La classifica dei biocarburanti, non tutti fanno bene

di Marco Mancini 1

Non abbiamo fatto in tempo ad introdurre la prima generazione di biocarburanti in Italia, che già ne è uscita una seconda. Dalla Germania, dove i carburanti come l’olio di colza sono utilizzabili già da qualche anno, è stato stilato un elenco che li divide in quelli di prima e seconda generazione, a seconda delle colture che ne fanno parte. E a noi italiani, a cui piacciono tanto le classifiche, è venuto in mente di farne una, che metta in ordine i biocarburanti effettivamente eco e quelli che non lo sono, ma che anzi, delle volte rischiano di essere dannosi.

Il criterio che ha portato a questa scelta, fatta dall’Università di Bologna, riguarda l’impatto ambientale che determinate colture hanno sul terreno, sulla catena alimentare, e sull’economia di chi le coltiva.


Ad esempio una coltura come quella dell’olio di colza, barbabietole e girasole hanno bisogno di una grossa quantità d’acqua per svilupparsi, e in alcuni posti in cui l’acqua scarseggia, potrebbero crear più danni che benefici. Altre colture invece possono entrare in contrasto con altre coltivazioni come quelle del mais o del grano, dato che, essendo più prolifico produrre le prime, si ridurrebbero le coltivazioni di quest’altro genere di frumento, portando ad un conseguente aumento del costo del cibo.

Al primo posto di questa speciale classifica troviamo il sorgo zuccherino, una pianta che ha il vantaggio di aver bisogno di poca acqua per crescere rigoglioso. E’ considerato tra i biocarburanti di seconda generazione, e perciò ancora non sono in commercio automobili in grado di utilizzarlo, ma solo impianti che producono energia termica.

Al secondo posto troviamo il sorgo di fibra, anch’essa con poca necessità d’acqua, e la cui tecnologia al momento è simile al sorgo zuccherino. La terza posizione va al mais, che però ha due controindicazioni: prima di tutto metterebbe in competizione le colture per i biocarburanti con quelle per il mais commestibile, portando ad un innalzamento del prezzo, e poi produce molto azoto, e rischia di inquinare notevolmente il terreno sul quale è prodotto.

Le altre posizioni vanno al grano (quarto) che rischia di portare ad un aumento del prezzo del pane, all’orzo, con discorso simile al grano, ma con minore capacità energetica, la colza, che però se non coltivata negli ambienti giusti rischia di creare più danni che benefici, ed infine il girasole, per cui vale lo stesso discorso della colza, ma con maggior consumo d’acqua.

Lo studio dell’Università bolognese è ancora inedito, e verrà presentato a settembre al Congresso della Società Europea di Agronomia dal professor Giampiero Venturi, docente di Agronomia generale e colture. Il momento è critico, perchè la corsa a questi biocarburanti è considerata una delle responsabili del rialzo del prezzo del pane e dei generi alimentari basilari, soprattutto nei paesi del terzo mondo, che di solito a malapena riuscivano ad acquistare generi di prima necessità.

Secondo Venturi però la coltivazione di biocarburante e biodiesel contribuirà solo in maniera marginale al rialzo dei prezzi dei beni di prima necessità, su cui pesano molto di più l’aumento dei consumi in Cina e India e una sequenza di fattori climatici negativi.
Per evitare contrasti simili però, l’Unione Europea sta puntando a fare in modo che la metà dei biocarburanti, il 10% del totale dei consumi, entro il 2020 sarà di seconda generazione, e quindi a impatto ambientale vicino allo zero, e che non danneggi le produzioni di cibo.

Ma in Germania sembra siano già alla soglia della terza generazione. Infatti l’azienda Choren sembra in grado di produrre biodiesel dagli scarti della lavorazione agricola e dai residui boschivi, con una riduzione dell’emissione di CO2 pari al 90%. Il professor Venturi riconosce all’Italia un’arretratezza in questo campo davvero vistosa, non attribuibile completamente alla ricerca, e spiega che se entro il 2020 anzichè il 10%, nel nostro paese il consumo di questi carburanti arrivasse al 3%, sarebbe già un grande successo.

Commenti (1)

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