Pm10: al Sud provoca più morti che al Nord

inquinamento palermo

Siamo ormai passati dalla classica affermazione “l’inquinamento fa male”, all’analizzare cosa significa inquinamento. Così, andando a scoprire tutte le varie sfaccettature di questo problema di cui non ci libereremo tanto presto, scopriamo che probabilmente il pericolo maggiore arriva dall’aria che respiriamo, ed in particolare dai Pm10, meglio conosciute come polveri sottili.

Secondo un’indagine effettuata da Epiair è risultato che queste particelle che entrano facilmente nelle nostre vie respiratorie e comportano diversi danni, tra cui anche alcuni tumori, fanno molto più male al Sud che al Nord Italia. In particolare, tra le prime 10 città analizzate in questa ricerca che verrà replicata e allargata per il periodo 2010-2012, pare che il Pm10 provochi maggiori danni nella città di Palermo, e minori in quella di Milano.

Petrolio: il picco di produzione potrebbe avvenire 10 anni prima del previsto

estrazione petrolio

Gli sforzi delle energie alternative di attirare l’attenzione della società hanno ottenuto un premio: uno studio pubblicato sulla rivista della American Chemical Society’s Energy & Fuels ha rivelato che la tradizionale produzione di petrolio greggio potrebbe raggiungere il picco nel 2014: circa una decina di anni prima di quanto le previsioni avevano indicato in passato.

Lo studio, effettuato dagli scienziati in Kuwait, è basato su una versione modificata del modello di Hubbert, il quale è stato in grado di prevedere con precisione quando la produzione di petrolio raggiungerà il picco sin dal 1970, tenendo conto della complessità dei cicli di produzione di petrolio nei vari Paesi, i quali possono essere influenzati dai progressi tecnologici, dalla politica, dalle condizioni economiche e normative.

Fotovoltaico: impianti di piccola taglia, il ritorno economico

fotovoltaico-ritorno-economicoIl rientro dall’investimento per un impianto fotovoltaico non dipende solo da una buona progettazione e da una altrettanto buona realizzazione, compresa chiaramente la scelta dei pannelli, ma anche dalla posizione geografica dell’impianto stesso. Al riguardo il GSE – Gestore Servizi Energetici, nell’ultima Guida aggiornata sul fotovoltaico, sottolinea come per gli impianti fotovoltaici di piccola taglia, con potenza non inferiore ai 1 KW e non superiore ai 3 KW, i tempi di ritorno del capitale che è stato investito varino a seconda se, con lo stesso impianto, la messa in esercizio avviene nell’Italia settentrionale, nell’Italia centrale oppure nell’Italia meridionale.

Fermo restando che in base alla normativa vigente, gli incentivi in Conto Energia durano 20 anni ovunque sul territorio italiano, il GSE sottolinea come, in via orientativa, per un impianto con le caratteristiche sopra citate i tempi di ritorno dall’investimento nell’Italia settentrionale varino da 11 a 13 anni; nell’Italia centrale si va da 9 ad 11 anni, mentre nell’Italia meridionale i tempi di rientro oscillano tra i 7 ed i 9 anni.

Mal’aria industriale, l’atmosfera italiana ne è piena

inquinamento industrialeIl rapporto di Legambiente Mal’aria industriale per il 2010 evidenzia l’apporto nefasto dell’industria all’atmosfera italiana, una forma di inquinamento spesso trascurata e dimenticata, volutamente, dalle istituzioni che preferiscono concentrarsi sulla riduzione del traffico, imputando principalmente alle auto la causa dello smog. In realtà, in quello che è il cuore della produzione industriale italiana, il triangolo settentrionale, c’è da dire che i veicoli, prendiamo la città di Milano ad esempio, sono quasi tutti a ridotte emissioni e ultramoderni. Il problema è a monte. Lo evidenzia bene questo rapporto di Legambiente, che esamina la totalità delle sostanze tossiche che finiscono nella nostra aria a causa delle emissioni industriali.

Tra il 2006 e il 2007  sono saliti a +15% gli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici), a +6% le diossine e i furani, a +5% cadmio e +3% cromo. E’ con questi dati che l’industria italiana si conferma come la principale fonte di microinquinanti scaricati in atmosfera, producendo il 60% del cadmio totale, il 70% delle diossine, il 74% del mercurio, l’83% del piombo, l’86% dei Policlorobifenili (PCB), l’89% del cromo, fino al 98% dell’arsenico. Tutti inquinanti che sembrano finiti nell’oblio ma che, invece, contribuiscono in modo molto pesante a rendere insalubre l’aria respirata nei luoghi di lavoro e nei centri urbani limitrofi alle aree industriali.

Quibio, la bioplastica tutta italiana

quibioDall’idea di due cagliaritani, Giuseppe Brau e Maria Grazia Sanna, dieci anni fa è nato Quibio, portale specializzato nell’e-commerce di prodotti in bioplastica, biodegradabile e compostabile al 100%. I prodotti possono essere acquistati sul sito di Quibio e verranno spediti gratuitamente in tutta Italia in sole quarantotto ore, questo è quanto promettono alla Quibio.

Ci sono utensili per la casa ad uso quotidiano, ed usa e getta, di tutte le categorie, tutti rigorosamente col prefisso bio: biobicchieri e biotazzine, biovaschette, biopannolini, biopattumiere, biopiatti, biociotole, biotovaglie, bioposate, biogiochi, bioguanti… insomma, di tutto e di più.

Tuffi puliti 2010, aree di balneazione migliori su Google Map

tuffi puliti 2010Gli amanti del mare, quello vero, blu, pulito, incontaminato, ammesso che esista ancora, saranno felici di sapere che quest’estate sarà a loro disposizione un nuovo moderno strumento per raggiungere la spiaggia dei nostri sogni e fare un tuffo pulito. Il Ministero della Salute ha infatti deciso di aprire un sito, www.portaleacque.it, con precise indicazioni per i bagnanti sulla qualità delle acque nelle varie località balneari della Penisola.

Avvalendosi di Google Map, il portale condurrà turisti stranieri e cittadini italiani in vacanza verso le acque più limpide. Il sito è stato realizzato con la collaborazione dell’Istituto poligrafico e zecca dello Stato ed è stato presentato nei giorni scorsi a Parma nell’ambito della seconda giornata della V Conferenza ministeriale ambiente e salute organizzata dai ministeri dell’Ambiente e della Salute italiani e dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Europa.

Fotovoltaico: mega impianto in provincia di Rovigo

fotovoltaico-sunedisonIl Banco Santander, in qualità di investitore, e la SunEdison, società leader in Nord America nel campo dei servizi per l’energia solare, daranno vita in Provincia di Rovigo, ed in particolare nell’area tra i Comuni di San Bellino e di Castelguglielmo, ad un impianto fotovoltaico grande quanto centoventi campi di calcio, ovverosia il più grande del Vecchio Continente. La superficie occupata dal campo fotovoltaico è pari ad oltre 850 mila metri  quadrati ed inizierà a produrre energia già nel corso della prossima estate per poi andare in produzione di energia elettrica a regime entro fine anno. Già dall’inizio l’impianto produrrà energia in grado di soddisfare il fabbisogno di energia elettrica di oltre diciassette mila famiglie a fronte di oltre 40 mila tonnellate di anidride carbonica (CO2) non immesse in atmosfera.

Giornata nazionale degli alberi approvata dal CDM

alberi in cittàOgni 21 novembre in Italia si festeggeranno gli alberi. Lo ha deciso nei giorni scorsi il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.
La festa nazionale dell’albero fa parte di un disegno di legge più ampio, per ora approvato in via preliminare, che mira a creare maggiori spazi verdi nelle aree urbane, aree ecologiche che spesso, diciamolo pure, latitano nelle nostre grandi città, ma anche nei centri urbani meno estesi.

La Prestigiacomo ha spiegato l’importanza di questo provvedimento, elencando le proprietà degli alberi e i benefici che anche un solo albero può apportare, ancora più evidenti in un ambiente inquinato e poco ossigenato come quello urbano:

Gli alberi non sono solo essenziali elementi di arredo ecologico per le nostre città ma anche grandi fornitori di servizi ambientali. Infatti un singolo albero è in grado di fornire abbastanza ossigeno per 10 persone e di assorbire, a seconda delle dimensioni, da 7 a 12 kg. di emissioni di CO2 all’anno. Inoltre, gli alberi riducono l’inquinamento acustico e possono farci risparmiare sino al 10 % del consumo energetico.

Vivere in città fa male alla salute

stress vita in cittàVoglio andare a vivere in campagna. Così cantava Toto Cutugno, e non aveva tutti i torti. Ci sarà poi andato a vivere lontano dal caos della grande città? Se lo avesse fatto, avrebbe certamente operato una scelta giusta. Stando ai dati raccolti da Legambiente pare infatti che vivere in città faccia male alla salute per una miriade di motivi. Primo tra tutti, l’inquinamento da polveri sottili, che provoca asma, malattie respiratorie e mina la qualità della vita quotidiana, mettendo a rischio soprattutto i bambini.

Legambiente  ha presentato la sua analisi nell’ambito della V Conferenza ministeriale ambiente e salute organizzata dai ministeri dell’Ambiente e dalla Salute italiani e dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Europa.

Fotovoltaico: progetto Sambenedettese Calcio

stadio-sambIl calcio ed il fotovoltaico vanno e possono andare d’accordo, senza alcun problema di sorta. Dopo lo stadio Bentegodi, nel Comune di Verona, presto anche nel Comune di San Benedetto del Tronto la copertura dello stadio dove gioca la Sambenedettese Calcio potrebbe infatti  “ospitare” un impianto di produzione di energia fotovoltaico. In accordo con quanto riferisce il Comune di San Benedetto del Tronto, infatti, Sergio Spina, presidente della Sambenedettese, ha presentato al Sindaco della Città, Giovanni Gaspari, un progetto preliminare per il quale, a fronte della stipula a favore della Sambenedettese Calcio di una concessione dell’impianto sportivo per un periodo pari a venti anni, è prevista la realizzazione di un impianto fotovoltaico che, con una potenza complessiva cumulata che può arrivare fino a 1,2 MW, sia in grado di generare per la società sportiva un introito variabile stimato tra i 100 mila ed i 150 mila euro.

La Ue boccia ancora la scelta italiana: “il nucleare non è fonte rinnovabile”

centrale nucleare

Il Governo italiano le sta provando tutte per far accettare il ritorno al nucleare come uno sforzo per creare delle energie rinnovabili. I proclami di Berlusconi e ministri convincono poco in Italia, e per nulla all’estero, tanto che oggi la Commissione Europea che si occupa di vigilare sul rispetto degli obiettivi comunitari, ha ribadito che il nucleare non è una fonte rinnovabile.

Le fonti rinnovabili, spiega il commissario europeo Marlene Holzner

sono solo quelle derivanti da sole, vento, biofuel e biomasse. Quando parliamo di energie rinnovabili non parliamo mai di nucleare.

Una posizione precisa che contrasta con i proclami del partito del nucleare, il quale sostiene che questa è una scelta obbligata per l’Italia per rientrare nei parametri europei. L’obiettivo, a livello comunitario, è di raggiungere, tra le altre cose, il 20% di fabbisogno energetico totale coperto dalle rinnovabili entro il 2020. Il Governo Berlusconi sperava di raggiungere almeno il 5% di tale fabbisogno con il nucleare, ma vista la posizione presa dalla Commissione, questo sforzo non servirà a nulla.

Le “zone morte” oceaniche aggravano notevolmente l’impatto del riscaldamento globale

zona morta oceanica

Non bastavano le emissioni, i rifiuti e i metodi d’inquinamento vari. Dei ricercatori americani hanno ora scoperto che la maggiore frequenza e intensità della privazione di ossigeno nelle cosiddette “zone morte” lungo le coste del mondo, può influire negativamente sulle condizioni ambientali, riversandosi nelle condizioni delle acque.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Science dai ricercatori della University of Maryland Center for Environmental Science dall’oceanografo dr. Lou Codispoti, spiega che la maggiore quantità di protossido di azoto (N2O), prodotta in condizioni di scarso ossigeno (ipossia) nelle acque può elevare le concentrazioni nell’atmosfera, aggravando ulteriormente l’impatto del riscaldamento globale e contribuire al buco nell’ozono che causa un aumento nella nostra esposizione alle radiazioni ultraviolette.

Poiché il volume delle acque ipossiche verso la superficie del mare si espande lungo le nostre coste, la sua capacità di produrre i gas a effetto serra aumenta il protossido di azoto. Le acque con poco ossigeno producono attualmente circa la metà del protossido di azoto oceanico; abbiamo potuto vedere un ulteriore significativo aumento [di emissioni] atmosferiche se queste “zone morte” continuassero ad espandersi

spiega il Dr. Codispoti dell’UMCES Horn Point Laboratory.

Nonostante le riserve naturali, 25 grandi mammiferi rischiano l’estinzione in India

tigre parco nazionale

L’India ha avuto sempre un sistema di aree protette per la fauna selvatica sin dal 1928. Ora, ce ne sono più di 500 nel Paese che vanno da quelle dedicate alle tigri alle riserve di uccelli fino alle aree più generali, con l’intenzione di proteggere gli habitat ricchi di diversità biologica.

Purtroppo però, secondo un nuovo studio, anche questi sforzi non possono essere sufficienti a salvare alcune delle specie più in pericolo di estinzione. Considerando il tasso di crescita economica dell’India, i ricercatori hanno concluso che le attuali aree protette dovranno essere ampliate e rinnovate costantemente, se vogliamo che le più grandi specie di mammiferi vengano conservate.