Il limite all’inquinamento è 350 ppm. Al di sopra di esso sarà una catastrofe

di Marco Mancini 2

350 è il numero più importante del pianeta. Il che è strano, perché fino a circa 22 mesi fa non si sapeva neppure a che importasse. Ma quando, nel dicembre del 2007, l’ingegnere NASA Jim Hansen lo ha presentato presso l’American Geophysical Union Meeting di San Francisco, tutti hanno pensato a quello che voleva dire è che avevamo appena attraversato un estate in cui il ghiaccio si stava sciogliendo in modo molto rapido nell’Artico, e che i ricercatori stanno segnalando “in anticipo” variazioni di decine di altri grandi ghiacciai della terra, i quali porteranno all’acidificazione degli oceani e altre conseguenze.

In combinazione con le risme di paleo-dati climatici, la sua squadra credeva di avere informazioni sufficienti per elaborare finalmente una linea rossa per il pianeta: quando le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica fossero diventate superiori a 350 ppm, hanno detto, il riscaldamento globale sarebbe diventato pericolosamente fuori controllo. In realtà, oltre i 350 ppm non si potrebbe avere un pianeta

simile a quello in cui la civiltà si è sviluppata e nel quale la vita sulla Terra si è adattata.

Ma la soglia dei 350 ppm, direte voi, chissa se mai si raggiungerà. Per prima cosa, ci siamo già passati per ben due volte, in cui in un anno abbiamo toccato e miracolosamente riportato indietro soglie di 390 ppm. La conseguenza di queste due “sforature” è che infatti ora l’Artico si sta sciogliendo. Secondo, significa che le nazioni e gli individui devono fare qualcosa per ridurre la loro impronta ecologica che è molto più grande del previsto, e ciò deve avvenire molto più rapidamente di quanto ci hanno detto.

I dati di Hansen mostrano che, se il pianeta ha bisogno di diminuire le emissioni entro il 2030, bisogna prima di tutto portare i livelli atmosferici al di sotto dei 350 ppm, una sfida più dura economicamente e politicamente da affrontare.

Ma non abbiamo un’alternativa. La cosa più utile in questo momento, che ci costringe a crescere, sono i negoziati che avverranno a Copenhagen, per capire cosa il mondo è disposto a fare. Quasi ogni mese Hansen porta nuovi dati che dimostrano che la stima iniziale era esatta. All’inizio dell’estate una squadra inglese ha dimostrato che le barriere coralline non sopravviveranno all’acidificazione delle acque se non riuscissimo a concentrare la CO2 al di sotto dei 350 ppm. Il mese scorso, in un articolo apparso sulla rivista Nature, un team europeo ha individuato nove “confini planetari,” il più importante delle quali è stato probabilmente quella stessa linea di 350 ppm per il carbonio. Sopra di essa, hanno detto, si correrebbe il rischio

che minaccia la vita ecologica dei sistemi di supporto che si sono sviluppati nell’ambiente.

[Fonte: Treehugger]

Commenti (2)

  1. Ognuno di noi puo’ e deve fare la differenza, e’ nostro dovere salvare cio’ che incosciamente stiamo per distruggere.
    Quel che mi fa rabbia e’ che proprio i paesi che hanno influito di meno su questa catastrofe, sono quelli che ne pagano le conseguenze piu’ alte.
    facciamolo per loro,per i nostri figli affinche’ anche loro possano vedere le meraviglie di questo pianeta… facciamolo per noi stessi.
    Se chi ha il potere di fare la differenza non ci aiuta, boicottiamo la tecnologia e sara’ la terra stessa a darci quello di cui avremo bisogno

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