Una tartaruga marina viva vale più di una tartaruga marina morta

di Paola P. 4

Una verità che colpisce, navigando sul sito del WWF International, la vista delle innumerevoli specie a rischio estinzione.
Sei delle sette specie di tartarughe marine sono nella lista nera e tutto fa credere che le cose non stiano affatto per migliorare.
Nel Pacifico questi animali marini sono in serio pericolo, mentre nel Mediterraneo il numero di esemplari rimasti ha subito un calo vertiginoso.

Tutte e sette le specie sono elencate nell’allegato uno della convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatica minacciate di estinzione (CITES). Il commercio internazionale di tartarughe marine è vietato nei 166 Paesi aderenti al CITES.
Tre delle sette specie attualmente esistenti sono classificate sulla IUCN RedList, la lista rossa degli animali che si stanno estinguendo.


Se ci pensate è paradossale: le tartarughe sembrano avere il potenziale per riprodursi largamente, dal momento che le femmine possono generare centinaia di uova in una stagione di nidificazione. Ma anche in condizioni naturali, sono solo pochi giovani esemplari a sopravvivere al loro primo anno di vita. Predatori come granchi, volpi, uccelli spesso uccidono i piccoli nella loro corsa verso il mare, molti altri una volta raggiunta l’acqua sono preda dei pesci.

 Come può l’uomo peggiorare la già difficile lotta alla sopravvivenza delle tartarughe?
Innanzitutto disturbando la nidificazione sulle spiagge, raccogliendo le uova, degradando l’habitat riproduttivo ideale.
Poi, considerando che per raggiungere la maturità una tartaruga impiega decenni, immaginate tutti gli ostacoli cui va incontro nel mare: reti dei pescatori, inquinamento, malattie. Tutte problematiche che impediscono di raggiungere l’età della maturità e della riproduzione, mettendo l’intera razza a rischio. Sono poche le tartarughe che vivono abbastanza a lungo da riprodursi.

Una tartaruga viva vale più di una morta: perchè le tartarughe sono così importanti?
Per il mantenimento degli equilibri e dell’ecosistema marino: le tartarughe si nutrono degli organismi che si ammassano nelle alghe galleggianti, e sono a loro volta pasto dei predatori del mare. La loro scomparsa potrebbe avere effetti deleteri di ampia portata in mare aperto e negli ecosistemi marini.
Inoltre, funzionano da trasportatori di nutrienti biologici, durante il loro lungo viaggio dal mare alle spiagge della riproduzione.
L’energia contenuta nelle uova proviene dall’ambiente marino: attraverso questi esemplari, la salute degli oceani e degli ecosistemi a terra sono direttamente collegate.

 A livello economico, la salvezza di questa specie, ha ulteriori riscontri. Le comunità costiere nei Paesi in via di sviluppo, usano la tartaruga come fonte di cibo. Inoltre, la sua scomparsa provocherebbe la scomparsa d alcune specie di predatori marini e pesci, su cui si fonda l’economia locale.
Negli ultimi anni le tartarughe sono anche divenute fonte di ecoturismo, attirando molta attenzione e di conseguenza investimenti per la loro tutela.

Ora, quando ascoltiamo che una specie è in via d’estinzione, pensiamo che dietro alla sua scomparsa non c’è la semplice morte di una razza animale, ma tutta una serie di processi che ci coinvolgono più o meno direttamente.
Ogni animale, anche il più piccolo, contribuisce a mantenere i già precari equilibri di cui godiamo noi per sopravvivere. Condannando gli animali, condanniamo l’uomo all’estinzione. Siamo così ciechi e sordi da non avere alcuna voglia di salvare nemmeno la nostra di specie?

Commenti (4)

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