I rifiuti degli americani potrebbero risolvere la fame nel mondo

poveri in discarica

Se pensiamo al consumismo, la prima cosa che ci viene in mente è lo stile di vita “all’americana”. Uno stile basato sullo spendere-spendere-spendere, e che comporta non solo ricchezza, ma purtroppo anche tanto spreco. E dunque il passaggio dal consumo al rifiuto è breve, tanto da far diventare gli Stati Uniti il Paese più sprecone al mondo.

Una recente ricerca effettuata da Kevin Hall del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases di Bethesda, nel Maryland, pubblicata sulla rivista PLoS ONE, ha reso noto che, considerando soltanto gli scarti alimentari, dunque tralasciando la ricchezza che si potrebbe creare in termini economici, i rifiuti commestibili degli americani potrebbero sfamare buona parte della popolazione africana.

Il cellulare individua l’inquinamento acustico

applicazione cellulare

I cellulari potrebbe presto essere utilizzati per combattere l’inquinamento acustico, un paradosso che coinvolgerà anche quelli che lo provocano con le loro suonerie. Nel tentativo di rendere le città più tranquille, l’Unione europea ha imposto agli Stati membri di creare mappe acustiche delle loro aree urbane, da aggiornare una volta ogni cinque anni.

Piuttosto che distribuire sensori costosi in tutte le città, le mappe sono spesso create utilizzando modelli predittivi a seconda delle varie fonti di rumore, come aeroporti e stazioni ferroviarie. Nicolas Maisonneuve della Sony Computer Science Laboratory di Parigi, in Francia, afferma che tali mappe non presentano un quadro fedele dell’esposizione dei residenti al rumore. Per avere un quadro più preciso, il team di Maisonneuve ha sviluppato NoiseTube, una applicazione software scaricabile che utilizza gli smartphone per monitorare l’inquinamento acustico.

L’obiettivo era quello di trasformare il cellulare in un sensore ambientale

spiega Maisonneuve.

Arrivata la conferma che gli oceani stanno assorbendo il 10% di Co2 in meno rispetto al passato

oceano

Il primo studio effettuato anno per anno sulla quantità di anidride carbonica assorbita dagli oceani del mondo a partire dalla rivoluzione industriale, conferma una tendenza preoccupante: gli oceani stanno lottando per tenere il passo con tutto il carbonio che gli esseri umani immettono nell’atmosfera. La percentuale di emissioni assorbita purtroppo, come anticipato già in un precedente post, è in calo fino ad un massimo del 10% dal 2000.

Lo studio, condotto da Samar Khatiwala dal Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University, è stato pubblicato nell’ultima edizione della rivista Nature. Dopo il salto esaminiamo il punto centrale dell’articolo, il quale conferma ciò che stava preoccupando da tempo il mondo scientifico, e cioè che la natura non è più in grado di assorbire la Co2 emessa dall’uomo.

Il riscaldamento globale accelera la crescita degli alberi. Ma è un bene o un male?

albero antico

L’aumento delle temperature sta causando un eccessiva crescita di alcuni degli alberi più antichi della Terra molto rapida. Ma del cambiamento non potrebbe beneficiarne il clima, perché esso può semplicemente provocare una morte più rapida degli alberi.

Una precedente ricerca ha suggerito che il Gran Bacino dei pini che si trova nelle montagne della parte Occidentale degli Stati Uniti sta crescendo più rapidamente. Ma la ragione di tale accelerazione non era chiara. Una nuova analisi degli anelli suggerisce che l’accelerazione della crescita è davvero senza precedenti: i pini sono cresciuti più rapidamente negli ultimi 50 anni che in 3,7 millenni.

Questo studio ben progettato suggerisce che il cambiamento climatico è il fattore che causa l’accelerazione della crescita

spiega Greg Wiles, che ricostruisce i climi del passato con gli anelli degli alberi al Wooster College in Ohio.

La soluzione alla fame nel mondo: la mela che non va a male. Sareste disposti a provarla?

mela rs 103-130

Fin da quando qualcuno ha suggerito che mangiare una mela al giorno toglie il medico di torno, i benefici sulla salute di questo frutto sono stati pubblicizzati da nonne e scienziati. La mela è anche buona ma ha come unico inconveniente una tendenza a perdere la sua lucentezza e la consistenza croccante entro pochi giorni. Un problema che un team di scienziati in Australia ora sostiene di aver risolto.

Negli ultimi 20 anni, i ricercatori delle Queensland Primary Industries and Fisheries (QPIF), un dipartimento del Governo del Queensland, hanno sviluppato una nuova varietà di mela che essi affermano può rimanere fresca per mesi. Il suo nome, RS103-130, potrebbe non avere abbastanza legami con le varietà popolari come Golden Delicious, Braeburn e Pink Lady, ma gli scienziati l’hanno descritta come la “mela migliore al mondo” grazie al suo sapore dolce, la longevità e alla capacità di resistere alle malattie.

Risparmio idrico: recuperare l’acqua dalla nebbia

rete per cattura nebbia

Nei tentacolari insediamenti di Bellavista del Paraiso, una manciata di strade polverose sul lato sud di Lima (Perù), non c’è acqua corrente, nè un pozzo. L’acquisto dell’acqua, per il trasporto, costa nove volte rispetto alle più ricche aree urbane, proprio nei luoghi in cui nessuno può permettersela.

Bellavista ha più di 200 residenti i quali, stanchi di dover fare a meno dell’acqua, hanno avuto un’idea geniale:

Davvero, mi sembrava impossibile catturare la nebbia con rete di plastica, per trasformarla in gocce d’acqua

ha detto Noe Neira Tocto, il sindaco della baraccopoli, mostrando con orgoglio un sistema che funziona con una rete che assomiglia molto ad una da pallavolo, in grado di recuperare l’acqua in questo modo.

Abbiamo cinque pannelli di otto metri per quattro appollaiati sulla cima della montagna. Con loro siamo in grado di raccogliere fino a 60 litri per notte in inverno.

Pronti? Arriva la settimana del riciclo

settimana ricicloUn’iniziativa dalla parte dell’ambiente e della cultura sostenibile. Anche in Italia, così dura a cambiare. E’ stata presentata oggi l’iniziativa “Da cosa rinasce cosa”, la prima settimana dedicata al riciclo che si svolgerà dal 13 al 18 novembre nelle piazze di Milano, Torino, Roma e Napoli. L’evento è organizzato da Conai, Consorzio Nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi.

Alla presentazione dell’iniziativa sono intervenuti, tra gli altri, l’assessore alla Mobilità, Trasporti e Ambiente di Milano Edoardo Croci, Piero Perron e Giancarlo Longhi, rispettivamente Presidente e direttore generale di Conai.

Creare energia dai movimenti della natura

team crea dispositivo energia rinnovabile

Sfruttando i capricci del mondo naturale, gli ingegneri della Duke University hanno sviluppato un nuovo approccio, che credono possa raccogliere l’elettricità in modo più efficiente dai movimenti della vita quotidiana della natura. La raccolta di energia è il processo di conversione di una forma di energia, come il movimento, in un’altra forma di energia, in questo caso l’elettricità.

Le strategie variano dallo sviluppo di parchi eolici all’utilizzo delle vibrazioni prodotte da persone che camminano su piccoli dispositivi elettronici. Anche se il movimento è una fonte abbondante di energia, solo un limitato successo è stato raggiunto, perché i dispositivi usati eseguono solo una stretta banda di frequenze. Questi cosiddetti dispositivi “lineari” possono funzionare bene, per esempio, se il carattere del moto è abbastanza costante, come ad esempio la cadenza di una persona che cammina. Tuttavia, come sottolineano i ricercatori, il ritmo del cammino, come con tutte le fonti ambientali, può cambiare nel tempo notevolmente.

Il dispositivo ideale sarebbe uno in grado di convertire una serie di vibrazioni invece di una semplice banda ristretta

ha ipotizzato Samuel Stanton, studente della Duke’s Pratt School of Engineering, lavorando nel laboratorio di Brian Mann, assistente professore di ingegneria meccanica e dei materiali scienze. Il team, ha pubblicato i risultati dei propri esperimenti sulla rivista Applied Physics Letters.

La bioplastica sostituirà il 90% della plastica proveniente dal petrolio

bicchieri in bioplastica

La bioplastica non è certo una panacea, ma se si vuole passare un giorno ad un mondo privo di combustibili fossili (per scelta o per necessità), avremo bisogno di qualcosa per sostituire la plastica. Dei ricercatori provenienti dall’Università di Utrecht hanno condotto uno studio che è stato commissionato loro dalle associazioni Bioplastics europea e la European Polysaccharide Network of Excellence (EPNOE), e le loro conclusioni sono state molto interessanti.

Nel loro studio, Martin K. Patel, Li Shen e Juliane Haufe dimostrano che fino al 90% del consumo globale corrente di polimeri provenienti da petrolio e gas può tecnicamente essere convertito da materie prime rinnovabili. Ma mentre questo è un numero abbastanza grande, questo è un limite teorico. Nel breve e medio termine, i numeri sono molto più bassi: sulla base dei recenti annunci la capacità di produzione di bio-plastica è previsto in aumento da 360.000 tonnellate nel 2007 a circa 2,3 milioni di tonnellate entro il 2013.

Il bio-design alla massima potenza: alberi al naturale in casa

casa sostenibile whole trees

Le case sostenibili non sono più una novità. Da ogni parte del mondo arrivano notizie di progetti o costruzioni dedicate all’ecologia, ed in quest’ottica con un occhio al passato ed uno al futuro, si inserisce anche la casa di Roald Gundersen, architetto americano del Wisconsin.

Nello Stato americano Gundersen dirige la Whole Trees Architecture And Costruction, un’azienda che si occupa di costruire case sostenibili al 100%. Un esempio, il più evidente, è la sua casa personale. Il materiale che ha usato per costruirla è il legno, e fino qui non c’è nulla di nuovo. Ma l’innovazione è il tipo di legno: a chilometro zero e conservato nella sua struttura naturale.

La tecnologia può modificare il comportamento umano?

icat

Se la tecnologia può salvarci dai cambiamenti climatici, ha alcune sfide difficili da affrontare: domare le onde, il vento e il sole, eliminare l’anidride carbonica dall’aria e diminuire le temperature. Ma soprattutto dominare la natura umana. Questa “tecnologia persuasiva” che invita le persone ad adottare comportamenti meno inquinanti, può presentarsi in forma di nuovi gadget e servizi on-line o nuove funzionalità per la tecnologia esistente.

Il risparmio energetico dovuto ai cambiamenti comportamentali può essere liquidato con tecniche di marketing avanzate e può sembrare banale rispetto alla scienza dei materiali esoterici che è necessaria per la produzione di energia solare in modo più efficiente. Ma c’è molto da guadagnare.

La settimana scorsa New Scientist ha riportato che le emissioni degli Stati Uniti potrebbero essere ridotte di oltre il 7% se le persone cambiassero il loro stile di vita in casa. Altri studi hanno riferito che il 26-36% del consumo energetico domestico è “comportamentale”, cioè determinato dal modo in cui usiamo gli elettrodomestici, e non dalla loro efficienza. Questo significa che “le macchine sono destinate a cambiare gli esseri umani”, come dice il gruppo Persuasive Technology dell’Università di Stanford, California, e questo potrebbe farci risparmiare enormi quantità di energia e di denaro.

La soluzione per risolvere il riscaldamento globale: piantare foreste nei deserti

Sahara

Alcuni parlano di lanciare specchi nello spazio per riflettere la luce del sole, mentre altri vogliono nubi alte nell’atmosfera con milioni di tonnellate di polvere di zolfo lucido. Ora, gli scienziati potrebbero realizzare il piano più ambizioso della geoingegneria per affrontare il cambiamento climatico: la conversione del deserto del Sahara secco in una lussureggiante foresta. Secondo gli scienziati che hanno ideato il piano, questo potrebbe significare la “fine riscaldamento globale“.

Il programma è stato ideato da Leonard Ornstein, un biologo cellulare del Mount Sinai School of Medicine di New York, insieme a Igor Aleinov e David Rind, modellisti del clima della NASA. Il trio ha illustrato il piano in un nuovo documento pubblicato sul Journal of Climatic Change. Secondo il gruppo, i campi coltivati con alberi a crescita rapida come l’eucalipto coprirebbero i deserti del Sahara ed i suoi “cugini”, innaffiati da acqua di mare trattata da una serie di impianti di desalinizzazione costieri e convogliata attraverso una vasta rete di irrigazione. Il nuovo manto di copertura degli alberi potrebbe così portare il sistema meteo a fornire delle proprie precipitazioni, mentre assorbe anidride carbonica nell’atmosfera da tutto il mondo.

Inventato giocattolo che spiega le energie rinnovabili ai bambini…alimentato a batteria

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I giocattoli di oggi sono decisamente diversi da quelli di una volta. Dall’America arriva una nuova invenzione giusto in tempo per Natale, che unisce l’aspetto ludico alla conoscenza dell’ambiente. Si tratta di un giocattolo per l’apprendimento dei bambini, incentrato sulle energie rinnovabili.

Questo robot dall’aria dello scienziato pazzo insegna ai ragazzi i diversi tipi di fonti di energia rinnovabile disponibili in natura, l’efficacia di ognuna di esse, il risparmio in termini di emissioni, ed insegna perfino anche ai più piccoli come ridurre il consumo energetico in casa. Sembra il massimo per il figlio di un amante della natura. Tuttavia, c’è un particolare curioso che è sfuggito ai costruttori: il dispositivo è alimentato a batterie AA. Non sarebbe stato meglio farlo alimentare ad energia solare o con qualche altro metodo più ecologico?