo, tra scelte ambientaliste e protezione degli animali, dato che forse si è reso conto che tra la guerra in Iraq e quella in Afghanistan, il suo periodo al potere non è che fosse pieno di lustro. La legge che regola gli interventi federali a tutela di specie a rischio, l’Endangered Species Act, non era mai stata utilizzata fino a oggi per contrastare l’impatto del riscaldamento globale. In passato la legge è servita per proteggere lupi, aquile reali, bisonti o altre specie a rischio soprattutto per la caccia o la riduzione del loro habitat legata all’urbanizzazione degli Usa, ma mai si era andati contro il sistema basilare che regola le fondamenta dell’economia mondiale, il commercio del petrolio.
Il mondo imprenditoriale non è stato molto contento di questa scelta, perchè potrebbe aprire un pericoloso precedente nella regolazione di emissioni di anidride carbonica e di gas serra, oltre a creare danni economici a coloro che già avevano investito nelle oltre 400 autorizzazioni alla trivellazione. Una parte della produzione energetica verrà comunque attivata nella zona dell’Alaska, ma sarà continuamente monitorata e avrà delle limitazioni nelle emissioni, proprio per proteggere i ghiacciai sui quali gli orsi vivono.
Il riconoscimento del pericolo di estinzione farà partire anche finanziamenti per la ricerca e le iniziative a favore degli orsi polari, che in questo modo verranno ancora di più tutelati anche dalla scienza, che troverà la soluzione alla loro situazione attuale. Ma i canadesi non sono d’accordo è hanno deciso di non aderire alla tutela americana verso gli orsi polari perchè, secondo il governo canadese, non sono in pericolo d’estinzione, e la loro attività non cambierebbe considerevolmente il loro habitat. Secondo il loro Ministro dell’Ambiente, John Baird, la situazione è solo preoccupante, ma non a rischio, dato che in Canada ci sono ancora oltre 15 mila esemplari di orso polare. Per questo motivo il Governo non prenderà le precauzioni adottate dagli statunitensi, e continueranno la loro attività di estrazione nei territori di loro competenza.