Quantificata l’incidenza dell’inquinamento del traffico sull’asma infantile

inquinamento del traffico

Le zone con traffico pesante nelle città di Long Beach e Riverside sono responsabili di una percentuale significativa di casi di asma infantile prevenibile. Il vero impatto dell’inquinamento atmosferico e le emissioni che causano malattie sono stati probabilmente sottovalutati, secondo i ricercatori della University of Southern California (USC).

Lo studio, pubblicato sul Journal of Public Health, ha stimato che il 9% di tutti i casi di asma infantile a Long Beach e il 6% di Riverside erano attribuibili alla vicinanza del traffico. Lo studio ha inoltre rilevato che le emissioni delle navi nel complesso portuale hanno contribuito al peggioramento dell’asma. Ad esempio, ogni anno circa 1.400 episodi di asma e bronchite sono rilevati nella cittadina californiana. Essi rappresentano il 21% del totale, e sono quelli che certamente sono stati causati dalle emissioni delle navi che hanno incrementato i livelli di biossido di azoto nell’aria.

Il calcolo dell’inquinamento ora si potrà fare sulle foglie

strada trafficata

Minuscole particelle di inquinamento che sono nocive per la salute umana vengono trattenute dalle foglie degli alberi e rilasciano una traccia magnetismo. A spiegarlo è un nuovo studio che ha dimostrato come l’inquinamento si trova più attaccato alle foglie degli alberi vicini alle strade rispetto a quelli in aree meno trafficate.

L’inquinamento che le foglie cattura potrebbe servire come un modo semplice ed economico per monitorare i livelli di inquinanti, spiegano i ricercatori. Alcuni scienziati europei sono stati i primi a notare che un tipo di inquinamento da particolato aderisce alle foglie nelle zone industriali. Il particolato è creato dalla combustione di carburante e può includere molti composti diversi. Quelli rilevati da questi scienziati sono sostanze inquinanti metalliche, come gli ossidi di ferro dello scarico di motori diesel, che hanno lasciato una traccia magnetica sulle foglie (anche se le foglie stesse non diventano magneti).

La nave dei veleni in Madagascar mette a rischio balene e migliaia di persone

nave affondata madagascar

Non solo l’Italia ha problemi con le “navi dei veleni”. Una nave che trasportava rifiuti tossici è affondata qualche mese fa al largo delle coste del Madagascar, e migliaia di tonnellate di rifiuti sono stati svuotati nel ricco ecosistema marino. Il relitto ha avuto effetti devastanti sulla vita e la salute del mare, ma anche delle persone che vivono di navigazione. Ha causato, tra gli altri effetti, spiaggiamenti di balene in gran numero, e gravi malattie respiratorie e della pelle che hanno cominciato ad affliggere gli abitanti di quelle terre.

L’Ana Gülser, una nave turca, si è arenata nel punto più meridionale del Madagascar. Ha poi lentamente scaricato il suo carico (39.000 tonnellate di fosfat0, 568 tonnellate di combustibile, e 66 tonnellate di gasolio) nell’Oceano Indiano.

Navi dei veleni: “le scorie portatele in Parlamento”

striscione navi dei veleni

La Calabria è stanca di aspettare, e per questo ieri è scesa in piazza, in diverse località della regione, per protestare contro l’immobilità del Governo italiano. Le cosiddette “navi dei veleni“, conosciute anche come “navi a perdere“, affondate dolosamente dalla mafia negli anni ’80, sono state scoperte mesi fa, ma dopo averne dato notizia, la vicenda è stata immediatamente messa a tacere.

Probabilmente per una questione di costi (troppo oneroso trovare ed eliminare le navi che inquinano la costa calabrese) o solo perché le priorità al momento sono altre, fatto sta che la popolazione di una delle regioni che più di tutte vive di turismo, si ritrova con la consapevolezza che la propria acqua è inquinata da scorie radioattive e non solo, ma nessuno le viene a togliere da lì.

Per protestare contro questo scandalo ieri Legambiente e WWF hanno organizzato diverse manifestazioni contro l’immobilità del Governo, a cui hanno partecipato giovani e anziani, studenti e lavoratori, politici locali e regionali, ed anche una delegazione dell’Italia dei Valori che, al fianco di qualche esponente del Partito Democratico, ha ammesso che questo scempio non è accettabile, e denuncia, come dice lo stesso Antonio Di Pietro, una “legalità violentata”.

L’inquinamento da pesticidi porta ad un incremento di uropatie tra neonati

neonato africano

Le donne che vivevano in villaggi irrorati con il DDT per ridurre la malaria, hanno dato vita al 33% in più di neonati con difetti urogenitali alla nascita. Questo è avvenuto tra il 2004 e il 2006, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Urology BJUI . Secondo tale ricerca, le donne che erano rimaste in casa nei villaggi disinfestati invece, avevano il 41% di possibilità in più di partorire figli con queste malattie, come la mancanza dei testicoli o problemi con l’uretra o il pene.

Gli autori suggeriscono che questo accade perché hanno passato la maggior parte del loro tempo nelle case in cui il DDT, ancora comunemente usato per uccidere le zanzare che causano la malaria, veniva spruzzato quotidianamente, anziché andare in luoghi non contaminati.

Non solo CO2, nei trattati internazionali si sottovalutano gli effetti di altri agenti inquinanti

inquinamento treno

Come se ottenere un trattato globale sul clima non fosse già abbastanza difficile, Stacy Jackson, ricercatore della University of California di Berkeley, dice che dobbiamo cominciare a pianificare il futuro per un vertice che affronti specificamente a breve e medio termine le componenti del riscaldamento globale che fino ad ora sono state un po’ “tralasciate” come la fuliggine, l’ozono, e il metano.

Dal momento che queste sostanze provocano fino a metà del riscaldamento osservato nel periodo di tempo in cui permangono nell’atmosfera (dalle poche settimane della fuliggine, a qualche decennio per il metano), sarebbe prudente effettuare un’azione forte per mitigare i loro effetti, e non solo quelli della CO2 e di poche altre sostanze inquinanti prese in esame.

Aumento del livello delle acque, secondo la Nasa arriverà a 7 metri entro il 2100

james_hansen nasa

Alcuni studiosi dicono che, alla fine del secolo, se non si farà nulla per diminuire l’inquinamento, il livello delle acque in tutto il mondo salirà di mezzo metro. Secondo altri i metri saranno 3. C’è molta confusione in questo campo, visto che fare previsioni da qui ai prossimi 90 anni non è semplice. A fare un po’ di chiarezza ci pensa James Hansen, direttore del Goddard Institute for Space Studies della Nasa, intervistato da Repubblica.

Spiega Hansen che finora questa stima “ottimista” è stata effettuata perché:

prende in considerazione solo alcuni fattori, come la dilatazione termica dell’acqua per l’aumento della temperatura. L’elemento cruciale, la deglaciazione, non viene conteggiato per una ragione molto semplice: il modello non riesce a calcolarlo in modo affidabile e, nel dubbio, il dato viene omesso.

Lui invece l’ha calcolato, seppure in modo approssimato perché alcune variabili sono imprevedibili, ed è giunto alla conclusione che, entro il 2100, il livello delle acque potrà sollevarsi di 6-7 metri. Un disastro incalcolabile.

Usa: il Michigan elimina il 90% del mercurio emesso, gli Stati pro-ambiente diventano così 19

impianto a carbone michigan

Dopo molti anni di speranza e di attesa di questo giorno, il governo del Michigan ha finalmente completato i regolamenti per ridurre efficacemente le emissioni di mercurio dagli impianti energetici del 90% al di sotto del livello del 1999 entro il 2015. A spiegarlo è l’Associated Press, che ha reso noto che la popolazione dei Grandi Laghi può ora tirare un sospiro di sollievo.

In totale, questo significa una riduzione di 3.600 tonnellate di emissioni di mercurio all’anno. Per uno Stato che ha inquinamenti noti di mercurio in tutti gli 11.000 laghi, il mercurio non è solo un “piccolo problema”, visto che la pesca nel Michigan contribuisce ad oltre 2 miliardi di dollari per l’economia dello Stato. Ma, se il mercurio si trasforma in metilmercurio in acqua, si sposta lungo la catena alimentare fino nei pesci, i quali a loro volta diventano una minaccia per tutti coloro che li consumano. Il mercurio è responsabile, tra le altre cose, di un abbassamento de quoziente intellettivo nei bambini, così come dei problemi di vista, memoria e abilità motorie. Bambini e neonati sono particolarmente suscettibili di avvelenamento da mercurio. In quest’ottica di Welfare si dovrebbe leggere il provvedimento che dovrebbe essere preso da esempio da tutti.

Dimezzare le emissioni di gas serra? Basta non mangiare più carne

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Quando si parla di inquinamento, la prima idea che ci viene in mente sono le industrie che emettono quei gas neri nell’aria. Dopodiché si passa ai gas di scarico delle automobili, specialmente nelle città affollate. Ma in pochi sanno che la maggior parte dell’inquinamento è prodotto da ciò che mangiamo. Anzi, solo la produzione di carne ne produce più della metà.

A confermarlo è uno studio effettuato da scienziati americani, Robert Goodland e Jeff Anhang che hanno pubblicato un articolo dal titolo “Livestock and Climate Change” (bestiame e cambiamento climatico), uscito di recente sulla rivista World Watch Magazine.

Il carbonio presente nell’Artico potrebbe affossare qualsiasi lotta contro i cambiamenti climatici

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In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Ecological Monographs, alcuni ambientalisti stimano che le terre artiche e gli oceani siano responsabili fino al 25% dell’immissione globale di anidride carbonica nell’atmosfera. Sotto le previsioni attuali del riscaldamento globale, questo dissipatore artico potrebbe essere diminuito o invertito, potenzialmente accelerando i tassi previsti del cambiamento climatico.

Nel documento, redatto da David McGuire del US Geological Survey e dell’Università di Fairbanks in Alaska e dai suoi colleghi, si dimostra che l’Artico è stato un deposito di carbonio a partire dalla fine dell’ultima era glaciale, che nel tempo ha rappresentato tra zero e 25%, o in termini assoluti fino a circa 800 milioni di tonnellate, del totale del carbonio terrestre. In media, dice McGuire, lo stoccaggio artico per il 10-15% affonda il carbonio sotto terra. Ma la rapidità dei cambiamenti climatici nella regione artica – circa il doppio di quella a latitudini più basse – potrebbe eliminare il tappo ed eventualmente far diventare l’Artico una fonte di biossido di carbonio.

Sostanze chimiche tossiche: 7 grandi aziende hi-tech siglano l’accordo per eliminarle

rifiuti tecnologici inquinanti

Sette aziende hanno progettato alcune soluzioni ambientali che negano la necessità per la maggior parte, o in alcuni casi per tutti, di usare le sostanze chimiche come bromurati e clorurati nel campo dell’elettronica di consumo. Le organizzazioni ambientali, ChemSec e Clean Production Action, hanno affermato che le seguenti società stanno guidando l’industria dell’elettronica verso l’allontanamento dalle sostanze chimiche che possono portare a problemi di salute e ambientali:

  • Apple (USA): ha istituito un programma innovativo che limita l’uso di quasi tutti i composti del bromo e cloro in tutte le loro linee di prodotto. Apple offre ora una vasta gamma di prodotti senza PVC e BFR, tra cui iPhone e iPod, così come i computer che sono privi di BFR e la maggior parte degli impieghi del PVC.
  • Sony Ericsson (UK): Sony Ericsson non solo rimuove le sostanze potenzialmente pericolose dai suoi prodotti, ma assume anche il complicato compito di stabilire inventari chimici completi per tutte le proprie linee di prodotto. I prodotti dell’azienda sono ora al 99,9% senza BFR e non avranno componenti in PVC entro la fine del 2009.

I supercibi diventano superinquinatori

supercibo

Dall’Açai al goji e al cacao grezzo di spirulina, i supercibi sono sbocciati in un settore che è previsto in continua crescita, fino ad un fatturato da 10 miliardi di dollari entro il 2011, secondo il blog Small Footprint Family. In un primo momento si potrebbe obiettare che si tratta di “ingredienti di lusso”, ma il vero problema non è tanto il costo di ingredienti “rari”, ma piuttosto considerare i combustibili fossili utilizzati per far volare questi sapori, spesso tropicali, fino alla nostra porta di casa.

L’impronta ecologica dei supercibi pare essere decisamente superinquinante. Un supercibo è in realtà solo la terminologia elaborata per gli alimenti considerati densamente nutrienti, con antiossidanti, vitamine, ecc molto più che nella maggior parte dei cibi comuni. Ma spesso questi alimenti provengono da luoghi esotici, non vicini nè all’Italia, nè ai grandi consumatori come gli Stati Uniti. Ad esempio, le bacche di Goji sono prodotte in Cina e Tibet, Açai, Maca camu camu, Chia e Lucuma vengono dal Sud America, nonifruit e durian provengono dal Sudest asiatico, mesquite e spirulina dal Messico, e clorella dal Giappone. Questi alimenti usano tonnellate di risorse per percorrere tutta la strada fin nei nostri supermercati.

Terra mai così inquinata negli ultimi 15 milioni di anni

aradhna tripati

Si dovrebbe tornare indietro di almeno 15 milioni di anni per trovare i livelli di biossido di carbonio sulla Terra alti come lo sono oggi. A spiegarlo sono stati gli scienziati dell’UCLA sulla rivista Science.

L’ultima volta che i livelli di biossido di carbonio sono stati apparentemente alti come lo sono oggi, le temperature globali sono state 5-10 gradi Fahrenheit (-12/-15 Celsius) superiori a come che sono oggi, il livello del mare era di circa 75-120 piedi (22-36 metri) più in alto rispetto ad oggi, non c’era ghiaccio marino permanente nell’Artico e c’era molto poco ghiaccio in Antartide ed in Groenlandia

ha spiegato l’autore principale della ricerca, Aradhna Tripati, professore assistente del dipartimento di scienze della terra e dello spazio e del dipartimento di scienze atmosferiche e oceaniche dell’UCLA.

L’anidride carbonica è un potente gas a effetto serra, e le osservazioni geologiche che abbiamo ora per gli ultimi 20 milioni anni offrono un sostegno forte all’idea che l’anidride carbonica è un importante agente per la guida del cambiamento climatico nel corso della storia della Terra.

Attraverso l’analisi chimica delle bolle d’aria antica intrappolate nel ghiaccio antartico, gli scienziati sono stati in grado di determinare la composizione dell’atmosfera terrestre andando indietro fino a 800.000 anni fa, e hanno sviluppato una buona comprensione di come i livelli di biossido di carbonio sono variati nell’atmosfera da quel momento. Ma c’è stato un accordo poco prima di questo studio su come ricostruire i livelli di biossido di carbonio prima di 800.000 anni fa.

Il limite all’inquinamento è 350 ppm. Al di sopra di esso sarà una catastrofe

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350 è il numero più importante del pianeta. Il che è strano, perché fino a circa 22 mesi fa non si sapeva neppure a che importasse. Ma quando, nel dicembre del 2007, l’ingegnere NASA Jim Hansen lo ha presentato presso l’American Geophysical Union Meeting di San Francisco, tutti hanno pensato a quello che voleva dire è che avevamo appena attraversato un estate in cui il ghiaccio si stava sciogliendo in modo molto rapido nell’Artico, e che i ricercatori stanno segnalando “in anticipo” variazioni di decine di altri grandi ghiacciai della terra, i quali porteranno all’acidificazione degli oceani e altre conseguenze.

In combinazione con le risme di paleo-dati climatici, la sua squadra credeva di avere informazioni sufficienti per elaborare finalmente una linea rossa per il pianeta: quando le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica fossero diventate superiori a 350 ppm, hanno detto, il riscaldamento globale sarebbe diventato pericolosamente fuori controllo. In realtà, oltre i 350 ppm non si potrebbe avere un pianeta

simile a quello in cui la civiltà si è sviluppata e nel quale la vita sulla Terra si è adattata.