Gli oranghi di Greenpeace invadono il salone del libro di Torino

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Dopo il successo dell’impresa della Nestlé, per cui la multinazionale ha deciso di non distruggere più la foresta pluviale per produrre olio di palma, gli orangotango tornano per una nuova battaglia, quella contro la deforestazione per la carta di milioni di libri, i quali potrebbero utilizzare benissimo la carta riciclata.

E così quale migliore occasione della Fiera del Libro di Torino? Nei giorni scorsi i volontari di Greenpeace hanno invaso lo stand della Feltrinelli, tra le aziende meno attente all’aspetto ambientale del proprio lavoro, e come prevedibile, non hanno ottenuto la risonanza a livello nazionale che speravano.

Qui hanno srotolato uno striscione con la scritta “Qui giace la foresta indonesiana“, come forma di protesta per il mancato rispetto degli impegni di una delle maggiori aziende editoriali italiane. Sin dal 2004 infatti, denuncia Greenpeace, Feltrinelli promette di prendere provvedimenti in ambito ambientale, ma puntualmente ogni anno rimanda l’attuazione di tali promesse, continuando a distruggere le foreste.

Individuato il più potente gas ad effetto serra

condizionatori

I gas serra contenenti molecole di fluoro sono tra i più nocivi per l’ambiente perché intrappolano il calore della Terra nell’atmosfera in modo più efficiente, secondo un nuovo studio della NASA. Qui gli scienziati hanno analizzato decine di composti di gas ad effetto serra e li hanno classificati come agenti del riscaldamento globale per creare le linee guida in modo da minimizzare il fenomeno.

L’obiettivo serve alle aziende chimiche come linee guida durante la creazione di potenti gas ad effetto serra, come i perfluorocarburi (PFC) e gli idrofluorocarburi (HFC), che sono utilizzati in oggetti di uso quotidiano come i condizionatori d’aria.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings della National Academy of Sciences, ha scoperto che le sostanze chimiche che contenevano fluoro erano dei gas ad effetto serra molto più forti di quelli che contengono cloruro di idrogeno, come PFC, HFC e clorofluorocarburi (CFC), che sono stati considerati responsabili della distruzione dello strato di ozono. I ricercatori hanno in particolare esaminato come il numero e la disposizione degli atomi di fluoro all’interno di una molecola chimica influenzi la sua potenza come gas serra.

Le immagini dei primi uccelli liberati dopo la marea nera

pellicano marea nera

Dopo che nei giorni scorsi vi abbiamo mostrato le terribili immagini della marea nera, con lo spiaggiamento di uccelli e grandi anfibi soffocati dal petrolio, finalmente stavolta vogliamo mostrarvi un’immagine bella e che ci dà un po’ di speranza.

KW Celeste, uno spettatore della CNN, ha condiviso una serie di commoventi foto di “Pelly“, il pellicano bruno, e “Lucky“, la sula bassana (un altro uccello marino), i quali sono stati recentemente messi in libertà dopo essere stati salvati, puliti e curati dai volontari che si sono catapultati sulle coste colpite dal disastro.

L’US Fish & Wildlife Service riporta che Lucky è stato scoperto dai lavoratori che stavano cercando di mettere un freno al disastro del Deepwater Horizon del 27 aprile scorso. Lucky era magro e disidratato quando fu ritrovato, con l’80% del corpo coperto dal petrolio. Alcuni prodotti specifici sono stati usati per calmare il suo mal di pancia dovuto all’ingerimento del petrolio, e questi lo hanno completamente guarito, facendogli guadagnare così il nome di Lucky, cioè “fortunato”.

Fotovoltaico: gli ostacoli burocratici tutti in un database

fotovoltaico-database-ostacoli-burocraticiQuali sono in Europa i processi autorizzativi e, soprattutto, le barriere di natura burocratica che ostacolano sul territorio del Vecchio Continente l’espansione e lo sviluppo del comparto del fotovoltaico in Paesi quali l’Olanda, Grecia, Germania, Belgio, Slovenia, Inghilterra, Spagna, Francia, Italia, Repubblica Ceca, Bulgaria e Polonia? Ebbene, a questa domanda una risposta la fornisce il consorzio PV Legal che al riguardo ha lanciato il più completo ed il più grande database che fornisce e raccoglie sia dati qualitativi, sia dati quantitativi sul fenomeno. Il database, in particolare, contiene i dati relativi a ben sei mesi di ricerche, nei dodici Paesi sopra citati, basate sulla suddivisione delle criticità e delle barriere autorizzative su tre segmenti di sviluppo del fotovoltaico: impianti residenziali su tetto, impianti realizzati sugli edifici degli immobili produttivi e impianti fotovoltaici con installazione dei pannelli a terra.

20-23 maggio, Festival dell’energia a Lecce

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I temi ambientali sono sempre più noti al grande pubblico, ma questo deve spronarci a fare sempre di più. Per questo dal 20 al 23 maggio prossimi per le vie e i luoghi simbolo della città di Lecce si terrà il Festival dell’Energia, che quest’anno si presenta con il titolo “L’energia spiegata“.

Tutta la manifestazione infatti sarà incentrata su congressi e dibattiti per spiegare ad un pubblico che si preannuncia vastissimo tutte le novità sull’energia, dalle fonti rinnovabili alle più classiche fossili, per rendere partecipe la popolazione che delle volte ha delle informazioni solo parziali.

Aprile, nuovo record di caldo: il riscaldamento globale si fa sentire sempre più

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Nonostante in Italia le belle giornate ancora non è che si siano viste molto, le registrazioni provenienti dal resto del mondo ci raccontano di un pianeta sempre più caldo. La combinazione tra la temperatura superficiale dell’oceano e quella della Terra è stata la più calda mai registrata per i mesi di aprile e per il periodo gennaio-aprile, secondo il NOAA (National Oceanic and Atmosferic Administration).

Inoltre, il mese scorso la temperatura media della superficie dell’oceano è stata la più calda in assoluto per qualsiasi aprile della storia, e la temperatura globale della superficie terrestre è stata la terza più calda. L’analisi mensile del NOAA’s National Climatic Data Center, che si basa su dati risalenti al 1880, serve ai governi per avere una fotografia della situazione delle temperature globali. Dopo il salto vedremo tutte le registrazioni.

Nestlé si impegna a non distruggere più la foresta pluviale

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La battaglia contro la distruzione delle foreste per l’olio di palma di Greenpeace si può dire ufficialmente vinta. Uno dei più grandi produttori di cibo e bevande del mondo, la Nestlé, ha promesso di smettere di usare l’olio di palma legato alla distruzione della foresta pluviale. Il monitoraggio dell’impegno è stato affidato a The Forest Trust (TFT) che farà in modo che nessun prodotto provenga da imprese che possiedono o gestiscono “piantagioni ad alto rischio o aziende legate alla deforestazione”.

Nestlé e TFT hanno lavorato insieme sui criteri che garantiscano sugli acquisti riguardanti l’olio di palma. Essi infatti devono:

  • Essere derivati da piantagioni e aziende che operano nel rispetto delle leggi e dei regolamenti locali;
  • Proteggere l’alto valore di conservazione delle zone forestali;
  • Ottenere il libero consenso preventivo e informato delle comunità indigene e locali per le attività sulle loro terre;
  • Proteggere le torbiere;
  • Proteggere le foreste dall’alto “valore di carbonio”.

Picco di ipertensione per chi vive in ambienti inquinati

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Le persone che vivono in aree urbane dove l’inquinamento da particolato nell’aria è elevato tendono ad avere la pressione arteriosa superiore a quelli che vivono nelle aree meno inquinate, secondo i ricercatori dell’Università di Dusiburg-Essen in Germania. I ricercatori hanno usato i dati provenienti dall’Heinz Nixdorf Recall Study, uno studio effettuato su una popolazione di quasi 5.000 persone che si concentra sullo sviluppo di malattie cardiache. Essi hanno analizzato gli effetti dell’esposizione all’inquinamento atmosferico sulla pressione arteriosa tra il 2000 e il 2003.

Mentre alcuni studi precedenti hanno dimostrato che un aumento acuto del particolato atmosferico, come le fluttuazioni giorno per giorno, può aumentare la pressione sanguigna, poco era noto nell’esposizione a medio e lungo termine.

I nostri risultati mostrano che chi vive in aree con livelli più elevati di inquinamento dell’aria hanno associata una più alta pressione sanguigna

ha spiegato Barbara Hoffman, capo dell’Unità di Epidemiologia Ambientale e Clinica dell’Università di Duisburg-Essen, e autore senior dello studio. I risultati sono stati presentati alla Conferenza Internazionale 2010 ATS a New Orleans.

Marea nera: la soluzione potrebbe essere una siringa

incendio petrolio

Ancora è presto per cantar vittoria, ma qualcosa sta cambiando. La BP potrebbe aver trovato almeno il bandolo della matassa, e per sbrogliarla è solo questione di tempo. Nei giorni scorsi un megasiringone da 1.500 metri è stato infilato nella falla ed è riuscito a convogliare, almeno per qualche ora, una parte del petrolio che fuoriusciva nella stiva della petroliera Discoverer Entreprise. La sua funzione è di recuperare un po’ del greggio che andrebbe perduto e di tentare di rallentare l’inquinamento delle acque fino a che non verrà trovata una soluzione per fermare definitivamente le perdite.

Ma la soluzione definitiva potrebbe essere la siringa stessa. Infatti gli ingegneri hanno ipotizzato di utilizzare lo stesso tubo per sparare dei fanghi pesanti all’interno del buco in modo da tappare la falla. Siamo ancora a livello progettuale, ma vista la gravità della situazione, il tempo stimato per portare a termine quest’operazione è di 7-10 giorni.

Entro il 2300 metà della Terra sarà inabitabile

metà terra inabitabile

Trecento anni fa, l’Età dell’Illuminismo diffuse le nozioni della ragione, la democrazia e il progresso scientifico in gran parte del mondo. Da quel momento, la nostra civiltà globale ha percorso una lunga strada, attraverso molte rivoluzioni fino alle sfide di oggi. Delle sfide che, stando allo studio effettuato dalle Università di New South Wales e Purdue, abbiamo perso, visto che secondo le loro previsioni, nell’arco di tre secoli l’immagine  della Terra sarà piuttosto desolante.

Stando ai risultati della loro ricerca, pare che in 300 anni la metà del nostro pianeta diventerà “semplicemente troppo calda” per l’uomo, se è l’eredità che gli lasceremo sarà quella che già viviamo oggi. Secondo il Telegraph, i ricercatori dell’Università americana e australiana hanno basato il loro studio su una serie di scenari tra i peggiori prodotti a partire dai modelli climatici, e le loro conclusioni sono state abbastanza inquietanti: se l’umanità non riesce a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, le temperature globali potrebbero aumentare del 10-12% entro l’anno 2300, facendo diventare gran parte del mondo inabitabile.

Eco-ospedali, il futuro delle cure è green

eco-ospedaleRisparmio energetico, gestione ottimizzata del personale, strutture costruite con materiali rigorosamente ecologici. Sono solo alcuni dei concetti-chiave legati agli eco-ospedali del futuro. Se ne è parlato nei giorni scorsi a Roma nel corso della V Conferenza Europea dell’Ospedale promossa dal Centro Nazionale per l’Edilizia e la Tecnica Ospedaliera (CNETO) e dall’Università Cattolica di Roma. Ai lavori è intervenuto, tra gli altri, l’architetto americano Roger Hay, che si è espresso a favore di una riorganizzazione in veste green delle strutture sanitarie:

progettare in modo ecosostenibile i luoghi di cura permetterà di ridurre l’impronta ecologica di un ospedale di circa il 45%.

Bandiere blu, Legambiente: la mappa non è credibile

bandiere blu 2010Legambiente insorge: la mappa delle bandiere blu per il 2010 non è credibile. Le obiezioni della nota associazione ambientalista arrivano a pochi giorni dalla pubblicazione della lista delle località balneari meritevoli, tra le polemiche sollevate dalle spiagge escluse e la soddisfazione delle new entries, in particolare della Liguria, che si è vista assegnare ben 17 bandierine. Stando a Legambiente i criteri di selezione sono abbastanza arbitrari per poter ritenere la mappa poco attendibile. Lo ha spiegato a CNRmedia, Sebastiano Venneri, vice presidente nazionale di Legambiente:

”Ci sono secondo me due pietre di inciampo sulla vicenda delle Bandiere Blu: una é rappresentata dal fatto che si tratta di autocandidature: quindi non viene passato in rassegna l’intero territorio nazionale, ma solo le località che rispondono al questionario mandato dalla Fee”.

Le 5 specie a cui “conviene” la guerra

tigre

Quando si dice che non tutti i mali vengono per nuocere. Il primo impatto su qualsiasi specie che vive in una zona di guerra è terribile. Insieme alle persone ferite o uccise anche gli animali subiscono un destino simile. Mentre per alcune specie una zona di conflitto non è un posto per vivere, per altre, grazie all’assenza improvvisa in vaste aree dell’uomo, l’esistenza comincia a diventare un tantino più semplice. Quella che viene prima alla mente è la tigre, che trova cadaveri di cui nutrirsi per il più facile dei pasti, ma non è solo questo a fare la differenza.

Queste 5 specie, nei decenni scorsi, hanno prosperato mentre gli esseri umani erano impegnati a lottare tra di loro. E chissà che non sperino che le battaglie durino ancora per molto.

1. Tigri. Un caso storico ci riporta alla guerra del Vietnam. Mentre le forze statunitensi distruggevano vaste aree di foreste per stanare i guerriglieri, studi post-guerra mostrano che le zone che non sono state toccate hanno permesso il prosperare di diverse specie animali, tra cui la tigre:

Le tigri (Pantheris tigris), a quanto risulta, hanno imparato che lasciar combattere (gli uomini) avrebbe prodotto cadaveri con cui alimentarsi. Dopo la guerra, i biologi sul campo tornati nelle foreste del Vietnam hanno trovato un numero incredibile di specie che era sopravvissuto alle turbolenze, compreso l’appena scoperto muntjac gigante (Muntiacus vuquangenesis, una specie di cervo) ed il bue Vu Qang (Pseudoryx nghetinhensis).