Una macchina per creare il ghiaccio ad energia solare

Creare ghiaccio dal sole: sembra un’impresa impossibile eppure c’è chi, nuovo Archimede, è riuscito nello straordinario intento.
Si tratta di un gruppo di ingegnosi studenti della San Jose State University che hanno messo a punto una macchina capace di produrre ghiaccio dalla luce solare, grazie allo sfruttamento di una semplice reazione chimica, senza alcun genere di elettricità.

Questa straordinaria invenzione dovrebbe risultare utile in casi di emergenza ed è stata progettata proprio per fronteggiare fenomeni come calamità naturali, fabbisogno idrico nei campi profughi e fini umanitari come il miglioramento delle condizioni igieniche e l’apporto di acqua per l’agricoltura nei Paesi in via di sviluppo. Ma cerchiamo di capire insieme come funziona la tecnologia di questo particolare macchinario.

Graphene: la tecnologia che raddoppierà l’efficienza delle rinnovabili

Uno degli argomenti spesso portati contro le energie rinnovabili è che esse hanno scarsa capacità di fornire energia. Un grande impianto spesso non supera il 50% (nel migliore dei casi) del fabbisogno di una casa media. Da oggi però anche questa argomentazione potrebbe essere smentita.

Ingegneri e scienziati dell’Università di Austin (Texas) hanno fatto un grande passo avanti sull’uso di una struttura di atomi chiamata “Graphene“, che sarebbe una nuova base di carbonio che serve ad immagazzinare elettricità in dispositivi ultracapaci, in maniera tale da raddoppiare le prestazioni dei collettori delle energie rinnovabili, sole e vento in testa.

La tragedia di Napoli pare doversi ripetere in Cina

L’industria verde sta diventando sempre di più il mercato nero più importante dell’Asia. Con questo gioco di parole si potrebbero descrivere le decine di casi vergognosi che stanno avvenendo in quelle aree, in cui, come a Napoli per la camorra, i rifiuti stanno diventando il nuovo business.

A denunciarlo è un rapporto stilato dal GAO (Government Accountability Office) degli Stati Uniti in cui vengono rivelate le responsabilità di numerose compagnie, soprattutto tecnologiche, che smaltiscono i rifiuti in una maniera poco ortodossa: con la scusa del riciclaggio, inviano la propria immondizia in altri Paesi illegalmente, qualcosa che dalle nostre parti purtroppo si conosce fin troppo bene.

Una battaglia legale ha salvato la casa dell’hobbit

Va bene non dare incentivi per le case ecosostenibili, non finanziare le rinnovabili o fornire fondi per impiantare i pannelli solari nelle abitazioni pubbliche e private, ma addirittura osteggiare un singolo cittadino che vive nella sua casa a impatto zero, ci sembra eccessivo.
Succede nella civilissima Gran Bretagna e precisamente nel parco nazionale del Pembrokeshire, nel sud ovest del Galles, dove un ormai anziano signore ha vinto dopo ben dieci anni una battaglia legale per poter conservare la sua dimora ecologica.

Sembra incredibile, ma la Roundhouse costruita da Tony Wrench, questo il nome dell’ormai famoso ecopioniere, deturpava il paesaggio.
L’abitazione fa parte di un complesso di case, tutte rigorosamente ecologiche, costruite a metà anni Novanta, non proprio legalmente, da una comunità eco-sostenibile, la
Brithdir Mawr, in’una area pressocchè disabitata e dimenticata da tutti del parco del Pembrokeshire.

La tassa pic-nic piace a Legambiente

La tassa pic-nic, promossa in Francia dal ministro dell’economia e dello sviluppo sostenibile Jean Louis Borloo, piace anche a Legambiente. Il responsabile scientifico dell’associazione ambientalista, Stefano Ciafani, ritiene opportuno, infatti,

Come lavarsi i denti in maniera ecologica in tre semplici mosse

Un gesto quotidiano, quello di lavarsi i denti, ripetuto nel corso di un anno centinaia di volte. Non sarebbe dunque il caso di renderlo più ecologico?
Negli Stati Uniti, esistono tre semplici regole da rispettare per pulire denti e bocca in maniera ecologica, rispettando l’ambiente.

La prima è usare un dentifricio ecocompatibile, finora quello Tom’s of Maine sembra uno dei pochi disponibili sul mercato americano.
Seconda cosa dotarsi di uno spazzolino riusabile, con l’impugnatura fatta da legno riciclato e una testina che si può staccare e sostituire, senza buttare così via il manico, ancora in buone condizioni, che può essere usato mesi e mesi.
Operazione, questa, che aiuta a eliminare tonnellate di rifiuti di plastica proveniente dagli spazzolini usa e getta, che durano solo un mese.

Le antenate delle balene avevano le zampe

Le prime balene una volta nuotavano non grazie alle pinne che hanno oggi, ma attraverso grandi zampe posteriori. Questa è la nuova scoperta che servirà a fare luce su uno dei misteri che affascinano gli scienziati da secoli, e cioè come facevano questi pachidermi a stare lontani dalla terra, nonostante ritrovamenti fossili.

Gli antenati delle balene odierne quindi camminavano sulla terra come fanno gli altri mammiferi. Nel corso del tempo quindi si sono evolute, abituandosi a stare nell’acqua, e quindi trasformando le loro zampe in pinne. La scoperta è avvenuta studiando la struttura ossea delle balene, che mostrava chiaramente come fossero presenti tracce pelviche lì dove sarebbero dovuti essere presenti gli arti posteriori.