Idrogeno verde, in Puglia Vendola sigla accordo storico

di Paola P. 4

università dell'idrogeno fotoMentre il governo continua a tastare il terreno per un ritorno all’atomo, dalle regioni arrivano notizie confortanti sull’incremento delle energie rinnovabili. In Puglia, già all’avanguardia nel campo del settore eolico, ma anche nel settore del solare-fotovoltaico, è stato infatti siglato un protocollo d’intesa sulla produzione di idrogeno verde, vale a dire prodotto grazie all’energia di fonti pulite e rinnovabili.

Un accordo storico, così lo ha definito Nichi Vendola, intervenuto all’incontro per la sigla di una collaborazione tra la Regione Puglia e la fondazione “H2u-the Hydrogen University“, con sede a Monopoli (nella foto sopra veduta dall’alto della cittadella universitaria). L’obiettivo di quest’intesa è poter dire, tra un anno, che la Puglia non è solo all’avanguardia nella produzione di energia da fonte rinnovabili, ma riesce altresì ad utilizzare questa stessa energia pulita per produrre idrogeno verde. Così stigmatizza gli intenti del protocollo d’intesa il presidente della fondazione  “H2u-the Hydrogen University“, Nicola Conenna, che ha sottolineato, intervendo all’incontro, l’importanza di questo progetto:

E’ un protocollo importante  in un momento in cui languono a livello europeo le politiche per la riduzione delle emissioni di Co2. E presto incontreremo i Paesi del Mediterraneo con cui stabilire eventuali partnership.

L’idrogeno verde in Puglia viene prodotto estraendolo dall’acqua grazie all’energia ricavata dagli impianti solari. Vendola, sempre in prima fila a favore delle rinnovabili, si è dichiarato più che soddisfatto di quest’intesa, dichiarando nel suo intervento all’incontro quali sono i fini ultimi dell’accordo:

Noi vogliamo costruire stazioni di distribuzione dell’idrogeno e legarle al trasporto eco-sostenibile, al trasporto urbano con l’idrogeno. E’ una prospettiva sperimentale che si fa in altre parti del mondo come in California. E noi vorremmo essere tra i primi in Europa a giungere a questo appuntamento con la eco-sostenibilità.

E quali sia il potenziale di utilizzo dell’idrogeno verde in Italia lo ha spiegato bene lo stesso Conenna, dati alla mano:

Al momento l’utilizzo dell’idrogeno come carburante sarebbe già possibile in Italia sulle 500.000 autovetture a metano in circolazione. In particolare su quelle immatricolate negli ultimi quattro anni (300.000), perché dotate di una centralina elettronica che ne regola la miscelazione col metano. L’immissione di idrogeno in queste auto, come negli autobus a metano  può arrivare fino al 50% della capienza dei serbatoi.

[Fonte: Ansa Eco-Energia]

Commenti (4)

  1. Bene, ma per quali mezzi verrà prodotto l’idrogeno e le relative stazioni di rifornimento? Oggi come oggi le fuel cell (celle a combustibile), necessarie per l’utilizzo ottimale dell’idrogeno, sono costose, delicate (l’idrogeno dev’essere privo di impurità) e non economiche se confrontate alle altre tecnologie oggi disponibili. Dunque per chi verrebbero realizzati i distributori di idrogeno? Per mezzi che oggi esistono solo come prototipi sperimentali?
    Forse il primo passo sarà l’utilizzo della miscela di idrometano (idrogeno al 30% e metano al 70%) sulle auto a metano oggi circolanti (ancora in fase di sperimentazione) e forse non su tutte (probabilmente escluse le auto convertite, possibile invece sulle auto a metano di serie).
    Sta di fatto che ho come l’impressione che si stia facendo il passo ben più lungo della gamba, un po’ come a Bolzano (dove si spenderanno ben 16 milioni di Euro per la produzione di idrogeno da elettrolisi) mentre non si investe su energie rinnovabili come il biogas-biometano (che hanno un impatto quasi uguale a zero sulle emissioni di CO2 e viene ricavato da biomassa come residui alimentari, deiezioni animali o umane, scarti del legno, ecc.) su cui stanno puntando i Paesi di lingua tedesca e la Svezia visto che le auto a metano sono tecnologia ampiamente accessibile (auto a metano di serie e convertite sono realtà da anni).
    E allora non sarebbe stato meglio investire parte delle risorse finanziare per ampliare la rete di distribuzione del metano e nel contempo lanciare l’utilizzo del biogas-biometano per autotrazione? Oppure pensare di cominciare a distribuire metano liquido (lng) per favorire anche l’utilizzo del metano da parte del trasporto pesante?
    Non vorrei che, come successo in altri casi (vedasi Milano, ma lì l’idrogeno lo si ricavava dal metano) il tutto finisca con uno spreco di risorse che, oggi come oggi, andrebbero gestite in modo assai oculato.
    Alla fin fine mi piacerebbe sapere su quali presupposti la Puglia si sia lanciata in questo progetto idrogeno.

  2. eh hai ragione… il problema dei costi esosi è uno scoglio da superare per l’idrogeno come per tutte le tecnologie rinnovabili… ed è anche quello che la ricerca sta cercando di fare… non credo si tratti di fondi che andranno perduti… ho visitato il sito dell’università dell’idrogeno e hanno avviato progetti veramente lungimiranti… d’altra parte, oggi quando vado a fare il pieno di benzina non resto molto contenta dei costi… e magari un giorno i veicoli e il rifornimento di idrogeno avranno prezzi abbordabili per i più…

  3. si dice che la ricerca va supportata, quindi ritengo che vadano almeno presi in considerazione i risultati della ricerca: con l’elettrolisi occorrono circa 56 kWh elettrici per produrre un kg di idrogeno. Almeno altri 4 servono per comprimere l’idrogeno. Trascuriamo le perdite di idrogeno durante questi processi. Una fuel cell con un kg di idrogeno genera 16 kWh. Ogni kW di un impianto fotovoltaico produce in un anno 1300 kWh che diventano meno di 350 kWh a valle del processo. Supponiamo che siano il consumo annuale di una persona nelle ore buie (tre ore di illuminazione, due di TV, una di PC…). Per ogni persona un kW di fotovoltaico, un elettrolizzatore, il compressore, le bombole, la fuel cell.
    Fanno circa 20mila euro di investimento, per avere solo una frazione dell’energia che consumiamo . Più i costi di operazione e manutenzione. Dopo 2-3 anni si cambia tutto salvo l’impianto fotovoltaico e le bombole. Dopo 20 anni anche il fotovoltaico è fuori garanzia (e produce meno dell’80%). L’energia che si consuma per costruire l’impianto non riusciremo mai a recuperarla tutta. Sotto con la ricerca, e non spendiamo soldi in tecnologie che non sono mature.

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