
Tutte le multinazionali del telefonino si dicono pronte ad affrontare la sfida del futuro, quella dell’ecologia, ma poi in realtà chi prende seri provvedimenti sono molto pochi. Più specificatamente la rivista Altroconsumo ha voluto prendere in considerazione 19 telefonini a caso, tra i più diffusi, suddivisi in monoblocco e a scorrimento, e i risultati sono stati più confortanti del previsto, ma non molto soddisfacenti.
Va infatti sottolineato che nessuno dei cellulari analizzati va contro le direttive ambientali mondiali. Tutti i prodotti e le tecniche utilizzate per costruirli, trasportarli, smaltirli, ecc., sono tutte previste dalla legge. Il problema però è proprio qui: la legge ci va un po’ troppo leggera. Secondo Altroconsumo infatti è proprio questo l’anello debole di tutta la catena, dovuto a legislazioni poco attente agli aspetti ambientali e un po’ troppo permissive.
Sul banco degli imputati principalmente c’è l’utilizzo di materiali nocivi come il piombo, il mercurio e altre sostanze dannose, non tanto per gli utenti che utilizzano l’apparecchio, quanto poi per chi lo dovrà smaltire. Essendo beni di rapido consumo (è stata calcolata la vita media di un cellulare intorno ai 18 mesi), uno degli aspetti più preoccupanti è che non ci sono politiche di riciclo dei materiali. Nella maggior parte dei casi i cellulari vengono smaltiti nelle discariche come un comune rifiuto, e qui vengono liberate quelle sostanze dannose che potrebbero causare guai a chi ne viene a contatto.