Italiani sempre più preoccupati dai cambiamenti climatici

intervista

Nonostante il Governo italiano stia prendendo meno provvedimenti, rispetto agli altri Paesi Occidentali, per contrastare i cambiamenti climatici, gli italiani sembrano sempre più preoccupati di ciò che potrà accadere in futuro. A spiegarlo è stato un sondaggio commissionato da Bruxelles all’Eurobarometro, da cui è risultato un dato sorprendente: se gli europei sono preoccupati dei cambiamenti climatici, gli italiani lo sono ancora di più.

Infatti la media europea, su un totale di 30 mila persone intervistate, sulla percezione del pericolo dei mutamenti climatici afferma che per il 2% il riscaldamento globale non è una priorità e non è da annoverare nemmeno tra i problemi più urgenti. In Italia invece è solo l’1% a pensarla così, segnale che si tratta di un problema molto sentito, e che pare essere avvertito più dalle donne che dagli uomini.

Un altro grande fiume rischia di sparire: il Colorado

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C’è una chance su due che l’acqua dei serbatoi del Colorado River sarà completamente prosciugata entro il 2050 se le pratiche di gestione delle risorse idriche rimarranno invariate in un mondo in cui la temperatura si sta sempre più elevando. Circa 30 milioni di persone (soprattutto in Arizona e California del Sud) dipendono dal fiume Colorado per bere ed irrigare i campi.

Il sistema del fiume Colorado “festeggia” in questi giorni il decimo anno di siccità, con la riserva idrica che attualmente è al 59%. Studi precedenti hanno messo in guardia verso la potenziale scarsità d’acqua risultante dai cambiamenti climatici. La crescita della popolazione della regione continua ad esercitare pressioni sulle risorse idriche del deserto occidentale, aggravando ulteriormente la situazione.

Per l’ecologismo del futuro c’è bisogno di un nuovo programma Apollo

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In questi giorni si sta celebrando in tutto il mondo il 40° anniversario della “conquista del suolo lunare” portata a termine da Neil Armstrong e Buzz Aldrin in una serata estiva che è passata alla storia. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo, il progetto che è stato avviato, durato 8 anni, era chiamato “Programma Apollo“. Oggi la Terra si appresta ad affrontare un nuovo progetto altrettanto ambizioso, per il quale ci sarà bisogno probabilmente di un altro programma Apollo per affrontare il cambiamento climatico. Dopotutto, come si stanno chiedendo molte associazioni ambientaliste negli ultimi tempi: “se siamo riusciti ad arrivare sulla luna, perché non possiamo risolvere i nostri problemi energetici?”

Nel 1961, quando la NASA stava cercando di capire come raggiungere la luna, i due principali approcci presi in considerazione furono il volo diretto, in cui un gigantesco razzo sarebbe dovuto andare dritto verso la luna, oppure agganciare il satellite attraverso l’orbita terrestre. Ma per il trasporto di carburante sufficiente a decollare, sbarcare sulla luna e ritornare, c’è stato bisogno di un grosso veicolo spaziale.

Eco-town: l’invenzione inglese prende vita

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Per andarci a vivere ci vorranno ancora 7 anni, ma state sicuri che una volta abitate, certe case non si abbandoneranno più. Stiamo parlando delle case al 100% sostenibili costruite nelle cosiddette eco-town, le città verdi in progettazione in Gran Bretagna.

I progetti odierni parlano di 4 città entro il 2016 con 2.500 abitazioni l’una, un ottimo esperimento che nella mente del suo fautore, il primo ministro Gordon Brown, sarebbero potute essere 10 volte di più, se non si fossero messe di mezzo le amministrazioni locali ed i soliti franchi tiratori. Ma già queste 10 mila case serviranno ad abbattere una grossa fetta di inquinamento. Come? Produzione propria di energia e abbattimento degli sprechi.

Vodafone, arrivano le ecobag

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Una nuova iniziativa ecosostenibile per il gestore telefonico Vodafone. Fino al 31 agosto, sarà, infatti possibile comprare le Ecobag. Andate sulla sezione Cellulari e offerte internet, e da lì potrete scegliere e acquistare le Ecobag. Si tratta di borse ecologiche, realizzate riciclando le affissioni delle campagne pubblicitarie ormai concluse del gestore telefonico.

Le Ecobag sono prima state lanciate presso lo Spazio My Future, a Milano. My Future è il temporary shop, nel capoluogo lombardo dal 1 all’11 Aprile scorsofocalizzato sulle iniziative di Vodafone Italia portate avanti in ottica ecosostenibile. Qui la società ha accolto il suggerimento dei suoi acquirenti, creando poi in Rete uno spazio apposito dove si può comprare le borse ecosostenibili. Tutto quello che si ricaverà dalla vendita delle Ecobag verrà devoluto in sostegno del progetto My Future, per l’istallazione di impianti fotovoltaici su una scuola di ogni Regione d’Italia.

Nasce Parchicard, la carta Cts per il turismo sostenibile

parchi-cardL’accesso ai ventidue parchi italiani e la fruizione dei vari servizi offerti nelle riserve naturali d’Italia avverrà con ulteriori agevolazioni, a parte quelle già presenti, per i possessori della Parchicard, la prima carta servizi dedicata esclusivamente alle aree protette del nostro Paese. La carta è stata sviluppata come un incentivo per lo sviluppo del turismo sostenibile e per la crescita socio-economica delle popolazioni locali. Ad usufruirne saranno anziani, scuole, giovani e disabili, con l’obiettivo primario di favorire e agevolare il turismo sociale.

Il progetto è stato realizzato dal Centro Turistico Studentesco in collaborazione con l’Associazione Carta Giovani e con il supporto di Federparchi e Federculture, grazie ai finanziamenti ricevuti dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.

Super-gruppo di compagnie aeree adotta il biocarburante. Scatta l’avio-sostenibilità collettiva

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Ha fatto scuola l’esempio dello scorso anno promosso dalla Virgin Atlantic di utilizzare il biocarburante per i propri aerei. Dopo un anno di esperimenti e polemiche, pian piano le varie compagnie aeree le hanno tentate tutte per ottenere dei viaggi quanto più eco-sostenibili possibile, e alla fine hanno adottato la soluzione della compagnia americana.

Si legge in quest’ottica l’accordo stilato tra 5 delle compagnie più grandi al mondo (Alaska Airlines, British Airways, Cathay Pacific, Tuifly e Virgin Blue) che si vanno ad aggiungere al Gruppo Utenti Carburante Avisostenibile già composto da Air France, Air New Zealand, Ana (All Nippon Airways), Cargolux, Gulf Air, Japan Airlines, Klm, Sas e dalla già citata Virgin Atlantic Airways.

Ma su cosa si baserà questo accordo? A risponderci è il portavoce della Boeing, uno dei promotori dell’accordo, che ha spiegato che il gruppo utilizzerà d’ora in avanti biocarburanti eco-sostenibili, i quali devono soddisfare una serie di requisiti. Il primo di essi, il più importante, è che non devono provenire da colture alimentari, cioè non devono entrare in concorrenza con le colture di cibo, come si faceva all’inizio dell’era dei biocarburanti, per non far diminuire la quantità di prodotti alimentari nel mondo e non far aggravare il bilancio dei Paesi poveri. Le altre caratteristiche sono che il biocarburante non abbia impatto sulla biodiversità, cioè le colture devono essere del luogo e non essere introdotte come specie invasive, danneggiando la biodiversità del luogo; non debba pregiudicare la disponibilità di acqua potabile e, aspetto ancora più importante, deve contribuire a diminuire le emissioni di gas serra.

Difficoltà a portare il vostro cane in vacanza? E lui parte da solo con la Pet-Airways

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In un periodo in cui gli aerei cadono nemmeno fossero di carta, gli americani risolvono (quasi) definitivamente il problema del trasporto degli animali in vacanza fondando una nuova compagnia aerea. Si chiama Pet-Airways, ed è stata inaugurata la scorsa settimana con un volo partito dall’aeroporto Farmingdale di New York.

Si tratterà del primo aereo in cui non è consentito l’ingresso agli esseri umani, equipaggio escluso, ma soltanto agli amici a quattro zampe. Per ora questi aerei viaggiano soltanto negli Stati Uniti e coprono le tratte di 5 città. Oltre a New York ci saranno anche Los Angeles, Chicago, Denver e Washington, ma assicurano dalla compagnia che l’iniziativa ha avuto così tanto successo che si sta pensando ad espanderla, anche al di fuori degli States. Ma in cosa consiste?

Inventati chip che risolvono il problema dei rifiuti elettronici

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Due ingegneri australiani hanno attentamente esaminato i problemi del cosiddetto e-waste, cioè i rifiuti elettronici, e hanno trovato una soluzione che potrebbe fare una grande differenza: i circuiti in plastica riciclata. Il professor David Thiel e MadhusudanRao Neeli della facoltà di ingegneria e di tecnologia alla Griffith University di Brisbane hanno elaborato un modo per rendere i circuiti elettronici in un nuovo livello ecologico.

Non è solo un altro piccolo passo nella tecnologia dei computer, o un sottoprodotto della ricerca ambientalista che spera di risolvere altre questioni. Thiel e Neeli hanno guardato specificamente al problema dei rifiuti e hanno voluto elaborare una risposta concreta. La loro tecnologia di circuiti in plastica può essere solo la soluzione.

Lotta alla siccità, il know how israeliano

israele-lotta-siccitaL’acqua manca, ma di idee ne piovono in abbandonanza a sopperire alla naturale aridità del territorio israeliano, aggravata dalla costante diminuzione delle piogge. Per far fronte al problema, lo Stato ebraico oggi ricicla il 75% delle sue acque reflue e nel 2016 coprirà il 35% del suo fabbisogno grazie alla dissalazione dell’acqua di mare.

Il Paese sta investendo da anni in questo settore. Priorità numero uno: aumentare il volume d’acqua disponibile. Impianti di desalinizzazione, perforazione ancora più in profondità delle falde acquifere, aumento del volume della pioggia. Non c’è tecnologia che non sia stata esplorata e sulle quali non si sia investito per trovare un rimedio alla siccità.
A sessanta chilometri a sud di Tel Aviv, sul mar Mediterraneo, sorge Ashkelon, un gigantesco impianto di dissalazione dell’acqua di mare. Lanciato nel 2006, ha prodotto circa 100 milioni di metri cubi all’anno di acqua potabile

“per un prezzo competitivo di 0,53 centesimi per m³, “dice Erza Barkai, uno degli amministratori di IDE, la società che ha sviluppato la tecnologia alla base dell’impianto.

Etichette eco-friendly sugli alimenti, l’iniziativa parte della Svezia

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La Svezia è uno dei Paesi più attenti ai cambiamenti climatici, e sta da tempo adottando diverse forme per inquinare sempre meno. Oggi potrebbe diventare il primo Paese a stampare delle etichette “eco-friendly” sui prodotti alimentari. La speranza è che le etichette vengano ricercate dai consumatori per permettergli di acquistare prodotti ecologici, anche se ci sono serie preoccupazioni per il fatto che alcune aziende possono utilizzare il sistema di “greenwash“, cioè una sorta di riciclaggio del termine “ecologico” in maniera inappropriata, senza averne i titoli.

Un piccola azienda produttrice di latte a Nord di Stoccolma dovrebbe essere la prima al mondo a poter stampare sui propri prodotti l’etichetta “climate-certified“. Questo perché ha trovato il modo di ridurre il suo uso di energia e di sostanze nutritive passando dai concimi chimici a quanto di più naturale c’è al mondo: il letame.

Il fallimento dell’AIG colpisce anche gli impegni sul cambiamento climatico

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L’incredibile caduta di AIG ha lasciato un certo numero di problematiche sulla sua scia: miliardi di dollari volatilizzati, grandi domande sul regolamento federale degli investimenti, e, naturalmente, licenziamenti. Ma l’ultimo obiettivo fallito che potrebbe essere il più sorprendente di tutti è stato perdere un forte alleato contro il cambiamento climatico globale.

AIG, prima di fallire, aveva lanciato un nuovo ambizioso programma progettato specificamente per far fronte a tutto ciò che riguarda il cambiamento climatico. Secondo Climate Wire, la controversa decisione di AIG di entrare nel business dei cambiamenti climatici, dopo aver sostenuto alcune società petrolifere, stava per portare la società in un progressivo e piuttosto ambizioso terreno.

La società stava accelerando verso i suoi nuovi obiettivi per invertire le sue emissioni di gas a effetto serra, stava sviluppando polizze assicurative per i fornitori di energia rinnovabile, e stava studiando gli strumenti finanziari che avrebbero potuto aiutare le innovazioni nel mondo dell’ecologia. AIG è stato incoronato leader nella lotta al cambiamento climatico.

Gli elefanti marini si spostano a causa dei cambiamenti climatici

elefanti-marini-cambiamenti-climaticiGli elefanti marini si spostano sulla scia dei repentini cambiamenti climatici in corso, modificando velocemente abitudini e luoghi di riproduzione proprio sulla base degli attuali stravolgimenti ambientali.
Una recente ricerca ha individuato uno spostamento di decine di chilometri delle colonie di elefanti marini, riconducibile alle esigenze di adeguarsi al ritiro dei ghiacciai.

Un team internazionale di ricerca, tra cui il Dott. Marco de Bruyn e studiosi provenienti da Stati Uniti, Sud Africa e Italia, guidato dal professor Rus Hoelzel dell’Università di Durham, ha scoperto che quando il ghiaccio antartico del Mare di Ross si ritirò nel periodo Olocene 8.000 anni fa, gli elefanti marini (Mirounga Leonina), adottarono un nuovo habitat stabilendo una nuova colonia che prosperò abbastanza velocemente.