Pesca: area quasi morta, rinata grazie alla riserva naturale

di Marco Mancini Commenta

Abbiamo già visto in passato come gli sforzi per la conservazione delle specie in via d’estinzione avessero funzionato per i grandi mammiferi. Ma poche prove erano a nostra disposizione per affermare che lo stesso si poteva dire anche per i pesci. Almeno fino a ieri, quando dalla California è arrivata una notizia eccezionale: un’area che stava per essere definita “morta” in quanto gli stock ittici erano quasi del tutto scomparsi, si è ripopolata grazie ad una riserva marina. E non un ripopolamento di pochi esemplari, ma del 460% superiore a com’era nel 1999, quando è stata istituita la zona protetta.

L’area è quella di Cabo Pulmo, 71 chilometri quadrati di acqua inquinata e pesca non sostenibile che avevano letteralmente svuotato questo pezzo di oceano come si svuota una piscina dalle foglie morte. Non era rimasto quasi nulla, tanto che Exequiel Ezcurra, dell’università della California e coautore della ricerca, si era definito scettico nella possibilità di recuperar qualcosa

ma andammo avanti soltanto perché le comunità della zona chiedevano a gran voce di istituire il parco. Nel vedere oggi gli stessi posti che visitai allora non credo ai miei occhi, il cambiamento è sorprendente ed è tutto merito della determinazione della gente che vive sulle coste, che ha deciso di farsi carico della salute del posto in cui vive e di prendere in mano il suo futuro.

Ed in effetti una mano enorme, più che le autorità, l’hanno data i cittadini che hanno protetto l’area ed hanno istituito una sorta di attrazione per eco-turisti. Un’attività sostenibile che per loro era più remunerativa della pesca, e per l’ambiente era come manna dal cielo perché non consentiva l’ingresso di mezzi inquinanti, ma solo di piccole attività di sub improvvisati ad impatto praticamente zero.

A ripopolare la zona ci hanno pensato, paradossalmente, i grandi predatori che erano quasi scomparsi, ma che ora sono di nuovo presenti nell’area. Con loro si è riattivata quella catena alimentare che è il meccanismo naturale più preciso al mondo, che nessun essere umano può imitare.

Nel 1999 c’erano soltanto piccoli pesci di media taglia, ma adesso è pieno di specie diverse, compresi i grandi predatori e la barriera corallina è rinata.

Ed il bello è che questo esperimento può essere ripetuto in vaste aree del mondo, in quanto non comporta grandi costi (anzi, quasi nessuno), ma porta a grandi benefici.

Purtroppo nel mondo sono pochissimi i legislatori e i politici consapevoli che in soli dieci anni di tutela si possono ottenere risultati tanto straordinari, e meno ancora sono consapevoli che questi risultati si traducono in benessere economico per le comunità

ha concluso amaramente Ezcurra, nella speranza che qualcuno impari da questo esempio.

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