Marea nera: la soluzione potrebbe essere una siringa

di Paola P. 3

Ancora è presto per cantar vittoria, ma qualcosa sta cambiando. La BP potrebbe aver trovato almeno il bandolo della matassa, e per sbrogliarla è solo questione di tempo. Nei giorni scorsi un megasiringone da 1.500 metri è stato infilato nella falla ed è riuscito a convogliare, almeno per qualche ora, una parte del petrolio che fuoriusciva nella stiva della petroliera Discoverer Entreprise. La sua funzione è di recuperare un po’ del greggio che andrebbe perduto e di tentare di rallentare l’inquinamento delle acque fino a che non verrà trovata una soluzione per fermare definitivamente le perdite.

Ma la soluzione definitiva potrebbe essere la siringa stessa. Infatti gli ingegneri hanno ipotizzato di utilizzare lo stesso tubo per sparare dei fanghi pesanti all’interno del buco in modo da tappare la falla. Siamo ancora a livello progettuale, ma vista la gravità della situazione, il tempo stimato per portare a termine quest’operazione è di 7-10 giorni.

Fallita la cupola, criticati i disperdenti (i quali inquinano più del petrolio stesso) e considerati non sufficienti gli incendi controllati, la siringa appare al momento l’unica soluzione di una certa utilità. Infatti non si può di certo ammettere che sia perfetta, dato che in breve tempo si è staccata, probabilmente espulsa dalla forte pressione del petrolio, facendo fuoriuscire nuovamente il greggio nell’oceano, ma almeno per qualche ora ha funzionato, il che fa ben sperare per le soluzioni future.

Ora si sta cercando, attraverso gli ormai famosi robot sottomarini, di posizionare nuovamente il tubo all’interno del buco, ma forse i problemi non finiranno qui. Il New York Times infatti riferisce che nuove falle si sono create su tutta la superficie sottomarina. In pratica ora il petrolio non esce più solo dal punto trivellato dalla petroliera, ma la pressione non più controllata del gas e del greggio ha permesso che per molti chilometri il terreno sottostante cominci a cedere, creando piccole falle da cui riprende ad uscire altro materiale. Il foro più preoccupante lascia fuoriuscire un pennacchio di petrolio che misura 15 km di lunghezza e 5 di larghezza, che ha fatto lanciare un nuovo allarme. Infatti se si dovesse riuscire a bloccare il foro principale, ce ne sono tanti altri, il cui numero ora è soltanto ipotizzabile, che diventerebbero ingestibili.

Fonte: [Corriere della Sera; Repubblica]

Commenti (3)

  1. Bush ha cominciato una guerra per il dominio dei pozzi in Afganistan.La sua fame di petrolio oggi è stata ricompensata ,ha il petrolio persino sulle spiagge.

  2. che tristezza 🙁 certe immagini sono davvero dure da guardare, anche prendere la macchina mi fa sentire in qualche modo responsabile… La BP è inglese… ed è stato Obama a ridare l’autorizzazione alle nuove trivellazioni off-shore: che delusione!

  3. La BP “Inglese” e Obama (che l’unica possibilità che aveva per far rialzare l’economia erano nuove trivellazioni) ,hanno esaudito i desideri di Bush che ora può nuotare nel petrolio.

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