Il Consiglio dei Ministri ha recentemente approvato, in esame preliminare, due importanti decreti legislativi che recepiscono altrettante direttive europee. I provvedimenti mirano, da un lato, a inasprire il contrasto ai crimini ecologici e, dall’altro, a snellire le procedure per il soggiorno e l’impiego dei lavoratori stranieri. Il primo decreto recepisce la Direttiva 2024/1203, aggiornando profondamente il quadro della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e delle società.

Indicazioni aggiornate sui crimini ecologici
L’obiettivo è adeguare l’ordinamento italiano alle nuove sfide globali, come la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici. Un aspetto quindi molto importante per il nostro Paese. A questo punto vediamo quali sono le principali novità introdotte. In primis ritroviamo un ampliamento del catalogo dei reati. Vengono infatti inserite nuove fattispecie di “eco-delitti”, con particolare attenzione al commercio di prodotti inquinanti e alla gestione di sostanze ozono-lesive o gas serra.
C’è poi una revisione delle sanzioni, in questo caso il sistema sanzionatorio viene rimodulato secondo principi di proporzionalità ed effettività, con un inasprimento delle circostanze aggravanti. Inoltre, per rendere le indagini più rapide ed efficaci, viene istituito presso la Procura generale della Corte di Cassazione il Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale, che vedrà la partecipazione dei Procuratori generali e del Procuratore nazionale antimafia.
Infine, entro il 21 maggio 2027, il Parlamento dovrà redigere una strategia triennale per definire gli obiettivi prioritari nella lotta ai crimini ambientali e sensibilizzare l’opinione pubblica. Per quanto riguarda il secondo provvedimento, qui la centro del discorso c’è l’attuazione della Direttiva 2024/1233, volta a semplificare la vita dei cittadini extracomunitari regolarmente soggiornanti.
I punti cardine della riforma includono in primis dei tempi certi, ossia il termine massimo per la conclusione della procedura di rilascio del permesso unico viene fissato a 90 giorni, riducendo drasticamente i tempi burocratici. Altro punto importante di questo provvedimento è che i datori di lavoro avranno l’obbligo di informare il lavoratore su ogni passaggio relativo al nulla osta. Inoltre, viene introdotta la possibilità per lo straniero di cambiare datore di lavoro senza perdere la validità del titolo.
Ultimo aspetto, ma non meno importante, riguarda la tutela contro lo sfruttamento. In questo caso, qualora ci fosse la perdita dell’impiego, il permesso non sarà più revocato immediatamente. Il lavoratore potrà restare in Italia per almeno tre mesi per cercare una nuova occupazione, una misura pensata per favorire l’integrazione ed evitare che la vulnerabilità contrattuale sfoci in forme di sfruttamento. Un passo in avanti proprio per migliorare i contratti di lavoro che riguardano le persone straniere, troppo spesso sfruttate perché non italiane.