Lontre e salmoni nel cuore di Londra: così il Tamigi torna a vivere

di Serena Savelli 3

Il Tamigi, dichiarato biologicamente morto già 50 anni fa, sta tornando a vivere. Il fiume lancia un messaggio di speranza, ci ricorda che la vita ha una forza pulsante che tende a colonizzare e ri-colonizzare ogni spazio sottrattole, ci ricorda che esiste il miracolo della resilienza dell’ecosistema ovvero quella capacità che l’ecosistema ha di ricostituire un nuovo equilibrio in seguito all’azione di un disturbo (più o meno catastrofico, naturale o antropico) equilibrio che tende a minimizzare gli effetti del disturbo stesso.

Come dopo un incendio in una pineta costiera quando le pigne quiescenti liberano, aperte dal fuoco stesso, una gran quantità di semi e le piccole plantule crescono vigorose sulle ceneri delle piante madri di modo che il bosco non perda l’area conquistata, nel Tamigi sono apparsi prima i salmoni, poi le lontre e le sogliole, poi timide le foche e persino alcune colonie di ippocampi, sensibilissimi all’inquinamento e quindi bioindicatori di qualità dell’acqua. L’Old Father Thames, con le sue 125 specie ittiche attuali, ha vinto il Thiess River Prize, il premio internazionale per i progetti di recupero dei corsi d’acqua.

I veleni di un tempo sono scomparsi, digeriti dalla costante azione dei batteri e dalla fitodepurazione esercitata da piante e alghe. Le acque sono limpide come non si vedeva da prima della rivoluzione industriale ed in effetti la loro trasparenza corrisponde ad una reale qualità chimica e biologica dell’acqua. Il rapporto dell’Environment Agency (ente statale che gestisce i corsi d’acqua) evidenzia un generalizzato ritorno alla vita del Tamigi e di tutti i rami affluenti del suo bacino imbrifero. Anche i fossi ed i torrenti, un tempo fogne a cielo aperto, ora palpitano di vita anfibia.

La generalizzata resurrezione dei fiumi della Gran Bretagna non è merito della sola resilienza degli ecosistemi ma anche il frutto di un grande lavoro sulla qualità dell’acqua. La qualità fluviale è stata infatti assunta quale punto centrale delle politiche ambientali britanniche, dalla Thatcher ad oggi, tramite ecostrategie ben ponderate, supportate da un adeguato regime vincolistico e legislativo e da altrettanto eccellenti strategie comunicative di sensibilizzazione della popolazione. L’intervento chiave di queste virtuose politiche è stato l’investimento massiccio dell’Agenzia per l’Ambiente, sui depuratori. Si sono iniziate a trattare le acque reflue di Londra, la legislazione è divenuta particolarmente punitiva verso gli inquinatori.

Il paese pioniere della rivoluzione industriale, è anche il pioniere della rinascita ecologica ed ecologista. Nel nostro Bel paese, siamo 50 anni indietro. Il WWF denuncia una situazione allarmante. I nostri fiumi stanno morendo, i depuratori non funzionano. Perché aspettare cinquant’anni per seguire l’esempio inglese? Soprattutto alla luce del fatto che l’88% delle nostre specie è in pericolo di estinzione. Quando arriveremo ad un grado di coscienza ambientale tale da mettere i depuratori, chi ricolonizzerà le nostre acque? Al Po, all’Arno, al Tevere potrebbe non andare come è andata al Tamigi.

[Fonte: Ansa]

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