Buco dell’ozono record registrato a marzo

di Marco Mancini Commenta

Le sostanze inquinanti, da quando è stato lanciato l’allarme del buco dell’ozono, sono state ridotte, ma a volte anche i fenomeni naturali possono fare la loro parte. E’ attribuibile a questo il buco dell’ozono record registrato nello scorso mese di marzo che ha polverizzato quello precedente.

A misurarlo è stata l’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea, che tramite satelliti ha registrato una diminuzione della colonna di ozono sopra l’Artico, nel settore euro-atlantico dell’emisfero Nord, del 40%. Insomma, quasi dimezzata, ma soprattutto si tratta di un incremento molto forte visto che il precedente record era del 30%.

Sul sito dell’Agenzia si spiega il perché di questo fenomeno. A quanto pare esso è dovuto a

venti insolitamente forti, noti come vortice polare, che hanno isolato la massa atmosferica sul Polo Nord, impedendole di mischiarsi con l’aria alle medie latitudini e generando, così, temperature molto basse.

La conseguenza maggiore è stato il rilascio nell’aria di atomi di cloro e bromo, contenuti nei clorofluorocarburi, i quali sono tra i gas responsabili proprio del fenomeno. Per questo motivo lo strato di ozono che ci protegge dai raggi del sole si è assottigliato, mettendo nuovamente in pericolo la vita terrestre e marina. La temperatura registrata negli ultimi 3 mesi nell’area artica è stata la più bassa dal 1997 (anno record), e questi due fenomeni, che hanno portato ad inverni insolitamente rigidi, potrebbero essere in qualche modo collegati. Per questo gli scienziati spaziali stanno ora cercando un collegamento per interpretare meglio l’accadimento, e non escludono, almeno in questa fase, che possano essere stati influenzati dal riscaldamento globale.

La situazione potrebbe essere più seria del previsto, avverte l’Onm, Organizzazione Meterologica Mondiale. Commentando i dati europei, l’agenzia che fa capo alle Nazioni Unite ha spiegato:

Se l’area priva di ozono si muove via dal Polo verso latitudini più basse c’è da temere una maggiore radiazione ultravioletta nel corso della prossima stagione.

Tradotto significa che i raggi del sole saranno molto più nocivi rispetto a quanto non lo siano stati oggi, e così patologie come tumori della pelle o problemi al sistema immunitario saranno più frequenti nelle zone maggiormente colpite, che secondo le previsioni dovrebbero essere Canada, Russia e Alaska.

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[Fonte: Esa]

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