L’impatto del Ponte sullo Stretto di Messina sull’ambiente

Il progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina torna al centro del dibattito pubblico, aggravato da recenti indagini della magistratura per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio. Questa vicenda giudiziaria si inserisce in un contesto già fortemente critico, caratterizzato da quelle che molti definiscono “forzature sistemiche” che mettono a dura prova l’equilibrio democratico e normativo del Paese.

Ponte sullo Stretto di Messina
Ponte sullo Stretto di Messina

Gli effetti del Ponte sullo Stretto di Messina sull’ambiente

Siamo di fronte ad un sistema di deroghe e tensioni istituzionali. Le criticità sollevate da associazioni e comitati non riguardano solo la fattibilità tecnica dell’opera, ma investono diversi livelli legislativi. In primis si parla di appalti e ambiente. Qui si contesta l’aggiramento delle tutele ecologiche e delle ordinarie procedure di assegnazione dei contratti pubblici.

C’è poi il diritto di protesta. Infatti le norme introdotte nei recenti “decreti sicurezza” vengono lette come un tentativo di criminalizzare il dissenso e le manifestazioni dei cittadini contrari a quello che viene definito un “ecomostro”. Infine non manca il controllo contabile. Ciò che suscita forte preoccupazione è anche il tentativo di limitare e modificare i poteri di vigilanza e controllo della Corte dei Conti sul progetto.

Alessandro Giannì, Responsabile Relazioni Istituzionali e Scientifiche di Greenpeace Italia ha commentato come la vicenda del Ponte sullo Stretto sia vista proprio come un’antologia di forzature, alcune evidenti, delle regole che sostengono la nostra democrazia. Giannì ha inoltre ribadito la ferma intenzione di Greenpeace, insieme ad altre sigle e comitati territoriali, di continuare a opporsi a questa vera e propria “inutile colata di cemento”, portando il caso anche all’attenzione delle autorità europee per sottolineare come i rischi superino di gran lunga la pur cruciale questione ambientale.

Si tratta di un progetto che non ha alcun senso sotto tantissimi aspetti. Bisogna poi pensare come questa grande ricchezza che il Mediterraneo ci offre debba essere fortemente protetta. Non è quindi un caso come, parallelamente alle azioni di protesta e denuncia istituzionale, si stiano muovendo le iniziative di sensibilizzazione. Greenpeace ha recentemente lanciato la campagna “Aggiungiamo bellezza al mare”, volta a accendere i riflettori sullo straordinario patrimonio ecologico dello Stretto di Messina.

L’area marina in questione si distingue infatti per una biodiversità unica in tutto il bacino del Mediterraneo. Secondo gli ambientalisti, anziché procedere con un’infrastruttura considerata pericolosa e potenzialmente distruttiva per interi ecosistemi, la zona meriterebbe una tutela reale e duratura, identificabile nella creazione di un’Area Marina Protetta. La sfida resta aperta tra lo sviluppo infrastrutturale e la salvaguardia del territorio.

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