
Da una parte c’è il sindaco Cammarata che scarica tutta la colpa sul presidente Lombardo, dall’altra il capo della Regione che parla di immobilità del primo cittadino di Palermo. Di mezzo i cittadini e i turisti, milioni di persone che ogni giorno devono fare i conti con l’aria irrespirabile e i sacchetti dell’immondizia da scansare. E’ questa la foto del capoluogo siciliano, definito nei giorni scorsi da Le Monde una “città-spazzatura dimenticata”, e che farà cambiare idea ai molti turisti francesi che volevano passare le vacanze sull’Isola.
Un problema che esiste all’estero, esiste a Palermo e nelle altre aree della Sicilia colpite dall’emergenza, ma che non esiste per il resto d’Italia, che di questa vicenda sa poco o nulla. Come successo per Napoli, dove anziché l’immondizia sono sparite le telecamere, per la Sicilia le televisioni non sono mai esistite, a parte qualche web-tv e qualche coraggioso cronista di carta stampata che ha ripreso lo scempio di una città allo sbando.
Luglio 1997, Somalia. Nel corso dei lavori per la costruzione del porto Eel Ma’aan (ci teniamo a precisare, realizzato da imprenditori italiani) vengono interrati numerosi container di provenienza sconosciuta. La magistratura indaga, anche sulla base delle numerose testimonianze, e scopre che nel periodo dal 1990 al 1997 la terra somala è oggetto di un traffico illecito di rifiuti pericolosi che vengono seppelliti nel suolo africano e fatti scomparire per sempre. Compaiono ombre anche sulle indagini per il ritrovamento del