Le 5 abitudini umane che mettono in pericolo gli oceani

di Marco Mancini 3

Non importa dove viviamo, anche se siamo nel mezzo del deserto del Mojave o in un’enorme prateria, il nostro collegamento con l’oceano è sorprendentemente diretto. I sistemi marini del pianeta sono strettamente collegati con le nostre attività quotidiane, anche quando tali attività possono sembrare banali o distanti. Non ci credete? Ecco cinque modi in cui le nostre piccole scelte diventano grossi problemi per la salute degli oceani.

1) Le emissioni di carbonio e l’acidificazione degli oceani. Ogni volta che accendiamo le luci, apriamo il rubinetto dell’acqua, carichiamo un telefono cellulare, saliamo su un aereo o in qualsiasi altro modo creiamo emissioni di anidride carbonica, stiamo direttamente provocando l’acidificazione degli oceani e le perturbazioni dannose sulla vita marina che ne risultano. L’oceano è in grado di assorbire circa i due terzi delle emissioni di carbonio nell’atmosfera, e più CO2 assorbe, più acido diventa. Questo pH alterato provoca conseguenze sui gusci dei crostacei, lo sbiancamento dei coralli e la sovrabbondanza delle meduse. Decisioni come evitare un volo inutile con l’aereo, mangiare meno carne, e l’acquisto di energia pulita possono ridurre drasticamente la propria impronta di carbonio, e contribuire ad alleviare una delle più grandi minacce che incombono sui nostri oceani.

2) Imballaggi e immondizia. Noi generiamo una gran quantità di spazzatura. Ciascuno di noi butta circa 185 kg di plastica all’anno; la maggior parte di essa proviene dagli imballaggi. Dai sacchetti di plastica, ai contenitori da asporto, gli imballaggi sono usati per tutto. Quando li gettiamo pensiamo scompaiano, ma in realtà, gran parte di essi riapparirà nei nostri oceani. La plastica non sta solo uccidendo la vita marina, ma anche entrando nella catena alimentare fino a finire direttamente sulle nostre tavole. Facendo acquisti che tengano conto del confezionamento dei prodotti, e la scelta di minimizzare quanto più possibile la quantità di imballaggi che consumiamo e riciclarne il più possibile, possiamo fare grandi passi per bloccare l’afflusso di plastica in mare.

3) Cena a base di pesce. La nostra attività di pesca che una volta sembrava inesauribile sta raggiungendo ora il punto del collasso. Gli scienziati stimano che, se le nostre pratiche attuali continueranno, il 100% della pesca globale collasserà entro il 2050. Anche se pensi di mangiare poco pesce, vivere senza mangiare salmone o gamberetti un paio di volte alla settimana può essere una delle scelte sostenibili migliori. Tagliando dove è possibile si può contribuire a garantire che i nostri pesci avranno in futuro.

4) Il consumo eccessivo e le balene morte. Mentre gli esseri umani hanno navigato per millenni, il settore dei trasporti marittimi si è incrementato enormemente negli ultimi decenni. Molto di questo è dovuto alle nostre abitudini di consumo eccessive. Le materie prime vengono trasportate su navi container verso gli impianti di produzione, e i prodotti vengono poi caricati su navi per essere trasportati nelle mani dei consumatori. Più merce consumiamo, più deve essere spedita attraverso gli oceani. Ma i percorsi che attraversano quelle navi portacontainer e le navi da trasporto sono l’habitat di molti esseri viventi tra cui le balene. L’inquinamento acustico delle navi rende difficile per le balene comunicare tra di loro, il che significa accresciuti livelli di stress e diminuite possibilità di accoppiamento e di alimentazione, tra le altre conseguenze. Ancora peggio, la collisione con le navi è un grosso problema per questi cetacei, senza parlare della minaccia dell’estinzione. Ridurre il consumo di beni materiali può letteralmente aiutare le popolazioni di balene minacciate a ripopolarsi.

5) Guida e pozzi petroliferi in acque profonde. La catastrofe del Golfo del Messico è l’esempio più lampante del collegamento tra la nostra dipendenza dal petrolio e la nostra cultura da dipendenza dalle automobili. E disastri come quello del 20 aprile scorso ne sono un esempio. Il 71% dei barili di petrolio viene consumato per il trasporto tramite auto, camion, autobus e aeroplani. Così, se anziché usare questi veicoli per andare dal punto A al punto B preferissimo le biciclette e i mezzi pubblici, la perforazione per i carburanti fossili diminuirebbe rapidamente, il che significa una riduzione statisticamente rilevante del rischio di altri disastri come quello della BP.

Fonte: [Planet Green]

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