Un recente studio dell’Università della California, pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet, ha trasformato un’intuizione comune in un dato scientifico certo: la diffusione di veicoli a emissioni zero riduce drasticamente l’inquinamento atmosferico locale. Grazie all’incrocio tra dati satellitari ad alta risoluzione e rilevazioni al suolo, i ricercatori hanno stabilito un parametro preciso: ogni 200 nuove auto elettriche in un quartiere, i livelli di biossido di azoto (NO_2) diminuiscono dell’1,1%.

L’impatto dei veicoli a emissioni zero per l’ambiente
Questi dati hanno un impatto significativo sulla salute pubblica. Sappiamo infatti come il biossido di azoto non sia solo un gas climalterante, ma un pericoloso nemico della salute umana. È direttamente correlato a patologie respiratorie croniche come asma e bronchiti, oltre ad aumentare il rischio di ictus e malattie cardiache. Lo studio sottolinea che una transizione totale verso l’elettrico negli Stati Uniti potrebbe abbattere le concentrazioni di NO_2 del 61%, con benefici enormi per il sistema sanitario.
Tutte le problematiche derivanti da questo gas si ritroverebbero ad essere notevolmente ridotte. Per quanto riguarda il nostro Bel Paese, la qualità dell’aria mostra segnali di miglioramento, ma resta lontana dagli obiettivi UE per il 2030, pur essendo segnali molto incoraggianti. Città come Palermo, Milano e Napoli continuano a registrare sforamenti dei limiti di legge.
Mentre nel capoluogo siciliano l’inquinamento è causato quasi esclusivamente dal traffico, in Pianura Padana concorrono anche riscaldamenti domestici e allevamenti intensivi. Approfondendo i numeri del mercato (dati al 31 dicembre 2025) si può notare come l’Italia stia accelerando, ma insegue ancora la media continentale. Per quanto riguarda il Parco circolante, circa 365.000 unità totali. Per la crescita, nel 2025 sono state immatricolate 94.320 nuove auto elettriche (+46,1% rispetto al 2024).
Infine lato market share ecco come la quota di mercato italiana sia del 6,2%, contro una media europea del 18,8%. Il problema principale riguarda il divario infrastrutturale. La diffusione dei veicoli elettrici non è omogenea: la Lombardia guida la classifica nazionale grazie a una rete di ricarica capillare.
Al contrario, nel Centro e nel Sud Italia le colonnine restano rare o distribuite “a macchia di leopardo”, frenando l’adozione di massa. Bisognerebbe quindi cambiare tale tendenza per sperare che più automobilisti siano propensi ad adottare auto elettriche.
Dando uno sguardo al futuro è però evidente come i risultati della ricerca californiana confermino che l’elettrificazione del parco auto, attualmente tra i più vecchi d’Europa, sia una strategia fondamentale. Tuttavia, per replicare i benefici stimati negli USA, l’Italia dovrà affiancare alla mobilità elettrica una decisa decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento e delle attività produttive.