Rallentare il riscaldamento globale mangiando carne è possibile

di Redazione 2

Mangiare più carne bovina può rallentare il riscaldamento globale? Sembra un controsenso, ma può essere così. I bovini potrebbe essere una parte dell’intera equazione ecologica per risolvere i cambiamenti climatici e il ripristino della biodiversità degli ecosistemi. Le mucche possono alleggerire il danno umano se sono allevate in modo sostenibile.

Quando si tratta di riscaldamento globale, un numero crescente di persone punta il dito contro il consumo di carne. Questa prospettiva viene spiegata dal Dott. Rajendra Pachauri, presidente del Gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che ha riferito all’Observer:

La dieta è un’importante causa delle enormi emissioni di gas serra e di altri problemi ambientali, come la distruzione degli habitat, associata alll’allevamento di bovini e altri animali. La produzione di carne rappresenta quasi un quinto delle emissioni globali di gas serra. Queste vengono generate durante la produzione di mangimi per animali, per esempio, mentre i ruminanti, in particolare per le vacche, emettono metano, che è 23 volte più efficace come agente di riscaldamento globale dell’anidride carbonica.

Poiché il metano è un gas a effetto serra denso di CO2, ha un maggiore effetto negativo complessivo sulla Terra. Ma eliminare del tutto dalle diete i ruminanti sconvolgerebbe profondamente la nostra capacità di recuperare CO2 e produrre acqua per i campi.

Quando il primo uomo ha trasformato il suolo ricco delle praterie del Midwest, alcuni terreni possedevano il 20% di carbonio. Ora, dopo anni di prodotti chimici, di allevamento e coltivazione, molti terreni posseggono il 5% di carbonio o anche meno, con alcuni che ne hanno meno dell’1%. Come risultato per il carbonio “perso”, ora questo sopravvive nell’atmosfera sotto forma di biossido di carbonio (CO2). Inoltre, la perdita di carbonio del suolo può esaurire la capacità di gestire le risorse idriche.

Prima della civilizzazione, i ruminanti svolgevano un ruolo importante nella sana ecologia del suolo. Questi mangiano l’erba e rilasciano fertilizzante naturale. Questo processo naturale ha contribuito a formare il ricco e fertile suolo delle praterie di oggi.

Allo stesso modo, il bestiame ben gestito può migliorare notevolmente la crescita e la propagazione di queste colture. L’erba può recuperare enormi quantità di ossido di carbonio ogni anno, soprattutto quando il pascolo è ad alta densità, lasciando tutto il processo come dovrebbe essere in maniera naturale. Su un solo acro di terreno frequentato da pascoli biologicamente sani, ci possono essere tra 0,5 e 1,5 tonnellate di ossido di carbonio nel suolo depositati ogni anno. Ciò equivale a recuperare fino a 5,5 tonnellate di CO2 dall’atmosfera in un solo acro di terreno.

Questa sorprendente interazione ecologica globale su 11 miliardi di ettari di terreno al pascolo di oggi sarebbe pari al recupero del 60% di emissioni di CO2 causate dagli umani. Tornando alla questione del metano, la differenza tra i danni ed i benefici è molto favorevole. Consideriamo che lo sfrenato utilizzo del carbone, gas naturale, petrolio e prodotti petroliferi producono più di tre volte le emissioni del metano dei ruminanti, e capiamo che non è il caso di prendersela con dei poveri animali che però ci piace tanto mangiare.

Fonte: [Treehugger]

Commenti (2)

  1. Bestiame ben gestito = scarsa compatibilità con la domanda -> Bestiame ben gestito = ipotesti da scartare.

    Ma perchè dobbiamo ostinarci ad allevare qualcosa che produce un cibo non indispensabile per la dieta umana?

  2. eh lo so… fosse per quanto ne consumo io di carne potrebbero eliminarla dai menù! Purtroppo l’uomo si è sempre nutrito di carne… sarò difficile sradicare questa abitudine alimentare…

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