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Rinnovabili, decreto blocca solare accende polemiche

Rinnovabili e decreto Romani: è fiume di polemiche delle associazioni ambientaliste e del settore su quello che è stato prontamente ribattezzato il decreto blocca solare.
La proposta di decreto avanzata dal Ministro dello Sviluppo Economico al Governo, in attuazione della direttiva 2009/28/CE, fissa un tetto di 8.000 MW agli incentivi del Conto Energia al solare fotovoltaico.

Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente, è intervenuta ieri ad una conferenza stampa davanti al Ministero dello Sviluppo Economico che ha coinvolto le associazioni ambientaliste più attive in Italia, dal WWF al Kyoto Club, e associazioni di settore come Anev ed Assolare.
La Muroni ha spiegato che il Governo Berlusconi intende sferrare un attacco senza precedenti alle fonti rinnovabili, bloccando solare, biomasse ed eolico per far spazio al nucleare.

Il limite a 8000 MW per l’associazione è incomprensibile:

pari al fotovoltaico installato nel solo 2010 dalla Germania che ha così superato i 18.000 MW installati complessivamente puntando, in poco tempo, a raddoppiare questi obiettivi per raggiungere i target previsti dall’Unione Europea al 2020.

Sul futuro delle rinnovabili alla luce della proposta di decreto Romani è intervenuto, con toni duri, anche Francesco Ferrante (Pd), responsabile delle politiche relative ai cambiamenti climatici, che condivide l’allarme lanciato dalle associazioni ambientaliste.
Inaccettabile, per il senatore, il paletto di 8 mila MW totali, pari ad un sesto di quello previsto dalla Germania, come assolutamente incomprensibile risulta anche il prezzo di ritiro dei Certificati Verdi al 70% piuttosto all’85%.
Oltre a remare contro la riduzione delle emissioni di CO2, in questo modo, aggiunge Ferrante, si mette in ginocchio il settore fotovoltaico che impiega 120mila lavoratori, oltre che pregiudicare l’indipendenza energetica di 160 mila famiglie italiane.
Ferrante ha ricordato che è pretestuosa la giustificazione del Governo sul costo in bolletta delle rinnovabili, pari a meno della metà del totale degli oneri di sistema, 2,7 miliardi su un totale di oltre 5,8 miliardi di euro.
Piuttosto, conclude Ferrante, a pesare in bolletta sono gli incentivi a petrolieri e fonti fossili.

[Fonte: ASCA]

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