G8 agricoltura, un buon passo in avanti verso l’agricoltura sostenibile

di Paola P. Commenta

Ormai in Italia nessuno più si illude che possa cambiare qualcosa dal punto di vista ambientale, però questo genere di incontri, che comportano impegni a livello internazionale in cui i vari ministri ci mettono la faccia, danno almeno un minimo di speranza.

Il nostro Ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia, uno dei pochi personaggi positivi dell’attuale Governo, ha condotto molto bene il g8 di Treviso, concludendo, almeno questo, con un documento che significa un impegno concreto da parte delle 8 potenze mondiali per migliorare la situazione del mondo dal punto di vista della produzione e fornitura di cibo, ma anche dal punto di vista ecologico. La frase che meglio riassume questa nuova “speranza” si legge sul documento finale:

rimuovere gli ostacoli all’utilizzo sostenibile dei fattori della produzione agricoli.

Che sia un momento di svolta? Ce lo auguriamo tutti.

Nel documento troviamo con piacere dei riferimenti anche al mondo dell’ambientalismo, i quali rappresentano sostanzialmente un impegno ad utilizzare metodologie ecologiche nel futuro dell’agricoltura. Un esempio sarà l’impegno ad utilizzare le energie rinnovabili nelle tecniche di coltivazione. In pratica si tratta di fornire finanziamenti a quelle imprese che, per ottenere l’elettricità sufficiente a coltivare la terra, utilizzano l’energia eolica, solare, idroelettrica, ma soprattutto i biocarburanti.

Molta importanza in questa fase avranno le biomasse, per troppo tempo trascurate, ed oggi invece finalmente tornate di moda, si spera per poter essere sempre utilizzate da qui in avanti. Saranno loro le principali fonti energetiche stimolate anche dallo Stato, ed anche se ancora non sono state fatte delle leggi precise, si intuisce che, almeno il Ministro Zaia, non ha intenzione di lasciarsi sfuggire quest’opportunità.

Il fine ultimo del g8 appena concluso è quello di mettere in primo piano, nei piani di Governo, le politiche ambientaliste di sviluppo sostenibile, soprattutto in quei Paesi in cui si pensa che possano essere messe in secondo piano per dar maggiore spazio alla ripresa da una crisi economica che, si ritiene, possa essere staccata da queste problematiche.

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