Il colore dei palazzi di numerose metropoli e città del mondo è destinato a cambiare da un grigio cupo e spento a toni più accesi, come il verde, il giallo, l’arancione. Sembra, infatti, che l’era delle stufe a carbone e dei carburanti ricchi in solfati stia per lasciare il posto ad un nuovo green time, fatto di serbatoi più ecologici e meno inquinanti e che questa scelta possa avere ripercussioni profonde sull’aspetto cromatico delle nostre città.
Ma a spodestare il grigiore dai vecchi edifici saranno anche i cambiamenti climatici in atto: le piogge più frequenti laveranno via letteralmente la fuliggine accumulata sulle facciate delle costruzioni antiche, mentre le temperature più alte favoriranno la crescita di muschi e licheni negli angoli e nelle crepe dei muri, dando un tocco di verde qua e là.
Queste previsioni sono il frutto di un recente studio condotto dai ricercatori Peter Brimblecombe e Carlotta Grossi dell’università dell’East Anglia e pubblicato sulla rivista Science of the total environmental.
A quanto pare, edifici storici come la Torre di Londra, l’Empire State Building o il Pentagono, solo per citarne alcuni, sono destinati a perdere il grigiore che li ha da sempre contraddistinti.
Il colore spento di molti palazzi delle nostre città è dovuto infatti agli agenti inquinanti, ai solfati presenti nei carburanti delle automobili, che si presume scompaiano in virtù dei provvedimenti decurta-emissioni ai quali stanno prendendo parte attiva quasi tutti i Paesi del Mondo.
Le regioni temperate, a causa dei mutamenti climatici in atto, diventeranno più piovose e città come Londra si libereranno dalla fuliggine accumulata nel 19° e nel 20° secolo, divenendo più luminose. Tuttavia, come sottolinea l’autrice stessa dello studio, Carlotta Grosso, il cambiamento cromatico non sarà omogeneo sulle facciate dei palazzi:
I palazzi non saranno tutti di un solo colore ma saranno come una sorta di puzzle di colori diversi. I muschi e i licheni infatti preferiscono gli ambienti umidi, quindi andranno a colorare angoli e crepe.
[Fonte: Ansa]