Il top del risparmio energetico: la bicicletta-lavatrice

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Non c’è bisogno di energia elettrica per fare il bucato. E’ facile come andare in bicicletta. Le nostre vecchie zie da anni ancora lavano il bucato a mano, e lo asciugano con uno strizzatoio, oppure il massimo della tecnologia è rappresentato dallo stendino.

Purtroppo però queste belle abitudini ecologiche sono andate perdute con il tempo. Se siete un po’ più occupati e non avete il tempo per questo lungo processo, è possibile mantenere i vostri vestiti puliti con l’energia dei pedali. GreenovationTV ha puntato sulla soluzione low-tech. Dave Askins, alias Dave Senzatetto, di Ann Arbor, Michigan, ha creato il sistema. Ha agganciato una bicicletta ad una vasca costruita con pezzi vecchi che si possono trovare ovunque. Utilizza anche un lavatoio Amish per il lavaggio a mano e dei cicli di risciacquo. Per far funzionare tutto questo, egli usa la bicicletta per far girare i vestiti fino ad asciugarli come in una centrifuga. Tempo dell’operazione? Solo circa 15 minuti.

Michael Jackson e l’eco-messaggio nel suo “This is it!”

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Può sembrare bassa propaganda per il film, ma sembra che addirittura anche Michael Jackson, prima di morire, volesse inviare il suo messaggio di speranza per l’ambiente. Dalle prove per il suo tour di concerti, le quali sono poi servite per il film uscito nelle sale di tutto il mondo 3 giorni fa, si dice che il Re del Pop stava pensando di inserire anche due canzoni dal tema ecologico.

Come tutti sanno, dalle prove del concerto e dai dietro le quinte sono state prese più di 100 ore di filmati per una produzione massiccia, che doveva segnare ritorno di Jackson sul palco dopo 10 anni di pausa. Nel film si può ammirare anche uno scorcio di Jackson il perfezionista, l’uomo, ma anche una persona estremamente preoccupata per la salute del Pianeta.

I repubblicani ostacolano i negoziati sul clima in nome dell’oro nero

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La commissione Ambiente e Lavori Pubblici del Senato americano sta per iniziare la discussione sul disegno di legge sul clima ma, proprio come accade anche in Italia, anche lì ci sono politici ottusi che, per favorire le solite lobby inquinanti, remano contro. Alcuni repubblicani della commissione, guidata da importanti negazionisti come il Sen. James Inhofe dell’Oklahoma, minacciano di boicottare l’udienza, facendo bloccare i progressi già difficili che sono avvenuti grazie alla senatrice Barbara Boxer della California.

Inhofe sostiene che una corretta analisi economica del disegno di legge non sia ancora stata fatta, ma la Boxer ha tentato di respingere tale obiezione, visto che l’EPA, l’agenzia per l’ambiente americana, ha avuto cinque settimane per analizzare l’impatto economico. Il risultato è stato un rapporto che ha dimostrato che il disegno di legge avrebbe ripercussioni marginali sui bilanci delle famiglie. Ma attenzione a non pensare che si tratti solo di un problema americano, perché esso colpisce anche noi da vicino.

Ecco perché il mondo ha bisogno di una governance internazionale sull’ambiente

Nicolas-Sarkozy-Angela Merkel

La crisi ambientale globale, dalla scomparsa della biodiversità al degrado delle foreste, dal collasso dei sistemi marini al cambiamento climatico, non potranno essere risolti senza una riflessione dura su una governance internazionale. La risposta del mondo a queste sfide è diventata un’incredibile varietà di istituzioni, accordi e trattati che hanno urgente bisogno di riforme.

Che l’urgenza sia nota lo sottolineano in tanti, dal Cancelliere tedesco Merkel al Presidente francese Sarkozy. In una lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite hanno sottolineato che bisogna rivedere la governance ambientale ed usare i colloqui sul clima di Copenaghen di dicembre per progredire verso la creazione di un’organizzazione mondiale dell’ambiente. Altri leader mondiali ha adottato un tono simile, durante il G20 di Pittsburgh.

L’Ue ha deciso: 100 miliardi all’anno per sostenere i Paesi poveri nella lotta ai cambiamenti climatici

parlamento europeo

Una prima risposta alle richieste dei Paesi poveri nel tentativo di adeguarsi alla lotta contro i cambiamenti climatici è arrivata questa notte a Bruxelles. Dopo una serata di dibattiti, l’Unione Europea ha deciso che si presenterà a Copenaghen con la proposta del sostegno fissata a 100 miliardi di euro all’anno fino al 2020.

Un impegno preciso e pesante, come chiedevano i Paesi cosiddetti del Terzo Mondo, i quali sono i più colpiti da questa fase di transizione, in quanto pagano il maggior prezzo in termini di cambiamenti climatici (vedi le Maldive che rischiano di sparire nell’arco di un secolo, o i Paesi del Sud-Est asiatico che perdono ogni anno pezzi di terreno), ma d’altra parte non riescono a stare al passo con i grandi Paesi Occidentali in quanto non sono in grado di adeguarsi alle nuove tecnologie pulite, ma quella povera economia che ancora hanno è basata quasi esclusivamente sul carbone. Naturalmente però non sono mancate le polemiche.

L’America risponde all’Europa sulla legislazione sul clima, ma anche lì le polemiche non mancano

senatori americani sui cambiamenti climatici

I leader delle aziende che sviluppano un basso consumo energetico e basse emissioni di carbonio hanno chiesto al Senato americano una legislazione sul clima per creare milioni di nuovi posti di lavoro, contrariamente a quei politici che sostenevano che una legislazione troppo ecologica avrebbe tagliato l’occupazione.

Il cambiamento climatico rappresenta una crisi globale, ma

può anche rappresentare un’opportunità economica di vaste proporzioni

ha ammesso Dan Reicher, direttore delle iniziative relative ai cambiamenti climatici di Google alla commissione del Senato per l’ambiente e i lavori pubblici. Oltre alla creazione di nuovi posti di lavoro nell’energia solare, eolica e geotermica, ha spiegato che il regolamento nazionale sui gas a effetto serra potrebbe contribuire a spingere gli investimenti volti a sviluppare una rete efficiente e robusta che si combina con le informazioni da Internet.

De Boer: “Difficilmente il congresso di Copenaghen troverà una soluzione”

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Yvo de Boer, il commissario per il clima delle Nazioni Unite, ha pubblicamente affermato che non c’è modo che un accordo su un vero e proprio trattato sul clima globale possa essere raggiunto nel dicembre prossimo. Una brutta notizia, visto che se non ci crede nemmeno chi questo accordo lo deve guidare, figuriamoci come la penseranno coloro che già sono contro tale accordo.

Secondo Bloomberg, de Boer ha detto che mentre un trattato vincolante sul clima in questo momento è “impossibile”, non tutto è perduto perché qualche progresso può ancora essere fatto:

I delegati provenienti da circa 190 Paesi che si incontreranno nella capitale danese dovrebbero invece concentrarsi su “quattro principali elementi essenziali politici” che comportano riduzioni delle emissioni per i Paesi sviluppati, gli sforzi che devono essere compiuti dai Paesi in via di sviluppo, gli aiuti del clima e della governance.

Queste le parole che de Boer ha annunciato ieri durante una conference call. Gli ultimi dettagli devono essere compilati l’anno prossimo, ha affermato.

Deutsche Bank: “investimenti sull’ecologia in Italia? Solo per coraggiosi”

berlusconi mano in faccia

Se avete qualche euro da spendere in un investimento ecologico, non fatelo in Italia. E’ questa la conclusione a cui arriva la Deutsche Bank, prendendo in analisi diversi fattori di investimento, tra cui il più importante, quello della legislazione nazionale. Stilando una sorta di elenco di 109 nazioni in cui è possibile investire nell’ecologia, l’Italia è messa tra quelle in cui l’investimento sarebbe “ad alto rischio“, cioè la categoria 3, quella in cui compaiono anche i Paesi del Terzo Mondo.

Sul sito delle Nazioni Unite, dove la banca tedesca ha pubblicato la sua relazione, si può leggere:

Investire sul clima in Italia? Una cosa solo per i coraggiosi. Se state cercando opportunità di investimento collegata ai cambiamenti climatici, non mettete l’Italia in cima alla vostra lista. Non è assolutamente chiaro che tipo di legislazione il suo primo ministro Silvio Berlusconi intenda adottare sul clima.

E’ questa la principale preoccupazione che induce gli investitori a non scegliere l’Italia. Una preoccupazione più volte espressa anche sulle pagine di questo sito, in quanto quelle poche leggi che c’erano sulle agevolazioni agli investimenti nell’ecologia, sono state eliminate dall’attuale Governo Berlusconi, ed anzi, alcune sembrano remare nella direzione opposta.

Obama ha deciso: finanziamenti alle case automobilistiche solo per auto elettriche e ibride

Obama auto elettrica

I costruttori di automobili elettriche si sono rivolti alla Ford Motor Co., in California, per utilizzare 11 miliardi di dollari di fondi per agevolare un mercato che ancora non esiste. Fisker Automotive Inc., supportata da un prestito di 528,7 milioni dollari, ha detto oggi che si unirà alla partita, acquistando un impianto del Delaware della ex General Motors Corp. per $ 18 milioni. La spesa sarà di 175 milioni dollari per ristrutturare e riorganizzare la fabbrica per costruire auto ibride.

Le vetture costruite qui saranno davvero le auto del futuro

ha spiegato il vice presidente Joe Biden, il quale ha annunciato la volontà del Governo di puntare sulle auto elettriche e ibride per il futuro dell’America. Gli aiuti dell’amministrazione Obama serviranno per stimolare la domanda di carburante più efficiente ed attirare le imprese, compresa la General Motors e Nissan Motor Co., ad investire sull’auto elettrica, anziché fare come in Italia in cui i soldi andavano a pioggia, senza che ci fosse un piano ecologico alle spalle. Spiega Michael Omotoso, senior manager di JD Power & Associates:

Il Governo americano sta dicendo che avremo un milione di veicoli elettrici su strada entro il 2015. Realisticamente, i produttori potrebbero aver venduto tra 80.000 e 100.000 auto entro il 2015.

Ci sono circa 50 imprese di veicoli alternativi in competizione per accedere al capitale statale, ma nella migliore delle ipotesi saranno una decina le imprese che vi riusciranno, nella peggiore solo due. L’ex segretario al Tesoro Henry Paulson, consigliere di Coda Automotive, ha spiegato che mira ad importare berline elettriche costruite in Cina nel 2010.

Climate Day: la manifestazione per il clima che ha coinvolto tutto il mondo, tranne l’Italia (fotogallery)

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Gli attivisti contro il riscaldamento globale, hanno applicato la loro fantasia nei modi più incredibili nel corso degli anni, dal posare nudi su un ghiacciaio svizzero alle scalate sulle ciminiere a carbone delle centrali elettriche. Nella giornata di ieri hanno cercato qualcosa di nuovo: con l’obiettivo sollecitare a fare sul serio i Paesi di tutto il mondo nel raggiungimento di un accordo internazionale sul clima, una raffica sincronizzata di oltre 4.300 manifestazioni, dall’Himalaya alla Grande Barriera Corallina, si sono tutte concentrate sul numero 350.

Per alcuni eminenti scienziati del clima, come anche descritto in queste pagine, si tratta del limite massimo di concentrazione di biossido di carbonio nell’atmosfera sopportabile, misurato in parti per milione. Se la concentrazione fosse superiore a lungo, avvertono, il mondo può aspettarsi decenni di clima perturbato, innalzamento del livello del mare, siccità e carestia. La concentrazione attuale è 387 parti per milione.

Gli organizzatori hanno detto che il loro obiettivo, nel preludio ai colloqui sul clima di Copenaghen nel mese di dicembre, era quello di illustrare l’urgente necessità di ridurre le emissioni, sottolineando che il mondo ha già superato quota 350 due decenni fa. Eppure, pur convenendo che le emissioni senza sosta costituiscono un grave rischio, alcuni scienziati ed economisti hanno incentrato la loro politica climatica non prendendo sul serio tale soglia, ed anzi parlando di innalzare il limite a 450 ppm: un disastro.

Negoziati di Copenaghen: l’Ue approva il testo da discutere col resto del mondo

parlamento europeo lussemburgo

Gli allarmismi di scienziati ed esperti sono stati ascoltati. Chi temeva che l’Unione Europea, divisa tra scettici e realisti, potesse prendere sottogamba il prossimo incontro di Copenaghen, promosso dall’Onu, in cui si discuterà del futuro delle politiche mondiali sull’ecologia, può tirare un sospiro di sollievo.

L’Unione Europea ha approvato il testo di partenza, che anche se non è completamente rivoluzionario, è meglio (molto meglio) di quanto ci si poteva aspettare all’inizio. Tempo fa infatti il Parlamento europeo aveva ratificato l’accordo famoso del 20-20-20, il quale prevedeva una diminuzione delle emissioni del 20% entro il 2020. A tale risoluzione si opposero numerosi Paesi, tra i quali l’Italia, che avevano chiesto una soglia più bassa, intorno al 13%. Non solo le richieste dell’Italia non sono state accolte, ma la soglia è stata alzata fino al 30%. Un buon passo in avanti, anche se alcuni Paesi non europei hanno stabilito che per il 2020 tenteranno di arrivare quanto più possibile vicino al 100%.

L’India si ribella e vuole una maggiore riduzione delle emissioni

eolico in india

In merito al problema dei cambiamenti climatici, l’India cerca di prendere una posizione forte nei confronti degli altri Paesi: in un’intervista alla Reuters, il ministro dell’Ambiente indiano Jairam Ramesh ha invitato il primo ministro ad accettare riduzioni delle emissioni nazionali COP15, senza che esse siano legate agli impegni finanziari e di supporto tecnologico derivanti dagli sforzi che Stati Uniti e altri Paesi ricchi hanno intenzione di intraprendere.

Nella lettera, Ramesh ha detto al primo ministro Manmohan Singh che

La posizione che assumiamo negli impegni internazionali di mitigazione, supportata solo dal finanziamento e dalla tecnologia, deve essere sfumata semplicemente perché abbiamo bisogno di tutelare il nostro interesse. Ciò deve essere pragmatico e costruttivo, non polemico. […] l’India dovrebbe ascoltare di più e parlare di meno nei negoziati.

Alla fine, la lettera ha esortato l’India a staccarsi dal gruppo di 77 nazioni in via di sviluppo ed allinearsi con il G20.

Appello WWF: “politiche ambientali da attuare entro il 2014”

siccità uccide animali

Il mondo deve avviare un completo passaggio ad un’economia a bassa produzione di carbonio entro il 2014, o correrà il rischio di un pericoloso cambiamento climatico quasi inevitabile. Ad avvertire di questo pericolo è una relazione effettuata dal WWF, il quale ha dimostrato che attendere dopo il 2014 a sviluppare appieno le politiche necessarie per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, come l’energia rinnovabile, farebbe perdere troppo tempo nel tentativo di fermare l’aumento della temperatura di più di 2° C.

Con un’industria a basso grado di carbonio che cresce ad una bassa velocità, un ritardo nel prendere provvedimenti rende quasi impossibile per i Paesi convertano la tecnologia in tempo utile per ridurre le emissioni per gli importi necessari per evitare i peggiori impatti del riscaldamento globale.

Maldive: riunione di Governo sott’acqua per richiamare l’attenzione sul problema ambientale

maldives riunione sott'acqua

Se volevano attirare le attenzioni del mondo sul problema dell’innalzamento dei livelli del mare, dire che ci sono riusciti è dire poco. I membri del Parlamento delle Maldive hanno indossato l’attrezzatura subacquea (qualcuno ha dovuto fare un corso perché era la prima volta) e hanno utilizzato i segnali manuali per comunicare durante una riunione subacquea organizzata sabato scorso per evidenziare la minaccia del riscaldamento globale in una delle nazioni situate nel punto più basso della Terra.

Il presidente Mohammed Nasheed e altri 13 funzionari del Governo si sono seduti intorno ad un tavolo sul fondo del mare, a 6 metri di profondità, nella laguna appena fuori Girifushi, un’isola di solito utilizzata per l’addestramento militare. Con uno sfondo di coralli, l’incontro è stato un tentativo di attirare l’attenzione del mondo sui timori che l’innalzamento del livello dei mari causato dalla fusione delle calotte polari potrebbe “affogare” questo arcipelago dell’Oceano Indiano nell’arco di un secolo. Le sue isole mediamente sono a solo 2,1 metri sopra il livello del mare, e dunque sarebbero le prime a sparire in caso di scioglimento dei ghiacciai.