Si parla di biodiversità sulle Dolomiti. Il Museo di Storia Naturale dell’Alpago ha recentemente ospitato un importante incontro dedicato alla fauna ittica e alle potenzialità turistiche della pesca sportiva nei bacini bellunesi. Dal confronto tra il Corpo di Polizia Provinciale, l’Ulss 1 Dolomiti e i tecnici del settore è emerso il ritratto di un ecosistema affascinante ma fragile, costantemente in bilico tra la necessità di tutela biologica e le dinamiche del turismo moderno.

Cosa sappiamo sulla biodiversità sulle Dolomiti
Durante il dibattito sono emersi dettagli biologici di grande interesse. La genetica ha ad esempio risolto il mistero del “San Pierotto”, storicamente considerato una specie autoctona del Lago di Santa Croce, ma rivelatosi in realtà un ibrido naturale tra cavedano e alborella; una specificità oggi purtroppo minacciata dall’interramento dei letti di frega.
Sul fronte delle specie alloctone, preoccupa l’invasione del Luccio Perca, un predatore vorace per il quale la normativa prevede l’eradicazione obbligatoria. Al contrario, la Val Turcana si conferma un’oasi per il rarissimo Gambero dalle zampe bianche, che qui presenta esemplari insolitamente grandi. Gli esperti hanno inoltre evidenziato un paradosso ecologico: la purezza estrema di alcuni laghi alpini rischia di renderli sterili, privando la fauna dei nutrienti essenziali e causando il nanismo nei salmerini d’alta quota.
Per salvaguardare specie simbolo come la Trota Marmorata, protetta da un divieto assoluto di prelievo, si rendono quindi necessarie mappature genetiche costanti. Questa preziosa biodiversità rappresenta la base per lo sviluppo del pescaturismo, una risorsa strategica promossa dalla DMO Dolomiti Bellunesi e dall’Associazione dei Bacini provinciali.
L’obiettivo è attrarre una nicchia d’élite di pescatori internazionali, in particolare appassionati di carpfishing e pesca a mosca. Questo target alto-spendente, legato ai principi del catch and release, genera un indotto stabile per le strutture ricettive, lontano dal turismo di massa. Per agevolare i turisti e abbattere le barriere burocratiche, sono state create mappe dettagliate dei dodici bacini provinciali con le zone no-kill, supportate dal portale “Pescare nelle Dolomiti” e dal prossimo lancio di una rivista ufficiale.
Parallelamente, la Provincia ha avviato la formazione di nuove guardie ittiche e guide ambientali. Infine, la nomina di Claudio Canova alla presidenza nazionale di AICS Pesca garantirà alle Dolomiti una forte rappresentanza istituzionale a Roma. In questo modello, la purezza delle acque e l’impegno dei volontari non sono solo un dovere etico, ma la chiave della competitività economica del territorio. Bisogna quindi salvaguardare queste specie con un progetto che sembra funzionare per il momento al meglio. Risulta essere quindi fondamentale che non ci sia un turismo di massa che rischia di compromettere la purezza di queste acque.