Marea nera, sospetti di perdite da nuove falle

marea nera sulla costa

Il tappo funziona, ma non c’è ancora da esultare. Secondo i dati provenienti dai tecnici della BP che stanno monitorando l’evolversi della situazione nel Golfo del Messico, c’è una buona notizia ed una cattiva. La buona è che, passate le 48 ore di prova, il tappo regge, non ha perdite e non mostra alcun problema apparente; la cattiva è che la pressione sotto di esso è diminuita molto più di quanto si potesse sospettare.

Il motivo preciso ancora nessuno lo sa, ma c’è un sospetto: si dev’essere aperta altrove un’altra falla da dove defluisce il petrolio che prima usciva da quella appena chiusa. L’alternativa è che, dopo 3 mesi di fuoriuscita, la pressione sia diminuita naturalmente, ma visto ciò che è accaduto nelle scorse settimane, non viene spontaneo pensare positivo. Per adesso gli strumenti di rilevazione non hanno indicato nessuna nuova perdita, ma gli ingegneri hanno chiesto altre 24 ore di verifica. La scusa ufficiale è quella di essere sicuri al 100% che il tappo funzioni, ma la realtà è che vogliono prendere tempo per cercare di capire come mai la pressione è diminuta.

Marea nera, il tappo funziona!

tappo marea nera

Finalmente, dopo quasi 3 mesi di fuoriuscita di petrolio, la compagnia BP è riuscita a trovare la soluzione al problema della marea nera: la falla è stata chiusa. Prima di poter cantar vittoria però bisognerà aspettare almeno 48 ore perché la pressione del petrolio a 1.500 metri di profondità è tanta. Ma siccome sono già diverse ore che sta resistendo, possiamo essere ottimisti.

A dir la verità nemmeno gli ingegneri britannici ci speravano più di tanto, dato che stavano studiando un altro modo per tappare la falla, ma stavolta gli è andata bene, fermando (momentaneamente) la perdita a 700 milioni di litri di petrolio.

Elettrosmog, Radio Vaticana accusata di favorire le leucemie

bimba leucemia

Nel 2002 il primo a denunciare a livello mediatico le onde elettromagnetiche di Radio Vaticana fu il programma Le Iene, che accusava l’emittente radiofonica di un uso spropositato delle frequenze, che facevano, a loro dire, 3 volte il giro del mondo per quanto erano potenti. Il problema è che, partendo dal centro di Santa Maria di Galeria, un frazione di Roma con circa 3000 abitanti, superavano di gran lunga i limiti previsti dalla legge, finendo con il favorire l’insorgere di leucemie tra i bambini della zona.

Otto anni dopo la situazione ancora non è cambiata, nonostante padre Federico Lombardi, direttore dell’emittente radiofonica, continui a ribadire che si affiderà alle perizie del prof. Umberto Veronesi e della dottoressa Susanna Longorio perché:

La perizia ora andrà discussa e valutata. Radio Vaticana si riserva di discutere con i suoi esperti e di fare le proprie considerazioni in alternativa a questa perizia. Sta di fatto che le misure sono già state prese dieci anni fa seguendo le norme internazionali. Inoltre sono state messe in pratica anche quelle italiane. Dunque Radio Vaticana è perfettamente in regola.

Marea nera, il “crudo risveglio” che ci attende (video)

crude-awakening

Gli sguardi di singoli individui, famiglie, amici, in bilico tra il provocatorio e il senza speranza, tutto questo è il video “Crude Awakening” di Jane Fulton, ideato per invocare un impatto viscerale del triste spettacolo a cui stiamo assistendo da quasi 3 mesi (e chissà per quanto ancora) nel Golfo del Messico. Le ripercussioni devastanti della marea nera dovute al disastro della BP hanno ispirato molti artisti che hanno elaborato molte forme di protesta simili a quella di Fulton.

Un lavoro che purtroppo è stato anche molto criticato per la mancanza di autenticità. Ma il valore dell’arte a volte, specialmente nell’ultimo secolo, non corrisponde più di tanto al reale, ma al massimo si ispira soltanto ad esso. Il ruolo dell’arte è di provocare qualcosa, un moto dentro ognuno di noi, e non ditemi che osservando le immagini del video a fine articolo non si scatena nulla nel vostro animo.

Marea nera, pozzo senza tappo per 4 giorni

Lower Marine Riser Package

L’equipaggio della BP ha ufficialmente avviato il cosiddetto “piano D“, rimuovendo il tappo ormai fuori controllo sulla falla nel Golfo del Messico per sostituirlo con uno nuovo, il quale dovrebbe riuscire a contenere l’intera perdita di petrolio. Il problema è che questo nuovo e ambizioso tentativo ingegneristico potrebbe anche peggiorare le cose, almeno temporaneamente.

L’attuale tappo era in grado di deviare l’equivalente di 15.000 barili di petrolio al giorno verso una nave in superficie, e così, non appena è stato eliminato, il petrolio ha di nuovo ripreso a fuoriuscire incessantemente. Kent Wells, vice presidente senior di BP ha promesso che il nuovo tappo più grande e più stretto verrà installato entro la metà di questa settimana. Secondo le previsioni ci vorranno dai 4 ai 7 giorni per completare l’opera.

Marea nera: Bp ci riprova, nuovo tappo sulla falla

marea nera petrolio costa

Si chiama Lower Marine Riser Package, o più semplicemente LMRP, ed è il nuovo (si spera ultimo) tentativo della BP di fermare la fuoriuscita di petrolio dal Golfo del Messico. Si dice “sbagliando s’impara”, eppure la compagnia britannica non sembra tanto aver imparato la lezione, dato che questo nuovo tappo assomiglia molto a quel Top Kill che già fallì il 30 maggio scorso.

In pratica la LMRP consiste in un taglio del braccio meccanico da cui continua ad uscire il petrolio, in modo da facilitare l’aggancio di un tubo che convoglia la perdita verso una petroliera, e che gradualmente chiude la falla come un vero e proprio tappo. Il problema è che, proprio come il tentativo precedente, questo comporta il temporaneo allargamento del buco e, se dovesse fallire, farebbe fuoriuscire il 20% in più di petrolio rispetto a quanto esce oggi.

Marea nera, anche l’Europa rischia di avere il suo disastro BP

petroliere

La vista di decine di navi cisterna ancorate al largo di Istanbul, o di quelle che passano sotto i due ponti sul Bosforo da e verso il Mar Nero, è senza dubbio impressionante. Ma sulla scia del disastro del Golfo del Messico, i funzionari turchi sono sempre più preoccupati che il traffico pesante possa portare ad un incidente molto simile a quello devastante della marea nera, dato che nello stretto del Bosforo vengono trasportati 1.850.000 barili di petrolio al giorno.

Il trasporto su petroliera attraverso lo Stretto non è più sostenibile

ha dichiarato il ministro dell’Ambiente turco Veysel Eroğlu la scorsa settimana a seguito di una riunione tra funzionari del Governo e rappresentanti delle 20 aziende energetiche, tra cui Exxon Mobil, Shell, Chevron e proprio la BP. Le norme che disciplinano la navigazione sul Bosforo hanno bisogno di un serio aggiornamento.

Smog, ictus ed infarto aumentano in città inquinate

inquinamento atmosfericoNelle città inquinate si è più esposti al rischio di ictus ed infarto. E’ quanto ha stabilito un recento studio condotto da un’équipe composta da esperti dell’Harvard School of Public Health, del Policlinico di Milano e del centro trombosi della Fondazione ospedale Maggiore.
La ricerca, pubblicata sugli Archives of Internal Medicine, mette sul banco degli imputati le polveri sottili, suscettibili di provocare un’infiammazione delle cellule immunitarie delle vie aeree e addirittura di provocare modifiche nel DNA, con conseguenze devastanti per la salute.

Come spiega il dottor Pier Mannuccio Mannucci, professore ordinario di medicina interna all’Università di Milano:

Le cosiddette polveri sottili attivano in senso infiammatorio le cellule immunitarie presenti nelle vie aeree, in particolare i macrofagi alveolari. Queste cellule residenti nei bronchi e nei polmoni, contaminate dalle polveri, cominciano a produrre grandi quantità di 6 citochine, che innescano una generale reazione infiammatoria, la quale può manifestarsi sotto forma di asma o allergia respiratoria, ma può anche dare origine a un evento trombotico, a causa degli effetti pro-coagulanti del mediatore stesso.

Marea nera, nuovi problemi a causa dell’arsenico

marea nera arsenico

La fuoriuscita di petrolio della Bp può aumentare i livelli tossici di arsenico nel mare, creando un’ulteriore minaccia a lungo termine per l’ecosistema marino, secondo la ricerca pubblicata sulla rivista Water Research. L’arsenico è un elemento chimico velenoso che si trova nei minerali ed è presente nel petrolio. Alti livelli di arsenico nell’acqua di mare possono permettere alla tossina di entrare nella catena alimentare. Inoltre può interrompere il processo di fotosintesi nelle piante marine e aumentare le possibilità di alterazioni genetiche che possono causare difetti alla nascita e cambiamenti comportamentali nella vita acquatica, ed infine, a completare l’opera, uccidere gli animali come gli uccelli che si cibano di creature del mare intossicate da questa sostanza.

Nello studio, un team dell’Imperial College di Londra ha scoperto che le fuoriuscite di petrolio possono bloccare parzialmente il sistema naturale di filtrazione dell’oceano e prevenire questa diffusione dell’arsenico. I ricercatori dicono che il loro studio mette in luce una nuova minaccia tossica per il Golfo del Messico, dovuta alla perdita del petrolio.

Eco-tassa sugli aerei, accade in Germania

Lufthansa-A380

Tutti sanno ormai che gli Stati europei hanno iniziato a stringere la cinghia, ma mentre alcuni Paesi con poca fantasia (come l’Italia) pensano solo a tagliare, tagliare e ancora tagliare, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha presentato un piano di austerità che include una eco-tassa sui viaggi aerei.

I sostenitori di tale iniziativa sperano di guadagnare nuove entrate per circa un miliardo di euro, provenienti dalla tassa ecologica sui viaggi aerei. L’opposizione sostiene che il Governo tedesco sta utilizzando l’ambiente come una stupida scusa per alzare le tasse, in quanto più che un’ecotassa è soltanto una tassa come tutte le altre. Ma è sempre un bene per l’ambiente.

Goletta dei Laghi, Legambiente fornisce i primi dati

Goletta dei Laghi, Legambiente

Legambiente ha dato il via a Goletta dei Laghi, la campagna di monitoraggio degli ecosistemi lacustri italiani, giunta alla sua quinta edizione. Il comitato scientifico, partito il 3 luglio dalle acque del lago di Albano, ha rivelato i primi dati raccolti nel Lazio, non molto rassicuranti.

Se il lago di Albano continua inesorabile la sua fase di prosciugamento, che già nel 2005 ha raggiunto la soglia negativa di meno 4 metri dal livello originario, il lago di Bracciano è compromesso da

la minaccia del nucleare, l’eccessiva cementificazione delle coste e le aree estrattive.

Marea nera, animali in fuga come da bosco in fiamme

uccello marea neraMarea nera paragonabile ad un mega incendio di quelli che spingono gli animali fuori dal bosco. La vita si fa impossibile nel Golfo del Messico che si sta riempiendo di zone morte, prive cioé di ossigeno, succhiato via dal metano, che al momento rappresenta più del 50% della perdita e i cui valori sono stati quantificati in 100mila volte superiori alla norma. A contatto con l’acqua, il metano provoca la proliferazione di batteri in grado di degradarlo ma a farne le spese è proprio l’ossigeno, e dunque la vita. Come spiega Samantha Joye, ricercatrice all’Università della Georgia, ci sono:

colonne di metano di 200 metri a una profondità tra i 1.000 e i 1.300 metri. L’acqua non è ancora arrivata ad avere zero ossigeno, ma ci si sta avvicinando.