Petrolio nel piatto in Basilicata ma i cittadini non lo sanno

di Paola P. 2

Oggi sapere cosa mangiamo è davvero difficile: tra pesticidi, prodotti di dubbia provenienza e mozzarelle multicolor, nel nostro piatto, e anche nel bicchiere, vedi livelli troppo alti di arsenico, finisce davvero di tutto. A casa possiamo controllare cosa entra in dispensa, privilegiando scelte consapevoli come l’acquisto di prodotti a filiera corta, frutta e verdura di stagione, optando per prodotti biologici e controllando bene l’etichetta. Ma in vacanza, cosa finisce nel nostro piatto? Il pesce, ad esempio, che compriamo nei luoghi di villeggiatura cosa contiene? Non ci sono buone notizie su questo fronte per il pescato nella Val d’Agri, in Basilicata, che poi, guarda un po’ le coincidenze a volte, è l’area in cui è localizzato il centro oli Eni di Viggiano.

I pesci hanno superato le soglie limite di benzene, toluene e manganese. I dati sono dell’Agenzia regionale per l’ambiente ma a rivelarlo sono i Radicali lucani perché non erano stati ancora resi disponibili ai cittadini e chissà se lo sarebbero mai stati. Lo sforamento è documentato infatti nella relazione di giugno 2011 dell’Arpab, inoltrata dall’agenzia soltanto a Regione, Provincia e Comune. Maurizio Bolognetti dei Radicali Italiani spiega

L’Arpab ha correttamente informato le istituzioni ma non i cittadini. Forse sarebbe un diritto di tutti poter leggere la relazione. Ci hanno assicurato che l’avrebbero pubblicata ma per ora non ce n’è traccia. L’unica indagine epidemiologica risale al ’96-’98 e faceva emergere che i cittadini della Val d’Agri sono vittime di malattie respiratorie due volte in più rispetto agli altri cittadini lucani. Nella sola Val D’Agri sono presenti la bellezza di 15 siti da bonificare, riconosciuti tali ai sensi del Decreto Ministeriale 471/99; di questi, 5 sono ubicati nel territorio di Viggiano e 3 in quello di Grumento Nova. Potremmo definirli effetti collaterali di attività estrattive realizzate in aree a rischio frana, a ridosso di centri abitati, di dighe e sorgenti.

Non è il caso di creare allarmismi perché la pesca attualmente è bloccata nell’Adriatico fino al prossimo 31 agosto, certo è però che ci sono in ballo dei potenziali rischi per la salute ed a settembre bisognerà tornare ad occuparsi del caso. Quali effetti potrebbero scatenare i pesci contaminati ce lo spiega Alessandro Gianni, direttore delle campagne di Greenpeace Italia:

Queste sostanze possono dare problemi di tossicità e di interazione con il sistema nervoso. Alcune di queste sostanze inoltre tendono a bioaccumularsi lungo la catena alimentare: non vengono cioè smaltite dagli organismi che le ingeriscono, come ad esempio i pesci. A quel punto se il pesce viene ingerito c’è il rischio contaminazione.

[Fonte: Adnkronos Sostenibilità]

Commenti (2)

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