Fukushima 2 anni dopo assomiglia a Chernobyl

di Marco Mancini 2

Abbiamo visto spesso le immagini in tv di Chernobyl, la città fantasma in cui esplose una centrale nucleare nel 1986 e da allora è diventata inabitabile. Speravamo di non vedere più altre immagini al di fuori di quella, ma l’illusione è durata poco. Fukushima oggi è molto simile a quella Chernobyl. Un reportage del Guardian ci porta in un’area da fine del mondo dove sembra di essere sul set di un film catastrofico piuttosto che nel tecnologico ed affollatissimo Giappone.

Tutto è cominciato l’11 marzo 2011 quando un terremoto provocò uno tsunami che a sua volta inondò la centrale di Fukushima-Daichi, mettendo ko i sistemi di sicurezza e provocando un incidente con perdite radioattive per diversi chilometri. Per fortuna l’efficienza giapponese ha permesso di evacuare centinaia di migliaia di persone in pochissimo tempo e senza incidenti. Da allora però un’area del raggio di 30 km tutta intorno alla centrale è completamente abbandonata.

Oggi che le radiazioni si sono ridotte a qualche visitatore è permesso entrare, esattamente come accade a Chernobyl, ma solo per un tempo limitato e rigorosamente vestito con abiti protettivi. Insomma, vivere lì equivarrebbe ad una condanna a morte. Le foto sono spaventose. La stazione di Tomyoka ad esempio, chiaramente abbandonata, con le piante che si sono insinuate tra i mattoni del marciapiede ed hanno invaso i binari; le strade, anch’esse spaccate a metà da erbacce ed altri arbusti che stanno crescendo a vista d’occhio, probabilmente anche “aiutati” dalle radiazioni; la distruzione che si allarga fino alla città di Namie, a 20 km dalla centrale, le cui strade sembrano una fotografia del Giappone moderno, ma purtroppo l’immobilità non è dovuta ad uno scatto, ma all’assenza di qualsiasi essere vivente. Qui il livello stimato di radiazioni è di circa il 40% di quello raggiunto a Chernobyl, e l’immagine che più impressiona, proprio come accaduto in Ucraina, è l’interno della scuola, con gli zaini appesi e i fogli ancora sul banco, segno di un’immediata evacuazione dei bambini che, ignari, stavano seguendo le lezioni.

Qui e altrove i primi segni di decadimento cominciano a notarsi. Tra le strade di Namie un edificio è già crollato e, ironia della sorte, uno dei negozi aperti in cui i fotografi sono potuti entrare aveva attaccati al muro alcuni manifesti proprio contro la Tepco, l’azienda responsabile della centrale nucleare. Ma forse ancora più impressione fa l’accumulo di sacchi di soia ed altri prodotti della terra che devono essere necessariamente distrutti a causa della contaminazione. Un danno calcolato in oltre 2 miliardi di euro. Si fa sera tra le strade della prefettura di Fukushima. Un lampione si accende ad illuminare il nulla, e lo sconforto nel constatare ciò che potrebbe accadere a qualsiasi città vicina ad una centrale nucleare fa venire un nodo allo stomaco.

[Fonte: The Guardian]

Photo Credits | Getty Images

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