Nanotubi in carbonio, tanto efficienti quanto inquinanti

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I nanotubi di carbonio hanno fatto una carriera da meteora negli ultimi 15 anni, anche se le loro applicazioni sono ancora limitate. Recenti risultati mostrano che, a prescindere dalla loro favorevole proprietà meccanica ed elettrica, hanno anche caratteristiche svantaggiose.

Un aspetto che è stato raramente considerato finora è stato studiato dal centro di ricerca Forschungszentrum Dresden-Rossendorf:

Se la domanda di prodotti e materie prime contenenti nanotubi di carbonio aumenteranno in futuro, allora ci sarà una maggiore probabilità per i tubi di entrare nell’ambiente durante la loro produzione, con l’uso e lo smaltimento, per essere distribuiti, inquinando con i suoi metalli pesanti

afferma Harald Zaenker, scienziato al FZD. Un modo importante per i nanotubi di carbonio di entrare nell’ambiente è attraverso l’acqua. Nel loro stato originale, la fragile fibra di carbonio con un diametro inferiore a 50 nanometri (1 nanometro = 1 milionesimo di millimetro) sono difficilmente solubili in acqua. A prima vista, pertanto non dovrebbero essere mobili nelle acque, cioè dovrebbero finire rapidamente sul fondo e depositarsi. Tuttavia, i nanotubi di carbonio sono in grado di formare soluzioni colloidali se la loro struttura superficiale è mutata. I cambiamenti nella struttura della superficie può essere modificata deliberatamente durante la produzione dei tubi o può essere indotta da processi naturali, se i tubi sono rilasciati nell’ambiente.

In America nasce l’eco-religione, edifici religiosi ecologici

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Mai sentito parlare di religione ecologica? No? Bè, nemmeno noi. Da qualche tempo si sta tentando di far diventare verdi case e uffici in mezzo mondo, fino a ricostruire intere città in maniera ecologica. Ma c’è un nuovo spazio che abbraccia la eco-rivoluzione. Sembra che le chiese, sinagoghe e altri luoghi di culto stiano ascoltando le richieste dei loro eco-parrocchiani e sembra le vogliano prendere sul serio.

Una relazione dell’Associated Press pubblicata ieri sul msnbc.com indica la crescente tendenza dei luoghi di culto alla ricerca della certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design, una sorta di certificazione ambientale). Finora sono dieci le congregazioni che negli Stati Uniti hanno ottenuto tale certificato, ed altre 54 stanno tentando di ottenerla.

La Mars diventa ecologica

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Chi l’ha detto che le multinazionali sono tutte inquinanti, sfruttatrici e senza scrupoli? Certo qualcuno, forse la maggior parte, lo sarà, ma c’è anche chi si può riconvertire, come la Mars. L’azienda del cioccolato più famosa al mondo, che annovera decine di prodotti diversi, non soltanto il tipico cioccolatino che porta il suo nome, ha deciso di darsi all’ecologia, e per farlo si è rivolta a degli esperti.

In particolare ad uno, Howard-Yana Shapiro, fondatore della “Seeds for change” (Semi per il cambiamento), un’azienda produttrice di cibo biologico, che basa la sua attività sull’agricoltura sostenibile e la difesa dell’ambiente, ma che non si occupa soltanto di produrre cibo. La sua “mission” è principalmente quella di far conoscere le proprietà del cibo biologico e di diffondere i valori dell’ecologia in tutto il mondo. Fautore di tutto questo cambiamento è stato proprio Shapiro, che con la sua mentalità hippy è riuscito a far avvicinare anche un’enorme azienda come la Mars, dopo battaglie durate almeno 10 anni, all’ecologia.

Progettato il palazzo più ecologico del mondo: ha orto, fattorie ed impianti ad energia rinnovabile

Qualche tempo fa vi parlavamo della “moda” dei giardini pensili nelle città moderne. Essi sono in grado, grazie a specifiche piante che si possono inserire sia sui terrazzi che sui muri esterni dei palazzi, di isolare l’intera casa, permettendo un minor consumo di energia per il riscaldamento o il raffreddamento degli interni, risparmiando così in emissioni di CO2 (oltre che nel portafoglio).

Cavalcando quest’onda, ma anche esagerandola un po’, gli architetti Romses recentemente hanno vinto un concorso che si è tenuto nella città di Vancouver dal tema “per affrontare il cambiamento climatico e per guidare un più denso sviluppo in maniera ecologica, riducendo le emissioni di anidride carbonica per il futuro”. Guardate un po’ che si sono inventati.

Foche salve, l’Unione Europea ne vieta la commercializzazione dei derivati

Quei piccoli cuccioli di foca che hanno commosso il mondo, con i loro sguardi innocenti e spauriti prima di ricevere quella bastonata fatale, hanno ottenuto una grande vittoria. Al fine di fermare la strage di questi bellissimi animali, l’Unione Europea ha approvato a larga maggioranza, 550 voti favorevoli, 49 contrari e 41 astensioni, un regolamento che vieta, all’interno di tutti i Paesi dell’Unione, di commercializzare i derivati delle foche, come le pellicce e la carne. Con le dovute eccezioni.

Esistono infatti delle popolazioni, chiamate eschimesi o inuit, che hanno come fonte principale per il loro sostentamento la commercializzazione di questi prodotti. In questo caso, l’Unione Europea prevede la possibilità di farlo. Infatti i prodotti importati potranno entrare soltanto in tre casi: se provenienti dalle attività inuit per la loro sussistenza, se i fini della caccia avranno una gestione sostenibile delle risorse marine, oppure se le merci importate saranno souvenir di viaggi in quelle zone.

La buona notizia: le api tornano a popolare l’Italia

Il mondo stava andando verso una tragedia senza precedenti. A causa dell’utilizzo smodato dei pesticidi la popolazione delle api in tutto il mondo stava crollando a vista d’occhio. Secondo gli ultimi rapporti delle associazioni ambientaliste, in Europa nell’anno 2007 il numero delle api si era ridotto tra il 30 ed il 50%, per poi stabilirsi al 50% durante il 2008, mentre negli Stati Uniti il numero delle perdite saliva fino al 60-70%.

Una tragedia non solo limitata agli amanti del miele. Le api reggono da sole l’intero ecosistema. Garantiscono l’impollinazione, e di conseguenza l’alimentazione umana e di migliaia di specie animali, le quali senza api rischierebbero di estinguersi. Secondo una frase attribuita ad Einstein, se le api sulla Terra si fossero estinte, alla razza umana sarebbero rimasti solo 4 anni di vita. I provvedimenti presi in tempo però, hanno salvato la situazione.

Utilizzare la clorofilla per produrre energia elettrica (teoricamente) si può

Un team internazionale di scienziati ha determinato la struttura delle molecole della clorofilla nei batteri che sono responsabili della raccolta di energia luminosa. Il risultato potrebbe essere utilizzato per costruire sistemi artificiali fotosintetici, come quelle che convertono l’energia solare in energia elettrica. La ricerca è stata pubblicata dettagliatamente nel numero uscito ieri di Proceedings of the National Academy of Sciences.

Gli scienziati hanno scoperto che le clorofille sono altamente efficaci al momento della raccolta di energia luminosa.

Abbiamo riscontrato che l’orientamento delle molecole dei batteri della clorofilla è estremamente efficace al momento della raccolta luce

ha spiegato Donald Bryant, professore di biotecnologia alla Penn State University e uno dei leader della squadra di ricercatori. Secondo Bryant, i batteri sono un gruppo di organismi che vive in genere in ambienti con luce molto bassa. Essi contengono strutture chiamate clorosomi, che contengono fino a 250.000 clorofille.

Tutti al mare, tranne i cani

Si avvicina l’estate, e come tutte le estati i cani cominciano a tremare. Le partenze dei loro padroni spesso coincidono con gli abbandoni, peggio ancora se questi avvengono sulle autostrade, molto trafficate in quel periodo, le quali mettono in pericolo la sopravvivenza di quell’animale che per tutto l’inverno ci ha tenuto compagnia, ma anche delle persone che si trovano a transitare in quel momento sulla strada.

La nuova stagione balneare quindi si apre con luci ed ombre. Secondo i primi dati che cominciano ad arrivare (la stagione si è ufficialmente aperta due giorni fa, con i relativi regolamenti autonomi), il numero degli stabilimenti che permettono il transito di animali, e di quelli che riservano loro almeno una piccola porzione di spiaggia, sono in aumento. Ma attenzione, non c’è da cantar vittoria.

Il Principe Carlo predica bene ma razzola male

Qualche giorno fa vi abbiamo riferito della visita del Principe Carlo d’Inghilterra in Italia, in cui ha ribadito, come ha fatto in tutto il mondo, che bisogna prendere provvedimenti urgenti per evitare il disastro climatico a cui stiamo andando incontro. Ma forse il Principe si riferiva più agli altri Governi che a sè stesso.

Una delle attività del Principe è la vendita di prodotti alimentari. Alcuni prodotti della sua linea però contengono un ingrediente che sta distruggendo intere foreste in tutto il mondo: l’olio di palma. Questo ingrediente è presente in cinque dei prodotti del suo Duchy Originals, la gamma di generi alimentari biologici venduti nei negozi britannici.

Il paradosso sta nel fatto che negli ultimi anni, il principe Carlo ha lottato in favore dell’Amazzonia e dell’Indonesia, sensibilizzando politici, imprese e il pubblico sulla necessità di salvare le foreste pluviali, la cui rapida distruzione uccide animali rari e accelera il cambiamento climatico. Due anni fa l’erede al trono ha istituito un progetto sulla foresta pluviale con l’appoggio di 18 società tra cui Goldman Sachs e McDonald’s per la campagna contro la deforestazione.

La classifica di Altroconsumo sui cellulari eco-compatibili

Tutte le multinazionali del telefonino si dicono pronte ad affrontare la sfida del futuro, quella dell’ecologia, ma poi in realtà chi prende seri provvedimenti sono molto pochi. Più specificatamente la rivista Altroconsumo ha voluto prendere in considerazione 19 telefonini a caso, tra i più diffusi, suddivisi in monoblocco e a scorrimento, e i risultati sono stati più confortanti del previsto, ma non molto soddisfacenti.

Va infatti sottolineato che nessuno dei cellulari analizzati va contro le direttive ambientali mondiali. Tutti i prodotti e le tecniche utilizzate per costruirli, trasportarli, smaltirli, ecc., sono tutte previste dalla legge. Il problema però è proprio qui: la legge ci va un po’ troppo leggera. Secondo Altroconsumo infatti è proprio questo l’anello debole di tutta la catena, dovuto a legislazioni poco attente agli aspetti ambientali e un po’ troppo permissive.

Sul banco degli imputati principalmente c’è l’utilizzo di materiali nocivi come il piombo, il mercurio e altre sostanze dannose, non tanto per gli utenti che utilizzano l’apparecchio, quanto poi per chi lo dovrà smaltire. Essendo beni di rapido consumo (è stata calcolata la vita media di un cellulare intorno ai 18 mesi), uno degli aspetti più preoccupanti è che non ci sono politiche di riciclo dei materiali. Nella maggior parte dei casi i cellulari vengono smaltiti nelle discariche come un comune rifiuto, e qui vengono liberate quelle sostanze dannose che potrebbero causare guai a chi ne viene a contatto.

Wall-e diventa vero, il robot spazzino esordisce in Italia

Sicuramente è stato uno dei film d’animazione più visti e apprezzati al mondo. Il robot-spazzino inventato da Disney Pixar è entrato nel cuore di milioni di persone, non solo sotto i 14 anni. Wall-e è diventato un eroe che però presto potrebbe uscire dagli schermi cinematografici e diventare realtà.

La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con un gruppo di ricercatori giapponesi, ha dato vita a Dust Cart, un robottino in grado di fare la raccolta differenziata porta a porta vero, in metallo e circuiti. Esso verrà sperimentato il prossimo 9 maggio a Pontedera, in provincia di Pisa, e dopodiché sbarcherà anche a Peccioli e Massa, per poi continuare la sua sperimentazione anche all’estero, nelle citta di Orebro in Svezia e Bilbao in Spagna.

Si tratta di un robot alto un metro e mezzo per 77 cm di larghezza, dotato di un sistema GPS e sensori che gli permetteranno, per ora, di percorrere 24 km ad una velocità massima di 16 km/h. La sua funzione sarà di “accorrere” a casa di un abbonato, il quale lo chiamerà inviandogli un sms con la via ed il numero civico, per immagazzinare nella sua grande pancia fino a 30 chili di spazzatura.

Nuovo metodo per lo smaltimento dei rifiuti in mare: le conchiglie

Alcuni ricercatori in Vietnam hanno recentemente completato i test su un nuovo modo per rimuovere i metalli pesanti dalle acque. Il segreto, nell’era delle super-tecnologie, non è nulla di altamente tecnologico. Si tratta delle normalissime (quanto antichissime) conchiglie di mare. Le fabbriche alla periferia di Ho Chi Minh City hanno contaminato l’acqua pulita con metalli tossici come il cadmio, zinco, piombo e ferro, afferma Stephan Kohler della University of Technology di Graz, in Austria, che ha condotto lo studio insieme ad un team di ricercatori. Eppure il livello di inquinamento non è così alto come ci si poteva aspettare.

Il team di Kohler ha rilevato che la colata di metallo, carica di acido, versata nell’acqua su un letto di mitili e conchiglie, fornisce una semplice correzione dell’acidità. Le conchiglie sono fatte di aragonite, una forma di carbonato di calcio (CaCO3), che prontamente emette del calcio per modificare gli atomi dei metalli pesanti, bloccandone la forma solida. Le conchiglie, allo stato naturale di base, si sciolgono quando raggiungono un pH di 8,3. Fino a quella soglia sono utili per lo smaltimento.

Il Governo reintroduce la commercializzazione di elettrodomestici a bassa efficienza energetica

Purtroppo non si fa in tempo a fare un elogio al Governo, visti i pochi ma utili impegni che sta prendendo nella lotta all’inquinamento e ai cambiamenti climatici, che subito ci dobbiamo ricredere e renderci conto che forse sono tutti provvedimenti di facciata.

Nel 2006 il Governo Prodi, tra le poche cose che aveva fatto, aveva introdotto una normativa secondo la quale dal 2010 in poi non potevano più essere messi in commercio elettrodomestici di classe inferiore alla A (cioè la massima efficienza energetica) e le lampadine di vecchia generazione. Di questo vi avevamo spesso parlato in passato, con una legge europea che imponeva un graduale passaggio al Led e alle lampadine ad alta efficienza energetica, proprio per una questione di risparmio in termini economici e di inquinamento. In questo modo sarebbero dovute sparire dagli scaffali le lampadine ad incandescenza entro il 2011. Ora invece non è più detto che sia così.

La maggioranza proprio ieri, in Commissione Industria del Senato, ha approvato un emendamento sull’energia che cancella questo divieto. Forse lo si è fatto per favorire quelle industrie che, non potendosi permettere macchinari più moderni, rischiano di chiudere. Ma proprio per questo motivo negli Stati Uniti sono centinaia le aziende che sono state salvate dal Governo con dei finanziamenti mirati a questo obiettivo, mentre in Italia si può salvare solo la Fiat in questo modo.