L’inquinamento da pesticidi porta ad un incremento di uropatie tra neonati

di Paola P. Commenta

Le donne che vivevano in villaggi irrorati con il DDT per ridurre la malaria, hanno dato vita al 33% in più di neonati con difetti urogenitali alla nascita. Questo è avvenuto tra il 2004 e il 2006, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Urology BJUI . Secondo tale ricerca, le donne che erano rimaste in casa nei villaggi disinfestati invece, avevano il 41% di possibilità in più di partorire figli con queste malattie, come la mancanza dei testicoli o problemi con l’uretra o il pene.

Gli autori suggeriscono che questo accade perché hanno passato la maggior parte del loro tempo nelle case in cui il DDT, ancora comunemente usato per uccidere le zanzare che causano la malaria, veniva spruzzato quotidianamente, anziché andare in luoghi non contaminati.

I ricercatori dell’Università di Pretoria, in Sud Africa, hanno condotto lo studio su 3.310 ragazzi nati da donne della Provincia del Limpopo, dove l’irrorazione di DDT è stata effettuata in aree ad alto rischio tra il 1995 e il 2003. Lo studio ha confrontato i ragazzi nati da donne in 109 villaggi che sono stati disinfestati, con quelli nati da donne di 97 villaggi che non lo sono stati.

E’ emerso che 357 dei ragazzi inclusi nei villaggi non contaminati, poco meno dell’11%, aveva qualche uropatia. L’incidenza è stata significativamente maggiore se la madre proveniva da un villaggio disinfestato.

Se le donne sono esposte al DDT, sia tramite la dieta o attraverso l’ambiente in cui vivono, ciò può portare la sostanza chimica ad insediarsi nel loro corpo. Il DDT può attraversare la placenta ed essere presente nel latte materno e gli studi hanno dimostrato che la concentrazione residua nel cordone ombelicale del bambino è molto simile a quella nel sangue materno. È stato stimato che, se l’esposizione al DDT dovesse cessare del tutto, ci vorrebbero ancora dai 10 ai 20 anni per far sì che un individuo esposto alla sostanza chimica ne sia completamente liberato

spiega l’autore dello studio, professor Riana Bornman dal Dipartimento dell’Università di Urologia. Anche se la maggior parte dei Paesi ha vietato l’uso del DDT, alcune zone malariche endemiche ancora lo usano  per diminuire l’incidenza e la diffusione della malattia.

Una serie di altri fattori sono stati presi in considerazione per escludere possibili cause dei difetti di nascita. Questi includono il fumo, l’alcool, l’età della madre, da quanto tempo aveva vissuto nel suo villaggio ed il tipo di parto. Tutti questi fattori si sono dimostrati statisticamente insignificanti.

Gli autori ritengono che il loro studio metta in evidenza l’importanza di educare le persone nelle aree ad alto rischio di malaria sui pericoli del DDT.

Fonte: [Sciencedaily]

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