Camorra, boss accusato di disastro ambientale

di Redazione Commenta

Non solo omicidi, estorsioni e spaccio di droga. Ora i camorristi sono accusati anche di disastro ambientale. E’ quanto risulta dall’ultima accusa mossa contro uno dei boss dei Casalesi Francesco Bidognetti, divenuto noto grazie al libro di Saviano, Gomorra, come Cicciotto e’ mezzanotte. Stando a quanto sollevato dalla Procura campana l’organizzazione, che si vanta tanto di dare lavoro ai suoi concittadini, in realtà li stava avvelenando.

Altro che Ilva. Nelle zone intorno a Giugliano ad esempio sversava illegalmente i rifiuti provenienti da alcune aziende del Nord Italia, inquinando le falde acquifere. Secondo gli esperti della Procura queste aree rimarranno tossiche e completamente inutilizzabili almeno fino al 2080, quasi come se fosse esplosa una centrale nucleare.

Ma non solo. Durante gli anni in cui la camorra ha messo i propri tentacoli su quelle terre, ha sversato 807 mila tonnellate di rifiuti tossici, considerando soltanto le operazioni direttamente riconducibili a Bidognetti ed ai suoi “colleghi” Cipriano Chianese e Gaetano Cerci. Secondo i dati dell’Università Federico II di Napoli, 57.900 tonnellate di percolato sarebbero state sversate nelle falde acquifere, rendendo velenoso il terreno per i prossimi 70 anni. Ciò significa che è matematico che qualsiasi cosa venga piantata in quell’area, è tossica per la salute umana.

Altri agenti tossici sono stati rilevati nei terreni, la cui persistenza è calcolata in almeno altri 50 anni, ed inoltre i problemi di Napoli con l’immondizia derivano proprio dalle attività illecite dei camorristi che hanno creato l’allarme che tutti ben conosciamo.

Chiudiamo con un’accusa che fa rabbrividire, e che lascia soltanto intravedere cosa sarebbe accaduto con ogni probabilità all’Italia se si fosse andati avanti con il programma nucleare. Come se non bastasse quello che combina la camorra, ci si mette a far danni anche chi con la camorra non dovrebbe centrare nulla. Marco Iorio, responsabile della disattivazione del sito atomico di Garigliano, in Provincia di Caserta, è indagato per la gestione errata dell’impianto in via di dismissione. In pratica oltre a non realizzare i controlli dovuti sulle matrici ambientali (si dovrebbero fare ogni 6 mesi e non vengono effettuati da 7 anni), ha compiuto diverse irregolarità anche nella registrazione dei dati. Inoltre c’è il rischio che vi siano state delle perdite, su cui ora la magistratura sta indagando, di materiale radioattivo che potrebbe essere finito nel fiume Garigliano.

Photo Credits | Getty Images

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