Graphene: la tecnologia che raddoppierà l’efficienza delle rinnovabili

Uno degli argomenti spesso portati contro le energie rinnovabili è che esse hanno scarsa capacità di fornire energia. Un grande impianto spesso non supera il 50% (nel migliore dei casi) del fabbisogno di una casa media. Da oggi però anche questa argomentazione potrebbe essere smentita.

Ingegneri e scienziati dell’Università di Austin (Texas) hanno fatto un grande passo avanti sull’uso di una struttura di atomi chiamata “Graphene“, che sarebbe una nuova base di carbonio che serve ad immagazzinare elettricità in dispositivi ultracapaci, in maniera tale da raddoppiare le prestazioni dei collettori delle energie rinnovabili, sole e vento in testa.

La tragedia di Napoli pare doversi ripetere in Cina

L’industria verde sta diventando sempre di più il mercato nero più importante dell’Asia. Con questo gioco di parole si potrebbero descrivere le decine di casi vergognosi che stanno avvenendo in quelle aree, in cui, come a Napoli per la camorra, i rifiuti stanno diventando il nuovo business.

A denunciarlo è un rapporto stilato dal GAO (Government Accountability Office) degli Stati Uniti in cui vengono rivelate le responsabilità di numerose compagnie, soprattutto tecnologiche, che smaltiscono i rifiuti in una maniera poco ortodossa: con la scusa del riciclaggio, inviano la propria immondizia in altri Paesi illegalmente, qualcosa che dalle nostre parti purtroppo si conosce fin troppo bene.

Una battaglia legale ha salvato la casa dell’hobbit

Va bene non dare incentivi per le case ecosostenibili, non finanziare le rinnovabili o fornire fondi per impiantare i pannelli solari nelle abitazioni pubbliche e private, ma addirittura osteggiare un singolo cittadino che vive nella sua casa a impatto zero, ci sembra eccessivo.
Succede nella civilissima Gran Bretagna e precisamente nel parco nazionale del Pembrokeshire, nel sud ovest del Galles, dove un ormai anziano signore ha vinto dopo ben dieci anni una battaglia legale per poter conservare la sua dimora ecologica.

Sembra incredibile, ma la Roundhouse costruita da Tony Wrench, questo il nome dell’ormai famoso ecopioniere, deturpava il paesaggio.
L’abitazione fa parte di un complesso di case, tutte rigorosamente ecologiche, costruite a metà anni Novanta, non proprio legalmente, da una comunità eco-sostenibile, la
Brithdir Mawr, in’una area pressocchè disabitata e dimenticata da tutti del parco del Pembrokeshire.

La tassa pic-nic piace a Legambiente

La tassa pic-nic, promossa in Francia dal ministro dell’economia e dello sviluppo sostenibile Jean Louis Borloo, piace anche a Legambiente. Il responsabile scientifico dell’associazione ambientalista, Stefano Ciafani, ritiene opportuno, infatti,

Come lavarsi i denti in maniera ecologica in tre semplici mosse

Un gesto quotidiano, quello di lavarsi i denti, ripetuto nel corso di un anno centinaia di volte. Non sarebbe dunque il caso di renderlo più ecologico?
Negli Stati Uniti, esistono tre semplici regole da rispettare per pulire denti e bocca in maniera ecologica, rispettando l’ambiente.

La prima è usare un dentifricio ecocompatibile, finora quello Tom’s of Maine sembra uno dei pochi disponibili sul mercato americano.
Seconda cosa dotarsi di uno spazzolino riusabile, con l’impugnatura fatta da legno riciclato e una testina che si può staccare e sostituire, senza buttare così via il manico, ancora in buone condizioni, che può essere usato mesi e mesi.
Operazione, questa, che aiuta a eliminare tonnellate di rifiuti di plastica proveniente dagli spazzolini usa e getta, che durano solo un mese.

Le antenate delle balene avevano le zampe

Le prime balene una volta nuotavano non grazie alle pinne che hanno oggi, ma attraverso grandi zampe posteriori. Questa è la nuova scoperta che servirà a fare luce su uno dei misteri che affascinano gli scienziati da secoli, e cioè come facevano questi pachidermi a stare lontani dalla terra, nonostante ritrovamenti fossili.

Gli antenati delle balene odierne quindi camminavano sulla terra come fanno gli altri mammiferi. Nel corso del tempo quindi si sono evolute, abituandosi a stare nell’acqua, e quindi trasformando le loro zampe in pinne. La scoperta è avvenuta studiando la struttura ossea delle balene, che mostrava chiaramente come fossero presenti tracce pelviche lì dove sarebbero dovuti essere presenti gli arti posteriori.

Ridurre l’accumulo di arsenico nelle piante: scoperta la proteina responsabile dell’assorbimento

L’arsenico è un elemento chimico molto tossico e canceroso, presente in natura nelle rocce e nel suolo. Sono numerosi i paesi che, in base ai dati dell’UNESCO, devono fare i conti con le alte concentrazioni di arsenico nel suolo e nelle falde acquifere e spesso anche le colture, e in particolare il riso, vengono contaminate dall’arsenico, costituendo un grave rischio per la salute dell’uomo. Ingerire alte quantità di arsenico, infatti, può causare, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità,  la cosiddetta arsenicosi, una malattia che genera, tra gli altri, disturbi della pelle, cancro ai reni e alla vescica. Per far fronte a questo grave problema che affligge milioni di persone nel mondo, negli anni numerosi scienziati si sono dati da fare per trovare soluzioni adeguate. Alcuni ricercatori dell’Università di Gothenburg in Svezia, ad esempio, sono riusciti a capire come funziona il meccanismo di trasferimento dell’arsenico nelle piante, identificando quali sono le proteine responsabili dell’assorbimento.

Le ultime novità dell’ecoautomobilismo

Traffico, emissioni, inquinamento nelle città, caro benzina. Tutte parole chiave legate all’automobile.
Le quattro ruote che dovrebbero fungere da utilitaria per andare al lavoro e per esigenze personali, sono diventate più che un bene utile un bene di lusso. Lo testimonia il grande affollamento di Suv sulle strade italiane, simbolo di un’educazione che tutto si può definire tranne che ecologica.

Spingere verso il mercato delle auto ecologiche o che almeno limitino gli sprechi di carburante, è un obiettivo che molte case automobilistiche fingono sia primario, per ottenere plausi, pubblicità e quel consenso demagogico che tanto fa bene al buon nome di un’azienda. Ma cosa si sta facendo di concreto per limitare le emissioni dei gas di scarico delle automobili e ridurre i consumi?

Aerei ecosostenibili e a basso consumo. L’aviazione ricerca soluzioni ecosostenibili

Aerei più ecologici, più economici e meno inquinanti. E’ questa la nuova frontiera dell’aviazione che, come la nautica, di cui abbiamo parlato ieri, si sta impegnando nella ricerca di soluzioni ecosostenibili. A spingere l’aviazione verso il cambiamento sono soprattutto il caro-carburante, con il cherosene a 140 dollari a barile e l’inquinamento, con 3,16 tonnellate di anidride carbonica per ogni tonnellata di carburante. Le soluzioni eco-compatibili per il breve periodo prevedono l’impiego come carburante di biofuel di terza generazione e di carburanti sintetici Fischer Tropsch. Gli sforzi maggiori dell’aviazione si concentrano, però, sui motori degli aerei che rappresentano il principale elemento di inefficienza. Sono stati già presentati dai grandi della motoristica aereonautica nuovi propulsori a basso consumo in grado di abbattere i consumi fino al 10%.

Green Design Festival, Atene ci prova

Atene ci prova. Forse consapevole del suo essere tra le capitali più inquinate d’Europa, fa un salto avanti ed edifica un Eco Museo nella piazza centrale, costruisce giardini verticali lungo le pareti dei palazzi e si ripensa in tema ecologista.

Diffondere nei cittadini una cultura del verde, o almeno crearne la consapevolezza, è lo scopo dell’Athens Green Design Festival, il primo tentativo greco di parlare di Design e di sostenibilità. Attraverso l’uso di installazioni, idee creative, nuove tecnologie e riuso di materiali, il festival mira a presentare idee e soluzioni per tingere di verde la vita quotidiana di una popolazione che di attenzione all’ecologia oggi ne ha ben poca.