Ecofriends, l’associazione che riunisce cittadini e imprese amiche dell’Ambiente, ha nominato il nuovo segretario generale: è Letizia Palmisano, nota blogger e giornalista ambientale da sempre attenta all’ecologia e agli stili di vita “green”.
Persone & Società
Protocollo di Kyoto: i canadesi furiosi per l’uscita dal trattato del loro Paese

Ieri vi avevamo riportato le scuse con le quali si giustificava l’uscita del Canada dal protocollo di Kyoto. Tutte motivazioni che, come abbiamo visto, non stanno in piedi. Ma il gesto comunque è ben peggiore di qualsiasi invenzione, ed infatti ha fatto infuriare gli osservatori internazionali, ma anche i canadesi stessi che hanno rinnegato il proprio Governo. La parola per definire il Ministro dell’Ambiente Kent che maggiormente circolava ieri tra la popolazione del grande Stato nordamericano era “vergognoso”, il che fa capire che aria tira.
Protocollo di Kyoto: le bugie del Canada che scappa dalle sue responsabilità

Come in molti sapranno, il Canada non ha intenzione di prolungare il Protocollo di Kyoto che scade nel 2012. Ma ancor peggio, il Ministro dell’Ambiente canadese ha annunciato che il suo Paese uscirà dal trattato ancor prima della scadenza naturale. Una scelta incredibilmente assurda che ha fatto infuriare tutti i Paesi del mondo, compresi quelli che inquinano anche di più e quelli che, come il Canada, non avrebbero voluto prolungare il Protocollo. Purtroppo, di fronte a questa scelta così impopolare, il Governo dello Stato nordamericano ha scelto di raccontare un sacco di bugie.
Congresso di Durban, Clini contento e bastona gli Usa

E’ un Corrado Clini raggiante quello che commenta i risultati del congresso di Durban, i cui risultati, a suo dire, sono molto positivi per l’Italia. Secondo il Ministro dell’Ambiente, che già ieri era tornato sull’argomento affermando che bisogna puntare sull’economia locale per rilanciare gli obiettivi ambientali. Nella stessa giornata, intervistato da Radio 3, ha parlato di successo perché per la prima si è riusciti a mettere d’accordo dei grandi emettitori come Cina, India, Brasile ed Europa, ed in parte anche gli Usa che non avevano ratificato il protocollo di Kyoto e non sembravano disposti a ratificare nemmeno altri trattati, e che ora sono rimasti clamorosamente indietro su queste tecnologie.
Manovra, tra i tagli anche l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare
Tra i tagli e i rincari annunciati, alcuni dei quali già partiti, dalla manovra Monti vi è anche il taglio dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare. La soppressione dell’agenzia rientra difatti tra gli enti e gli organismi eliminati con la soppressione dell’art. 21, comma 31. Con l’emendamento presentato dai relatori e in votazione oggi nel pomeriggio, le competenze dell’Agenzia non vengono soppresse in toto.
L’accordo di Durban non salverà il pianeta

Il mondo ha salutato quasi con un applauso la notizia che a Durban era stato trovato un accordo sul clima, ma purtroppo questo clamore poteva far felice soltanto chi di ambiente e di ecologia capisce poco o nulla perché si informa solo al tg o sui grandi giornali che, con tutto il rispetto, non seguono tutti i giorni questi argomenti. Come affermato anche su queste pagine diversi giorni fa, l’idea di far iniziare qualsiasi tipo di restrizione dopo il 2020 equivaleva ad un suicidio perché per allora sarà troppo tardi, ed infatti oggi arriva la conferma da parte di diversi scienziati e ambientalisti che non si dicono affatto contenti dell’accordo.
Congresso di Durban: nei tempi supplementari gli Usa firmano il rinvio, e si scoprono persino i sabotatori

Che qualcuno remasse contro i negoziati sul clima, già lo si sospettava. Ma che queste persone lavorassero alla luce del sole, bè questo è davvero incredibile. Fatto sta che sabato sera è stato reso noto che tra i banchi dei delegati delle varie nazioni è stata fatta circolare una bozza di trattato a firma Europa, Messico, Brasile, Sudafrica, Cina e India, secondo cui i trattati si sarebbero dovuti iniziare già a metà 2012 e concludersi entro il 2020. Per fortuna che i delegati di questi sei Paesi se ne sono accorti in tempo (peraltro la data era sbagliata ed il carattere usato non era quello corretto) ed hanno sconfessato tale testo in quanto, nella delicata partita sul clima, sarebbe bastato questo per far saltare il tavolo.
Congresso di Durban: il testo c’è, ma manca l’accordo

La conferenza sul clima di Durban è terminata ieri sera con una notizia buona ed una cattiva. La buona è che l’Europa ha redatto il testo definitivo su cui, bene o male, tutti concordano. La cattiva è che ancora nessuno lo ha firmato, rinviando ogni discorso, come lo ha definito il Guardian, ai “tempi supplementari”. Questa mattina infatti i colloqui continueranno fuori programma, anche se non ci si attendono grosse novità.
Congresso di Durban: si va verso il rinvio dei trattati

Siamo ormai a poche ore dalla chiusura del congresso di Durban, ed a meno che questa sera non accada qualcosa di eccezionale, verranno confermate le predizioni fatte su queste pagine sin da prima dell’inizio della conferenza. Siamo molto vicini ad un accordo, ma molto probabilmente questo non si farà e tutto verrà rimandato al Rio +20 di giugno o forse anche oltre. Ieri un altro passo in avanti è stato compiuto dai Paesi più recalcitranti: Brasile, Canada, Giappone e l’Unione Africana hanno deciso di unirsi all’Europa, e gli Stati Uniti hanno ammorbidito la propria posizione.
Congresso di Durban: Europa e Cina sempre più vicine, e parte la proposta di smettere di finanziare chi inquina

Luci ed ombre si susseguono nelle ultime convulse giornate della conferenza sul clima di Durban dove, come sempre, si è arrivati agli sgoccioli per rendersi conto che non si è concluso granché. A differenza dei precedenti incontri però, un risultato si è ottenuto: alcuni Paesi sono più vicini almeno negli intenti. Se per un accordo globale bisognerà attendere forse altri 3-4 anni, negli ultimi giorni si è avuto un risultato molto importante: la Cina si è avvicinata alle posizioni europee ed ora gran parte delle nazioni potrebbero cominciare a trattare per uno stesso obiettivo.
Congresso di Durban: rimandata ogni decisione?

Come già successo, la storia si ripete. Gli ultimi giorni del congresso sul clima sono quelli che offrono maggiori speranze, per arrivare poi in extremis a far crollare ogni costruzione. Ed è quello che potrebbe essere accaduto ieri, a tre giorni dal fischio finale. A far precipitare i trattati è nuovamente l’India, dopo una leggera apertura qualche giorno prima, la quale ha respinto categoricamente un trattato unico vincolante proposto dall’Europa.
Congresso di Durban: Cina e Brasile aprono ad un accordo ma pongono le condizioni

Buone notizie da Durban dove pare che proprio in extremis si possa trovare un accordo. Dopo che ieri l’India si era detta disponibile a trattare, oggi apre al discorso emissioni persino la Cina, l’unico Paese che finora era rimasto rigido sulle sue posizioni, tirandosi dietro il terzo Paese più inquinante tra quelli in via di sviluppo, e cioè il Brasile. Il piano al 2020 proposto dall’UE piace, anche se la Cina non può accettarlo in toto. Ed infatti per aderirvi ha posto delle condizioni.
Congresso di Durban: l’India si schiera con l’Europa

Forse siamo ad un punto di svolta nei trattati sul clima di Durban. Nella giornata di ieri il rappresentante dell’India, uno dei due Paesi che di fatto reggono i fili dell’intesa, ha deciso di schierarsi con l’Europa in favore di un accordo per ridurre le emissioni per mantenere sotto controllo l’incremento delle temperature. La decisione è maturata nella serata di domenica dopo che 42 Stati insulari e 48 Paesi sottosviluppati si erano dichiarati favorevoli alla sottoscrizione di una sorta di prolungamento del protocollo di Kyoto.
Congresso di Durban: ex ministro inglese chiede di sospendere il Protocollo di Kyoto

Come fare per salvare il protocollo di Kyoto? Basta sospenderlo. E’ questa la proposta shock di John Prescott, ex ministro laburista del Governo britannico ed uno dei fautori dell’adesione della Gran Bretagna al trattato. L’idea Prescott l’ha presentata a Durban, in occasione della conferenza sul clima COP17, e si basa su una sospensione temporanea dei termini del trattato.